“Il denaro non dorme mai, e neanche noi”: a Milano il primo sciopero della Borsa

Uno sciopero dei lavoratori di piazza Affari non era mai successo in più di due secoli: al centro delle proteste i mancati aumenti contrattuali, il rischio di trasferimento a Parigi e gli orari di lavoro impossibili, a notte fonda o nel fine settimana. Abbiamo raccolto le voci degli insoliti manifestanti

02.07.2024
Lavoratori della Borsa in sciopero a piazza Affari

Il denaro non dorme mai. E nemmeno chi lo maneggia per lavoro, a giudicare da quanto raccontano i dipendenti di Euronext, società che gestisce la Borsa di Milano, che per la prima volta sono scesi in sciopero: non era mai successo dal 1808, data della sua fondazione, quando a Milano gli Asburgo decisero di aprire il mercato delle contrattazioni in quello che all’epoca era un dominio dell’Austria.

Se gli uomini d’affari milanesi non si ribellarono agli austriaci (quando pure l’ambiente era caldo), l’hanno fatto i loro discendenti verso i francesi di Euronext, colpevoli di chiedere troppi straordinari, di non applicare l’adeguamento di salario previsto dal contratto bancari (rinnovato da poco), ma soprattutto di pensare a un trasferimento di funzioni a Parigi. È stato così che in uno dei primi giovedì di sole milanese, in piazza Affari, proprio sotto il dito medio di Cattelan, hanno srotolato le bandiere dei sindacati – CGIL e FABI – e hanno rivendicato i loro diritti, con qualche broker che si avvicinava per capirne di più e qualche turista in calzoncini che osservava protestare i completi eleganti e i tailleur.

I lavoratori della Borsa in sciopero di fronte a palazzo Mezzanotte, a Milano
I lavoratori della Borsa in sciopero di fronte a palazzo Mezzanotte, a Milano

 

 

Lo sciopero dei lavoratori della Borsa: dagli aumenti contrattuali al rischio trasferimento

Alla guida dell’insolita protesta c’era Felice Coco, segretario organizzativo della FABI Lombardia, che spiega: “Stiamo contestando questa tendenza a spostare le lavorazioni all’estero, che stanno provocando una mancanza di garanzie occupazionali. Euronext in Francia ha una società che è una fotocopia di quella che ha sede a Milano, e si chiama Cassa Compensazione e Garanzia. Temiamo possano voler accentrare a Parigi molte funzioni, con gli stessi costi. Questo non è un problema che tocca soltanto i lavoratori, perché a Milano in Borsa abbiamo il mercato dei titoli di Stato”.

Per intendersi, il ministero dell’Economia e delle Finanze di fatto è il primo cliente italiano di Euronext, e il timore è che il debito dello Stato possa essere gestito a tutti gli effetti in Francia. Ma ci sono anche motivazioni economiche dietro la protesta dei lavoratori della Borsa.

Non sempre è stato applicato l’aumento contrattuale di 435 euro, che era previsto dal contratto nazionale, rinnovato da poco. La motivazione addotta è stata che molti lavoratori percepiscono molto di più di quanto prevede il contratto nazionale dei bancari, perché hanno mansioni e ruoli speciali. Ma questo non significa nulla, dal momento che comunque non funziona come compensazione”.

Per alcuni, però, le cose non sono affatto rose e fiori. A SenzaFiltro alcuni dipendenti più giovani spiegano come in molti casi, agli 800 dipendenti italiani di Euronext, vengano applicati i minimi contrattuali, e i premi vadano dagli 800 euro ai 1.100 (però in welfare aziendale).

Straordinari, ma non i profitti: quando in Borsa si lavora di notte e nel fine settimana

L’altro nodo che sta dietro al malcontento dei lavoratori di palazzo Mezzanotte è quello degli straordinari e delle continue richieste che arrivano dall’azienda.

“Abbiamo un problema nella gestione degli straordinari” dice Giovanni Costantini, uno dei dipendenti in sciopero. “È prevista la reperibilità due settimane su tre, ma spesso siamo costretti al lavoro notturno, perché attendiamo le assemblee delle società. Poi ci sono i rilasci degli aggiornamenti dei software, che avvengono nei fine settimana, e ci troviamo a dover lavorare spesso senza riposi compensativi. E non sono previste delle sostituzioni”.

Insomma: turni duri per stipendi buoni, ma non eccezionali. Tanto che molti decidono di abbandonare dopo poco, come spiega Roberto Biccari.

Abbiamo un turn over elevato, che tocca soprattutto i giovani. Dopo un po’ di anni decidono di andarsene. Abbiamo una percentuale, oscillante tra il 30 e il 40%, che dopo poco abbandona e scelgono un’altra strada. Soprattutto nelle finanziarie, che offrono stipendi migliori. Anche per questo abbiamo deciso di manifestare, e siamo felici di aver avuto un buon riscontro. C’è stata molta solidarietà da parte di tutto il settore bancario, per quello che comunque rappresenta uno sciopero anomalo.”

Il rischio d’immagine per una finanza che parla di benessere dei lavoratori

Confusa nel gruppo dei manifestanti, poi, c’è una ragazza che sembra uscita da poco dall’università. Piccolina, camicetta e tailleur che non nascondono la giovane età: 26 anni.

“Certo non possiamo dire di guadagnare poco. Per molti siamo privilegiati, ma non è così. Abbiamo turni di lavoro spesso pesanti e non guadagniamo molto di più di un bancario normale. Io, fortunatamente, sono in una divisione particolare e ho un ruolo di responsabilità. Nel mio caso quando si tratta di fare straordinari pesanti tendiamo ad aiutarci, però ci sono degli uffici in cui lavorare è molto duro”.

Finora dall’azienda non sono arrivate molte risposte. “So che è aperto un confronto – continua la ragazza – ma in generale non mi sembra ci sia stata finora una grande risposta. Contiamo che questa manifestazione possa aver smosso un po’ le acque, anche perché a livello reputazionale l’azienda ne potrebbe risentire”.

Soprattutto perché in questo momento il mondo della finanza è molto sensibile ai temi della sostenibilità, intesa come trattamento dei lavoratori. Sono sempre di più i report di sostenibilità delle aziende quotate che citano il trattamento dei dipendenti e i benefit come un elemento positivo: “Se proprio la società che gestisce la Borsa – continua la ragazza – non rispetta i diritti dei lavoratori, potrebbe diventare un problema”.

Lo conferma il fatto che gli scioperanti, seppure in modo non esplicito, finora hanno ricevuto solidarietà da diversi operatori del mercato, cioè tutte quelle persone con le quali ogni giorno si confrontano, e che spesso agevolano il loro lavoro.

La risposta di Mimit ed Euronext

Dopo lo sciopero però qualcosa si è mosso.

Innanzitutto al Mimit, che convocato ha un tavolo di confronto tra sindacati e società, anche se i sindacati hanno ribadito la volontà di andare avanti con le proprie rivendicazioni in tema di salario, orario, occupazione, governance e relazioni sindacali. Ma anche Euronext ha replicato con una nota.

“Rispettiamo la decisione dei nostri colleghi – si legge – che hanno scelto di partecipare allo sciopero indetto dai sindacati, e li ringraziamo per la compostezza che hanno dimostrato. Vogliamo rassicurarli che mantenere un dialogo aperto e costruttivo rimane una priorità per noi. Le nostre persone sono una componente fondamentale del successo di Euronext non solo in Italia, ma in tutta Europa. Per questo motivo, intendiamo fare tutto il possibile per migliorare ulteriormente la qualità del confronto e trovare le migliori soluzioni possibili con i rappresentanti sindacali di ciascuna azienda”.

Euronext ha inoltre ricordato che l’organico in Italia “è aumentato di oltre cento unità negli ultimi anni” e che il Paese “è al centro dei principali progetti di crescita di Euronext, come dimostrato dall’investimento nella nostra piattaforma comune Optiq, dal trasferimento del nostro data center a Bergamo, dall’internalizzazione della nostra tecnologia e dall’espansione delle attività di Settlement e Clearing in tutta Europa”.

Da parte della società è stato inoltre comunicato che il giorno dello sciopero non si sono registrate particolari problematiche nella gestione degli scambi. Sarà merito dell’abitudine degli scioperanti più insoliti degli ultimi anni.

 

 

 

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In copertina, gli scioperanti del sindacato FABI. Foto di Andrea Ballone

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