
Il welfare abitativo aziendale non è una risposta all’emergenza abitativa, è una risposta all’emergenza di manodopera. La differenza non è semantica: determina chi paga, chi decide e chi rimane escluso.

Il welfare abitativo aziendale non è una risposta all’emergenza abitativa, è una risposta all’emergenza di manodopera. La differenza non è semantica: determina chi paga, chi decide e chi rimane escluso.

Intervistiamo la direttrice delle Relazioni Istituzionali Danone Italia e Grecia, autrice con Marialaura Agosta del libro “Il congedo originale”: tutti i motivi per cui le imprese non possono più evitare di investire nel benessere dei loro dipendenti. A partire dalla genitorialità

L’AD di Pieri Group, intervistato da SenzaFiltro, parla di etica d’impresa: “Formazione, welfare e reinvestire nelle persone sono le chiavi del successo di un’azienda. Così oggi fatturiamo il quintuplo di chi, tempo fa, faceva cinque volte i nostri guadagni”

Secondo il rapporto del 25 marzo dell’Istituto nazionale di statistica, la povertà aumenta soprattutto tra le famiglie del Nord e tra i lavoratori dipendenti. Un’analisi di quelle che paiono le avvisaglie di un fenomeno destinato ad acutizzarsi nel corso del 2024

Di professione bambini, o adolescenti, o giovani adulti. E, allo stesso tempo, lavoratori, nonostante non abbiano compiuto la maggiore età. Quella del lavoro minorile è una piaga con pesanti effetti psicologici e sociali, ed è più vicina di quanto si pensi: non esiste solo nel Terzo mondo, ma anche in Italia, dove coinvolge 336.000 minori. […]

Le informazioni che non sono state date oltre gli allarmismi e i titoloni dedicati a una generazione abbandonata a se stessa: parliamo del nostro concetto di terza età, di RSA e della situazione sanitaria che ci gravita attorno.