Prosperare nell’incertezza

Antartide: metafora del mondo contemporaneo per risvegliare la nostra vitalità perduta. Altro che mito del talento.

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Prosperare nell’incertezza è un’arte.

Mi sembra che (da un tempo che non so quantificare) sia in corso una narrazione -un po’ noiosa e molto fuorviante- sull’innovazione e sul talento. Ciò suscita in me un effetto misto, tra il cacofonico e il divertito: che cosa è questo talento di cui si parla tanto? E come lo si valuta?

Coltivare il mito del talento?

Ho capito che si poteva cominciare a praticare il gioco del talento già a scuola.

La formula per partecipare era semplice, la stessa per costruire certe nuove identità digitali: prima studiavi il tuo pubblico (il professore di turno) per scoprire che cosa avesse in mente, poi amalgamavi a fuoco lento una manciata di ingredienti (un briciolo di studio, un pizzico di furbizia e qualche goccia di fortuna). Così, in pochi mesi, il tuo avatar era pronto. Nella distrazione generale, poco importava che Tu fossi realmente in grado di porti domande interessanti o di produrre ragionamenti originali, che tu argomentassi di logica matematica o della formazione delle stelle: l’unica regola era che il tuo avatar (allievo modello) riproducesse più o meno fedelmente la storia che l’interlocutore si aspettava di sentire. Così, una volta che ti eri fatto un nome, intorno a te si sviluppava una specie di “aura” che ti traghettava (con pochissimo sforzo) verso risultati sicuri. Certo, l’effetto indesiderato era che indossando quella nuova identità Tu diventavi sempre più invisibile, però, contemporaneamente, il Tuo Talento si rendeva sempre più evidente al pubblico e questo travestimento garantiva una navigazione facile nelle acque del viver quotidiano.

E’ chiaro: una volta compreso il meccanismo, anche io l’ho usato. Ma non è forse del tutto sano che un ragazzo costretto a star seduto troppo a lungo sviluppi strategie per resistere alla noia? E che dire di un addestramento che – parafrasando Gaber- sembrava avere l’unico scopo di condizionarti a ragionare per sentito dire?  

Il gioco della carriera

Entrando in azienda le cose non mi son sembrate poi tanto diverse. Indubbiamente, il gioco era salito di livello: tempi lunghi e regole complesse. Ma le dinamiche duravano:

  • ruoli da indossare,
  • linguaggi specifici da imparare,
  • un certo numero di interlocutori (seguaci di pregiudizi più o meno facili da scoprire)
  • una serie di posizioni da conquistare.

Fare carriera nel gioco del lavoro non sembrava poi tanto difficile, il vero problema era ancora lo stare seduta a lungo e il resistere alla noia.

Fortuna che poi è entrato l’amore nella mia vita, e ha scombinato tutto!

L’arte dell’incontro e dell’imprevisto

La prima volta che ho messo piede in Antartide è stato un colpo di fulmine. Vivere in Antartide significa essere in contatto con la vastità degli spazi, con la natura allo stato puro e con una comunità completamente isolata. La base Concordia, per esempio, è a 1200 km dalla costa e 4000 m di altitudine; sfida temperature che variano tra i meno 50° C (d’estate) e gli 80° sottozero (in inverno).

Qui un modo per “navigare facile” non c’è. Un ambiente estremo non ha consuetudini che si ripetono, e l’unica regola è l’imprevisto. L’Antartide richiama tutta la tua energia sul presente e il tuo talento (vero o presunto) è messo alla prova continuamente. Essere a capo di una missione è un apprendistato permanente: richiede conoscenza, esperienza, abilità e competenze così come una gran dose di agilità e creatività di fronte alle sfide. Un ambiente estremo ti porta a sviluppare la capacità di giocare d’anticipo facendo mille piani e a imparare a innovare ogni volta che la situazione lo richiede. Devi saper creare la collaborazione nei membri del tuo team, mentre fai competere le loro idee; saper ascoltare a lungo e decidere in fretta; avere una visione di sintesi e l’attenzione ai dettagli; usare la tua razionalità mentre ascolti il tuo istinto. Insomma, sei coinvolto corpo e mente, e le maschere cadono:tu devi imparare a essere vivo.

Incertezza, un’occasione da non perdere.  Il mondo contemporaneo è sempre più incerto e imprevedibile, e con le nuove sfide è sempre più simile all’Antartide. Questo forse ci spaventa, ma ci offre anche un’opportunità: recuperare la nostra vitalità perduta. In fondo, prosperare nell’incertezza è un’arte e, come tale, si può imparare.

Basta gettare via i travestimenti e scegliere un apprendistato che ci risvegli all’uso consapevole della nostra energia.

Dopo la laurea in ingegneria nel 2001, inizia l’attività professionale. È stata la prima italiana a capo di una missione in Antartide, e successivamente ha rappresentato anche Francia e Belgio nelle missioni internazionali. Ha condotto ricerca in Teoria dell’Organizzazione al Politecnico di Milano. Ha lavorato in Gran Bretagna nel broadcasting digitale e in Italia come consulente sulle strategie di sostenibilità. Ha fondato Complexity Aware, che propone un approccio (messo appunto con il filosofo della scienza Gianluca Bocchi) per aiutare le aziende a sviluppare l’Antarctic Mindset: la capacità di prosperare nell'incertezza. Nel 2014 è stata insignita dell’Ambrogino d’oro e nel 2018 è stata inserita da Startup Italia tra le 150 donne che “contribuiscono in modo significativo all’innovazione del nostro paese” [ Guarda tutti gli articoli ]

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