Piscine fuoriterra, è boom. Bentornati anni Ottanta

Chiamatelo effetto COVID: negli ultimi mesi c'è stata un'impennata nelle vendite di piscine da giardino. Ecco qualche curiosità su questa bolla di consumo.

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Non è una novità che il COVID-19 ci abbia fatto riflettere sui consumi, sulle priorità e sul come viviamo la casa. Tra gli effetti più curiosi che aprono una riflessione sui consumi di certo spicca “l’effetto piscina”. Chi l’avrebbe mai detto. Chi avrebbe mai potuto sospettare che da aprile di quest’anno avremmo visto balconi, terrazze, giardini, puntellarsi di vasche e vaschette? Siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno di consumo: l’impennata di acquisti di piscine fuoriterra.

La grande distribuzione organizzata lamenta addirittura di non avere sufficiente approvvigionamento (Bricocenter da Mantova a Fano non ha più giacenza di magazzino sulla maggior parte dei modelli). Così specialisti di tutta Italia, aziende e venditori si sono ritrovati di colpo negli anni Ottanta, quando l’oggetto più desiderato, che rappresentava di fatto il boom economico, era proprio la piscina.

 

Piscine fuoriterra, impennata di ricerche e costi convenienti. Ma occhio agli accessori

Ma mentre negli anni Ottanta realizzare la piscina significava impelagarsi in procedure e spese da far accapponare la pelle, oggi le “fuoriterra” hanno rimosso qualsiasi ostacolo, e proprio per la loro facilità di installazione sono l’oggetto più ricercato per queste strane vacanze a regime ridotto.

Le piscine sono il nuovo lievito”: così scrive Matteo Sbarbada sulla Gazzetta di Mantova. Se diamo un’occhiata a Google Trend sulle parole chiave “piscina fuoriterra” e “piscina da giardino” (dal 2019 ad oggi), è evidente che siamo di fronte a un oggetto di desiderio la cui ricerca su Google è direttamente correlata agli acquisti.

 

Eh sì, perché l’altra novità è che c’è sempre un gap tra ciò che cerchiamo online e ciò che realmente acquistiamo, ma nel caso delle piscine questo gap non esiste. Il Centro Italia ha la concentrazione più significativa di impennate sull’espressione “piscine da giardino” (tra quelli ci sono pure io).

 

Amazon riporta le piscine fuoriterra tra i suoi best seller degli ultimi due mesi (un dato che Amazon aggiorna ogni ora), e volendo calcolare spannometricamente le vendite, contando solo il numero di commenti su acquisti verificati (ricordiamoci che in verità la maggior parte della gente che ha acquistato non ha lasciato una recensione), ci sono numeri da capogiro che indicano circa 15.000 piscine vendute negli ultimi due mesi (e non includiamo manomano.it, eBay.it, alibaba.com, leroymerlin.it, etc.).

La rete pullula di scambi, commenti, forum sulla manutenzione, sul montaggio, sulla scelta della piscina.

Sì, perché il business delle piscine fuoriterra non è fatto solo dall’oggetto principale (la vasca), ma da tutti gli accessori e prodotti che sono necessari alla corretta manutenzione: spazzole, dicloro, tricloro, test, ph- e ph+, antialghe, flocculante, retini, skimmer, scalette, depuratori, filtri, sabbia e quant’altro.

Proprio qui l’inghippo: perché se è vero che una piscina interrata ha dei costi molto elevati e in nessun modo paragonabili a una fuoriterra, non è altrettanto scontato che la piscina fuoriterra sia più economica di una vacanza. Le aziende che producono questo tipo di prodotto hanno formulato molto bene le loro offerte: la vasca, a cui l’utente è portato a dare più valore, costa quasi sempre poco, o comunque dà l’impressione di avere un prezzo conveniente, ma se includiamo gli accessori vediamo il prezzo lievitare, letteralmente.

Per una piscina di circa 5 metri di diametro e 130 cm di altezza, se siete bravi, pagherete la vasca circa 300 euro. Ma per una vasca di quelle dimensioni ci vogliono circa 20.000 litri di acqua, più un bel depuratore con una certa forza di aspirazione, più pasticche e prodotti a go go. La spesa media tra manutenzione, acquisto e acqua si aggira perciò intorno ai 2-3.000 euro (se si vuole qualcosa di solido, seppur smontabile), senza contare la preparazione del terreno “perfettamente in piano” su cui poggiare il vostro gioiello.

 

Le piscine nella bolla (di consumo)

Siamo dunque di fronte a una vera e propria bolla di consumo. E nelle bolle, i venditori di piscine fuoriterra e non, che fanno questo lavoro da una vita, hanno dovuto far fronte a un problema non secondario:

come differenziarmi dalla competizione con la grande distribuzione, la vendita online e il fai da te?

Ho trovato in rete un caso toscano interessantissimo, un ottimo esempio di riposizionamento in un mercato veramente complesso:

SEMPLICEMENTE PISCINE

 

L’azienda in questione è riuscita a comunicare i suoi plus in modo chiarissimo: montiamo piscine fuoriterra, integrandole con lo spazio esterno in modo elegante, lo facciamo in 7 giorni e garantiamo come una piscina interrata. Voilà. La campagna di comunicazione, interamente strutturata per essere fruita su Facebook, ha ottenuto numeri da capogiro e contribuito a una crescita di volume di affari notevole, al punto che per avere la piscina entro agosto occorre prenotarsi oggi. Insomma, hanno la fila.

Che cosa sono stati in grado di comunicare di diverso rispetto al mare magnum di comunicazioni basate su prezzo e promozioni?

  1. Il valore di un esperto che solleva dal carico di gestione del progetto.
  2. Il tempo di realizzazione.
  3. Il valore di un oggetto che non è usa e getta, ma rimane un’opera stabile.

In altre parole il contrario del fai da te, dove imparare anche solo la gestione dell’acqua richiede una laurea in chimica.

 

Lo spot, consistente e intelligente, rispecchia quindi la promessa di valore tutta racchiusa in quel “semplicemente”. Morale della favola: ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutti i tempi; ma prima di decidere fatevi un giro in rete, c’è chi finisce così.

 

E poi c’è chi la prende con filosofia e creatività.

Eroina Marvel plana sui temi della comunicazione con acrobazie tra concept making e formazione professionale. Con una specializzazione ibrida tra ricerca e applicazione degli studi al mondo brand e delle imprese, Erika D'Amico è team leader di Gazduna, per cui sviluppa modelli di ricerca applicata alla profilazione e alle strategie di branding, ne cura l'accounting e lo sviluppo di business. Laureata all'Università Carlo Bo di Urbino in Sociologia e Comunicazione per cui ha insegnato e fatto ricerca nel campo del branding. [ Guarda tutti gli articoli ]

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