Zona Franca

Un esempio di autismo e occupazione: un ragazzo autistico al lavoro con l'assemblaggio nell'Officina.

Autismo e occupazione: le abilità oltre i pregiudizi

Diamo voce a un'impresa che inserisce lavorativamente persone autistiche di ogni livello cognitivo. L'obiettivo: far emergere le abilità uniche di ognuno.

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Lavoro e autismo, un connubio che scuote. Ed è un bene che lo faccia, soprattutto se a essere messo KO è il guscio di pregiudizi che troppo spesso lo caratterizza. C’è chi ancora crede che il disturbo sia da relegare all’esclusiva bolla dell’assistenzialismo, quando invece può e deve essere tutt’altro. A dimostrarlo ci sono realtà che ogni giorno creano opportunità concrete di riscatto, incastonate purtroppo in un’Italia che arranca sulla tutela dei diritti dei disabili.

Dati alla mano, la situazione è disarmante se ci confrontiamo, ad esempio, con l’ambito dell’inclusione scolastica – prequel di quella lavorativa –, con più di 245.000 studenti disabili (tra cui bambini e ragazzi con autismo) ancora privi di insegnante di sostegno nonostante la scuola sia già iniziata.

 

L’Officina, liaison tra autismo e occupazione

L’inclusione lavorativa oggi rappresenta uno dei più potenti antidoti contro la discriminazione e gli stereotipi. Questa volta abbiamo puntato i riflettori sulla cooperativa sociale L’Officina, nata nel 2015 a Codogno, in provincia di Lodi, e fondata da tre soci provenienti da esperienze diverse, che dopo anni di lavoro nel profit sono approdati al sociale: Paola Pozzo, architetto e illustratrice, Marco Notari, ex imprenditore, e Andrea Valente, psicologo.

Nel 2016 ottengono le prime importanti commesse che permettono all’Officina di sviluppare attività in nuovi ambiti manifatturieri. È Paola Pozzo a farci entrare nelle insenature di questa storia. “L’Officina è nata pensando in particolare a giovani e adulti con autismo”, spiega con entusiasmo. “Volevamo creare qualcosa che avesse la bellezza del mondo cooperativo, ma che non fosse trattata in modo associazionistico”. La cooperativa aggiunge inoltre una sfida importante: quella di far lavorare persone con autismo caratterizzato da ritardo cognitivo. “Spesso si parla di progetti dove i protagonisti sono autistici con alto livello intellettivo. Noi invece non ci siamo dati preclusioni e, credendoci, abbiamo raggiunto traguardi belli e importanti”, evidenzia Paola.

L’Officina nel tempo si è specializzata nell’ambito del confezionamento, a supporto della fase di coda della produzione, e nell’assemblaggio. Altra attività è quella della stampa di gadget e abbigliamento personalizzato. Il metodo dell’Officina è quello di attivare percorsi individualizzati per tutti, disabili e non. Percorsi che non si concentrano sulle mancanze, ma che valorizzano i punti di forza attraverso un lavoro reale, non terapeutico né assistenziale.

 

 

Un esempio di autismo e occupazione: un ragazzo autistico al lavoro con l'assemblaggio nell'Officina.

Flessibilità e sinergia

Difficoltà di interazione e di attenzione, stereotipie e deficit di comunicazione sono ostacoli che fanno parte dei disturbi dello spettro autistico, e che alzano la posta in gioco se si parla di vera inclusione lavorativa. L’Officina è riuscita ad affrontare questi scogli attraverso un approccio che potrebbe fare da bussola per tutti i contesti lavorativi: partire da ciò che è ogni singola persona. Ma come si struttura l’intera dinamica?

“Partiamo sempre da un’osservazione non medicalizzata, ma umana. L’obiettivo è scoprire le attitudini, le capacità, i punti di forza della persona, tenendo conto delle sue esigenze. In questo modo evitiamo fin da subito di metterla in una situazione che le possa creare disagio; ad esempio ci sono autistici che non amano certi tipi di rumore o alcuni aspetti tattili. C’è poi chi è molto bravo a concentrarsi su un particolare, e allora quella che prima sembrava una fissazione diventa un punto di forza”.

All’osservazione segue la fase di messa in pratica del lavoro in piena sinergia. “Noi ci mettiamo a lavorare insieme a loro”, chiarisce Paola. “Questo è fondamentale per evitare di creare pressioni da performance e permettere sviluppare capacità importanti come quelle dell’imitazione e dell’interazione. Facendo insieme si impara meglio, e anche noi abbiamo molto da imparare da loro: la cosa è reciproca”.

 

 

Una voce dall’Officina

M. ha 26 anni e sulle spalle e un disturbo complesso con cui convivere, che comprende sia l’autismo con capacità verbale sia la sindrome di Tourette. Il Servizio di Inserimento Lavorativo da cui era seguito aveva decretato che non fosse idoneo per lavorare; un verdetto che poteva suonare come una sentenza per la vita, e che invece è stato ribaltato totalmente dall’esperienza all’interno della coop. Come ci racconta lui stesso, felice di rilasciare la sua intervista: “Il lavoro mi ha aiutato tanto, è un’alternativa allo stare sul divano a casa, che era la mia morte. Sono stato assunto da un anno e mezzo e lavorare ha risolto molti miei problemi. Lo stipendio mi permette di vivere. Per il futuro spero di continuare a lavorare qui, con i miei capi straordinari, e di impegnarmi a fondo. Spero che il capannone dell’Officina diventi la mia vita, perché qui sto bene”.

Nel caso di M. non è mancata l’implementazione di supporti a immagini, come ad esempio quello della comunicazione aumentativa e alternativa. “M. è fortissimo con i numeri”, racconta Paola con un sorriso. “È formidabile: in pochissimo tempo riesce a fare calcoli complessi o a dire in che giorno della settimana cadrà il tuo compleanno fra dieci anni. A questa elevata capacità si affiancano delle difficoltà di concentrazione e altri deficit, tipici dello spettro autistico. Abbiamo anche G., che ad esempio non riesce a ricordare i passaggi di una determinata mansione, e per questo glieli abbiamo tramutati in immagine in modo da aiutarlo a non perdersi mantenendo la sua autonomia”.

Altro tassello fondamentale è il confronto costante con la famiglia dei lavoratori con autismo, che li conosce meglio di chiunque altro. Alla fase di affiancamento segue l’attivazione del tirocinio remunerato oltre alla possibilità di diventare soci, scelta che viene proposta a qualunque lavoratore. “La parte più bella è quella delle assemblee, vissute come occasione per dire la propria, esprimere dubbi, fare domande; perché se è necessario le cose le rispieghiamo più volte. Anzi, è stato proprio grazie a un nostro lavoratore con autismo che alcuni concetti da lui riproposti sono stati compresi meglio da tutti, anche da chi non ha disturbi”.

Un’inclusione che cresce giorno dopo giorno, con pazienza e senza nessuna pretesa di edulcorazione, come ci conferma Paola: “Con queste esperienze lavorative non miriamo a far diventare la persona qualcosa di altro, o a dimenticare la sua disabilità. Vogliamo invece far emergere le abilità che in qualche modo esistono in ognuno di noi, al di là del disturbo. Perché quando ci sentiamo valorizzati la vita diventa migliore, per chiunque”.

Scrive fin da quando ha acchiappato in mano la sua prima matita e da allora la passione di raccontare e incontrare le storie non è mai sbiadita. Dal 2005 lavora come giornalista e responsabile ufficio stampa occupandosi soprattutto di diritti, ambiente, inclusione lavorativa, sanità e disabilità. Nel curriculum una laurea in Antropologia Filosofica, un master in comunicazione di eventi e tre libri. In testa la costante voglia di partire anche se il viaggio più emozionante glielo fanno fare ogni giorno i suoi bambini. “Io sono una parte di tutto quello che ho incontrato”. La frase di Tennyson rappresenta al meglio il suo modo di vivere la vita, il lavoro e le esperienze. [ Guarda tutti gli articoli ]

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