No Other Choice: per il lavoro non c’è altra scelta

La disperazione porta un uomo disoccupato a una soluzione estrema per riconquistare il posto che merita in una società ultracompetitiva. Il nuovo film del maestro coreano Park Chan-wook, da Venezia agli Oscar

01.01.2026
Un fotogramma del film No other choice, con l'attore protagonista che rompe un vaso

I festival cinematografici hanno la capacità di riflettere non solo lo stato della settima arte, ma anche le temperature emotive, sociali e politiche di una parte del mondo. Stupisce allora positivamente che l’ottantaduesima Mostra del Cinema di Venezia abbia inserito nel concorso principale ben due film che trattano in profondità il tema del lavoro, dell’importanza che questo rappresenta nella vita delle persone e quali ripercussioni può creare la sua perdita o le sue cattive condizioni.

C’è À pied d’œuvre (titolo internazionale At Work) della regista francese Valérie Donzelli, che al Lido ha vinto il premio per la Migliore sceneggiatura. E soprattutto c’è No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook, che promette di essere uno dei titoli di punta della stagione americana dei premi, con tre nomination ai Golden Globe (Miglior musical e commedia, miglior attore e miglior film non in lingua inglese) e due ai Critics’ Choice Movie Award (Miglior film in lingua straniera, Migliore sceneggiatura non originale). È, inoltre, il titolo selezionato dalla Corea per la corsa agli Oscar, ed è già rientrato nella selezione dei dodici film che si contendono la candidatura alla statuetta di Miglior film internazionale (le nomination si terranno il 22 gennaio).

Come affrontare la perdita del lavoro

In No Other Choice – Non c’è altra scelta, Park Chan-wook, il pluripremiato regista coreano di Old Boy e Decision to Leave, adatta liberamente il romanzo del 1997 The Ax di Donald E. Westlake, da cui nel 2005 Costa-Gavras aveva già tratto Cacciatore di teste (Le Couperet). Un progetto su cui il regista della “trilogia della vendetta” lavorava da quasi vent’anni. Man-su (Lee Byung Hun, tra i volti della serie evento Squid Game), specialista nella produzione di carta di qualità con 25 anni di esperienza alle spalle, vive nella bella casa che era stata della sua famiglia, che cura con dedizione; ha una moglie, Miri (Son Yejin), due figli – un ragazzo adolescente, figlio della precedente relazione della donna, e una bambina – e due splendidi cani.

Pensa di avere tutto nella vita, quando l’azienda per cui lavora viene acquisita da una multinazionale americana che opera un drastico taglio del personale. Sconvolto dall’accaduto, Man-su spera di poter velocemente trovare un nuovo impiego, ma le sue speranze vengono presto disilluse. L’unica azienda del settore cartario in buona salute è la Moon Paper, con il responsabile di linea Sun-chul (Park Hee Soon) molto noto e attivo sui social media. Man-su prova a portare il curriculum in azienda, ma viene liquidato in malo molo. Il protagonista, che vive con umiliazione il fatto di non provvedere alla sua famiglia – la moglie ha iniziato a lavorare da un dentista che ha mire su di lei – architetta un piano complesso con cui entra in “guerra”, come la definisce lui stesso, per vincere la concorrenza e riuscire a ottenere il lavoro perfetto per lui, recuperando così lo status perduto di capofamiglia di successo.

Inoltre, Man-su non intende rinunciare a fare il lavoro che ha sempre amato e che ritiene connotare la sua identità. Non c’è altra scelta è la motivazione data dalle risorse umane al suo licenziamento ed è quello che il protagonista si ripete nell’attuazione del suo “progetto”.

La disumanizzazione del lavoro dagli USA alla Corea del Sud

Il film di Park Chan-wook è una black comedy affilata come un rasoio, che declina la violenza mischiando toni e generi, dal dramma sociale al grottesco e allo humor nero.

Racconta, a un primo livello, la metamorfosi prodotta dal licenziamento sull’individuo e sugli equilibri famigliari. Lo fa attraverso la prospettiva di Man-su, di cui sarà approfondita la relazione con moglie e figli, ma anche attraverso le storie dei suoi potenziali rivali: Bummo (Lee Sung Min), veterano dell’industria cartaria caduto nell’alcolismo dopo la perdita del lavoro e in crisi con la moglie Ara (Yeom Hye Ran); Sijo (Cha Seung Won), altro professionista qualificato costretto a fare il commesso in un negozio di scarpe per sbarcare il lunario. Tutte le relazioni tra i personaggi, ognuno con i propri conflitti interiori, si sviluppano in direzioni inaspettate, rafforzando un quadro di precarietà emotiva ed economica nel contesto di una Corea del Sud ipercompetitiva e individualista, sempre più disumanizzata nel mondo del lavoro, come dimostra un finale tecnologico ben poco rassicurante. “Volevo realizzare un film che incoraggiasse gli spettatori a porsi delle domande. Qual è considerato il livello di vita più basso per la classe media coreana contemporanea? Quale tenore di vita bisogna mantenere per poter considerare dignitosa la propria vita? Quindi, cosa desidera esattamente proteggere quest’uomo?”, riflette Park Chan-wook nel pressbook del film.

Girato in maniera brillante e virtuosistica, No Other Choice è un film feroce sul lavoro, ma soprattutto sulle ambiguità morali, sulle distorsioni del capitalismo e sulle fragilità dell’uomo – se non proprio del maschio – dilaniato tra umanità e consumismo, ribellione e conformismo. Uno specchio dei nostri tempi, ma anche un film che unisce tensione, riflessione e divertimento. In uscita il 1 gennaio, distribuito da Lucky Red, non perdetelo.

 

 

 

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