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Philip Morris investe su Taranto. Per una volta il fumo non è dell’ex Ilva

Philip Morris investe su Taranto. Per una volta il fumo non è dell’ex Ilva

Taranto, l'investimento nel digitale di Philip Morris può segnare l'avvio della riqualificazione cittadina. I dettagli nel primo dei due articoli che dedichiamo al progetto della multinazionale in Italia.

Gianni di Bari

26 Novembre 2020

L’evoluzione del call center si chiama Digital Information Service Center. Il nuovo modello di assistenza ai clienti lo sta sperimentando a Taranto la Philip Morris Italia, rafforzando il ruolo della città jonica nel settore della digitalizzazione dei servizi e rendendo più concreta una prospettiva di sviluppo e lavoro allineata ai programmi di rigenerazione economica e sociale del contesto urbano.

Philip Morris apre il portafoglio: cento milioni e quattrocento assunzioni a Taranto

Il centro, già attivo, è localizzato nel quartiere Paolo VI, area periferica e urbanisticamente degradata della città. È parte di una nuova strategia di mercato: convincere almeno quaranta milioni di fumatori adulti, nel mondo, a passare dalle sigarette tradizionali a quelle senza combustione, l’IQOS.

Nello specifico bisognerà garantire assistenza al milione di clienti italiani già esistenti nell’uso della macchinetta che consente di fumare senza bruciare. Esattamente il compito che dovranno svolgere i quattrocento formati e assunti, entro il 2021, dalla Philip Morris per lavorare nella struttura tarantina. L’inserimento di tecnici dell’informatica e dell’elettronica garantirà servizi sempre più personalizzati e adeguati alla multifunzionalità di smartphone, tablet e pc.

L’investimento complessivo programmato arriverà a cento milioni di euro, necessari per costruire il punto di assistenza nazionale della Philip Morris.

La strategia di Philip Morris che rilancia l’agricoltura italiana del tabacco: le sigarette senza fumo

Cambia il mercato mondiale del fumo e cambia l’approccio dei produttori: servono prodotti alternativi alle sigarette e meno dannosi per la salute. Un processo di trasformazione che ha come base operativa proprio l’Italia.

A Crespellano, in provincia di Bologna, ha sede la Philip Morris Manifacturing & Technology Bologna S.p.A., cioè gli impianti che producono le sigarette senza fumo, che si aspirano con bruciatori portatili e ricaricabili.

Grazie all’investimento di un miliardo di euro e al lavoro di oltre 1.600 unità, l’azienda ha costruito e sviluppato un segmento di mercato intermedio tra la sigaretta tradizionale e quella elettronica, con ricadute positive anche sull’economia agricola made in Italy. La Philip Morris Italia, nel paper aziendale, stima che “l’indotto generato dagli impianti coinvolge all’incirca 8.000 aziende di fornitura”, un migliaio delle quali sono “piccole e medie imprese agricole attive nella produzione di tabacco”.

La scelta dell’Italia, allora, diventa più comprensibile e logica: siamo i primi produttori europei di tabacco greggio, con una media di 50.000 tonnellate all’anno e il 27% della quantità raccolta nei campi d’Europa (fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali). C’è stato un tempo in cui proprio il sud della Puglia era uno dei bacini produttivi più floridi; poi la modifica degli aiuti comunitari al settore, applicata dal 2010, ha accelerato il processo di concentrazione delle coltivazioni in Campania, Umbria, Veneto e Toscana.

Da qui al 2023, la Philip Morris conta di assorbire il 50% della produzione tabacchicola italiana, e per ottenere questo obiettivo ha varato un “programma d’investimenti di circa un miliardo di euro sull’intera filiera agricola complementare alla produzione di sigarette”, che già oggi “genera occupazione per 22.500 persone”. Una coltura tradizionale a rischio, a causa delle mutate abitudini dei consumatori, avrebbe un’opportunità di rilancio e di ulteriore rafforzamento nel mercato europeo.

Le assunzioni nel DISC: che professionisti cerca Philip Morris?

A tecnici e operatori del Digital Information Service Center (DISC) è affidato il compito di promuovere la comprensione del prodotto e risolvere i problemi connessi all’utilizzo del bruciatore. Ragion per cui si va dal tradizionale contatto telefonico all’assistenza personalizzata, anche in video: sia in real time che con la realizzazione di mini tutorial basati sulle domande e le segnalazioni più frequenti. 

La selezione e la qualificazione del personale sono quindi strategiche per l’azienda, che stando ai programmi annunciati promuoverà formazione specializzata e assorbirà competenze con ridotte opportunità di lavoro in Puglia e al Sud: l’obiettivo è assumere quattrocento persone entro la fine del 2021, affidando loro la buona riuscita di un investimento di cento milioni nel quinquennio 2020-2025.

La scelta è avvalorata dall’esplosione della pandemia da COVID-19, che ha ridotto in modo drastico i contatti rivenditore-cliente è ha fortemente incrementato la richiesta di servizi da remoto.

Taranto, è l’alba di un nuovo distretto digitale?

La scelta della Philip Morris Italia di localizzare a Taranto il DISC non è casuale, e risponde alle opportunità offerte dall’integrazione di questa struttura con le altre già operanti nella città jonica. È qui che si trova la sede italiana della Teleperformance, una tra le più importanti multinazionali del settore, e sempre qui sono allocate le strutture di customer service di Linkem, noto gestore di servizi di telefonia e connessione alla rete.

Le aziende di questo segmento del terziario avanzato impiegano circa tremila persone e “si possono profilare come parte di un vero e proprio polo digitale”, afferma Andrea Lumino, segretario generale del Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione della Cgil di Taranto. “Tanto è vero che abbiamo richiesto al governo di prevedere una specifica linea di finanziamento all’interno del Contratto Istituzionale di Sviluppo previsto per il nostro territorio”, il cui valore complessivo ammonta a 1.008 milioni di euro tra interventi conclusi, programmati e in fase di riprogrammazione.

Richiesta coerente con il principale obiettivo strategico del Recovery Fund: la digitalizzazione dei servizi, delle infrastrutture delle aziende. Tant’è che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti, Mario Turco, al termine di una recente visita al DISC ha affermato: “Si tratta di una nuova prospettiva di sviluppo che rafforzerà l’offerta produttiva di Taranto in materia di servizi digitali, e che potrebbe candidare la città alla costruzione di un distretto tecnologico del digitale”.

Taranto riqualificata dal lavoro, nell’urbanistica e nel sociale

Ulteriore risvolto positivo dell’investimento è sostenere la riqualificazione del quartiere Paolo VI. L’area è una delle più degradate sotto il profilo urbanistico, ed è il contesto in cui disagio sociale e povertà vecchie e nuove s’intrecciano alla micro e macro criminalità.

Va da sé che la digitalizzazione dei servizi produttivi promuoverà l’infrastrutturazione materiale e virtuale anche dell’area abitata, che il mercato immobiliare sarà influenzato positivamente, che gli spazi urbani pubblici dovranno essere riqualificati e rigenerati. Senza impattare eccessivamente sull’ambiente urbano, e guadagnando così il favore di una comunità segnata profondamente dal conflitto tra lavoro e salute.

Un’opportunità che il sindaco tarantino Rinaldo Melucci ha ben presente. “Taranto sta diventando rapidamente un luogo attrattivo e un ecosistema favorevole per grandi investimenti e operatori di primo livello, specie nei settori dell’innovazione e riferibili alla diversificazione produttiva, che tanto ricerchiamo e che è alla base del nostro piano di transizione ecologica, economica ed energetica”. Il primo cittadino l’ha dichiarato in seguito all’incontro con l’amministratore delegato e presidente di Philip Morris Italia Marco Hannappel. “Centinaia di giovani tarantini avranno presto l’opportunità di formarsi e lavorare in ambienti moderni a condizioni soddisfacenti, il tutto qui nella loro città, senza dover tentare l’avventura altrove”.

Vista da Taranto, la pandemia da COVID-19 e la conseguente necessità di ricorrere sempre più allo smart working e alla digitalizzazione di servizi e forniture hanno incrementato le opportunità per la città e per la Puglia. Il tutto in un contesto economico e culturale, chiosa Andrea Lumino, “estremamente importante, che non deve sfuggirci”. E Taranto si merita di cogliere questa occasione.

Photo credits: www.quotidianopuglia.it