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Milano: fuga dalla città

Milano: fuga dalla città

Perdita vertiginosa dei residenti e crollo delle vendite degli immobili dimostrano con i dati che il cambiamento è reale. Milano non tornerà facilmente quella di prima.

La Milano da bere, la Milano che non si ferma, i detti popolari come quello che recita: chi volta el cùu a Milan, il volta al pan (“chi volta le spalle a Milano, volta le spalle al lavoro”) hanno sempre fatto pensare a un Paese diviso in due: da una parte Milano capitale economica e morale, e dall’altra quelli che non stanno a Milano.

L’Expo del 2015 aveva già portato le ambizioni della città meneghina a livelli di guardia, ma oggi, con il COVID-19 e l’annus horribilis appena trascorso, anche Milano si lecca le ferite e cerca di capire il da farsi. È un po’ una sorta di piramide rovesciata: se Milano era diventata polo attrattivo per lavorare e per vivere, ora il paradigma si è completamente ribaltato, e immaginare un futuro diverso è la via obbligata per ridefinire un modello che forse era risultato vincente fino a quando le cose giravano per il verso giusto.

Il vento è cambiato, e il meccanismo che sembrava perfetto e inarrestabile si è dovuto fermare, come quel pugile suonato, costretto all’angolo, che non sa bene come fare per uscire dalle corde e ricominciare a contrattaccare.

Milano, è esodo: nel 2020 vendute meno case (ma i prezzi continuano a salire)

C’è da dire che era stato fatto molto marketing: l’immagine che si voleva dare era quella che, se non eri a Milano, praticamente rischiavi di non esistere. Così la corsa all’oro ha avuto inizio, con una frenesia che sapeva molto di assalto alla diligenza. Una diligenza che però, non era poi così ricca come la si voleva descrivere, e alla resa dei conti Milano ha cominciato a dover convivere con la sindrom…