- Advertisement -
Milano, dobbiamo parlare: c’è chi pensa di restare al Sud

Milano, dobbiamo parlare: c’è chi pensa di restare al Sud

"È il momento di tornare al lavoro", ha detto il sindaco Beppe Sala. Ma il lavoro non è solo Milano: restare al Sud è un'alternativa sempre più praticabile.

Si è parlato di accelerazione digitale, eppure sarebbe più corretto dire che la parola “digitale” è solo una conseguenza di un unico grande processo, inevitabile, chiamato accelerazione. Molte aziende hanno dovuto imparare dall’oggi al domani che cosa vuol dire davvero disruptive innovation, e ripensare la relazione tra organizzazione, persone, processi e tecnologie; altre hanno dovuto reingegnerizzare completamente il proprio modello di business partendo dall’IT come fattore abilitante, pena la sopravvivenza. Abbiamo accelerato restando fermi, chiusi in casa per la precisione, mentre alcune campagne di comunicazione poco illuminate ci invitavano a ripartire, a non fermarci.

Con il senno di poi si trattava dello storytelling (stavolta sì, usato con l’accezione negativa) più antico e difficile del mondo: quello del muoversi in maniera forsennata per far sì che tutto resti fermo. Un po’ come il gattopardesco “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, anche se stavolta qualcosa è andato storto. O come la nave del Titanic: tutti dritti verso l’iceberg, ma sempre danzando e cantando, incapaci di immaginare scenari migliori o semplicemente diversi da quelli a cui ci eravamo abituati. Il lavoro come unica ragione di vita, il lavoro come realizzazione, il posto in cui si lavora come luogo dove trascorrere la vita. La tecnologia come surrogato delle relazioni, non come facilitatore delle connessioni. Il lavoro come privilegio, non come bene comune di tutto il Paese e non solo di una parte o, peggio ancora, esclusiva di un’unica città.

Milano e il circolo vizioso del lavoro

E a ben guardare anche tre mesi di accelerazione possono essere cancellati da un pregiudizio. Che sia stata detta in buona o in cattiva fede, la frase del sindaco di Milano Beppe Sala (“Bello l’esperimento dello smart working, ma adesso è ora di tornare a lavorare”) nasconde molti significati e una traduzione: “È ora di rifare le valigie, lasciare di nuovo il Sud e ritornare qui a far girare l’economia”. Sì, quella dei bar, dei ristoranti, dei mezzi di trasporto, fino ad arrivare agli affitti, agli asili privati, e via via a tutto il resto.

Anziché pensare a nuove soluzioni, più sostenibili a livello di mobilità, di economia e in termini di qualità della vita, si sta pensando a ripristinare il prima possibile il solito circolo vizioso: mi trasferisco a lavorare a Milano, affitto o compro casa a prezzi altissimi, esco la mattina presto, faccio colazione al bar, pausa pranzo di un’ora con un petto di pollo sintetico e una foglia di insala…