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Coronavirus, viaggio Bari-Hangzhou. “Il pericolo dei voli annullati dall’Italia e gli scali a rischio contagio”

Coronavirus, viaggio Bari-Hangzhou. “Il pericolo dei voli annullati dall’Italia e gli scali a rischio contagio”

Le misure del governo sembrano stringenti? Il protocollo contro il coronavirus in Cina era ancora più serrato. Lo racconta chi l'ha provato sulla sua pelle.

Dovevo recarmi da Bari a Hangzhou per lavoro. Partenza prevista 14/03/2020. Il mio piano di volo:

  1. Bari-Roma con volo Alitalia AZ 1602 (poi cancellato);
  2. Roma-Francoforte con volo Lufthansa LH 233;
  3. Francoforte-Shanghai con volo Air China CA 936.

E poi? Poi una fantastica macchina organizzativa che, pur stremandomi con una procedura che è durata nove ore, ha protetto dal COVID-19 me e tutti gli altri esseri umani sani. Alla luce della mia esperienza mi sono sembrati chiari obiettivo e strategia:

  • Obiettivo: impedire che i passeggeri, considerati indistintamente potenziali untori, potessero entrare in contatto con cose e persone che non fossero sotto il diretto controllo delle autorità;
  • Strategia: tagliare ogni possibile sorgente di contatto con il mondo esterno, dalla carlinga dell’aereo fino alla stanza dell’hotel, sede della quarantena.

 

Il protocollo cinese contro il coronavirus

Il processo. Durante il volo Francoforte-Shanghai: compilazione di un modulo in autocertificazione di valore legale in cui riportare dati personali, gli eventuali sintomi da COVID-19 e i posti visitati negli ultimi 14 giorni.

Dopo l’atterraggio, tutti i passeggeri hanno indossato guanti e mascherina e sono rimasti seduti ai loro posti in attesa dello staff governativo. Da questo momento e a ogni step che ne è seguito, uno staff con un compito specifico accoglieva il gruppo in arrivo e dava disposizioni su cosa fare supportando tutti.

I passeggeri sono stati fatti scendere a gruppi di circa venti persone, cominciando da quelli provenienti dai Paesi più a rischio (io sono stato tra i primi), e raccolti subito dopo l’uscita dell’aereo. Lo staff ha accompagnato il gruppo all’interno dell’aeroporto seguendo un percorso obbligato. Ad attenderci c’erano altri addetti, che hanno fatto registrare ogni passeggero attraverso un’app (WeChat nel mio caso) presso gli uffici governativi. L’avvenuta registrazione rimandava un codice: nel mio caso uno sfondo verde con la scritta B2.

Questo ci permetteva di passare allo step successivo, un’area dove c’erano una sessantina di postazioni alle quali abbiamo consegnato il modulo scritto in aereo e siamo stati sottoposti a un colloquio di valutazione. Grossomodo si è trattato di ribadire le cose scritte sul modulo specificando bene la ragione del viaggio, la destinazione e la persona locale responsabile aziendale da contattare. A ogni step ci misuravano la febbre. Al termine del colloquio ci hanno rilasciato una certificazione in cinese, con allegato il modulo scritto in aereo e un bollino da apporre sul passaporto. Questo poteva essere verde (che consentiva l’uscita dall’aeroporto), giallo (che indicava l’obbligo di quarantena) e rosso (obbligo di ricovero in ospedale). Io ho avuto il bollino giallo.

A questo punto ognuno di noi era destinato a un’area specifica dell’aeroporto in dipendenza della destinazione finale. Io sono stato aggregato al gruppo che andava a Hangzhou. Raggiunto il numero sufficiente ci hanno portati su un autobus, e da qui inviati in un centro di smistamento logistico fuori dalla città di Hangzhou. Qui siamo stati registrati nuovamente e rifocillati con acqua e qualcosa da mangiare. Dopo la registrazione siamo stati di nuovo interrogati sulle cose riguardanti il COVID-19, la febbre è stata misurata di nuovo, e siamo stati messi in attesa dell’autobus che ci avrebbe portati a destinazione. In questa fase tutte le persone dirette a Hangzhou sono state suddivise per grado di pericolosità.

 

 

Dotazioni di guanti e mascherine durante il tragitto di volo.

 

Io appartenevo al gruppo dei più pericolosi, cioè quelli provenienti da Italia e Giappone. Verso le 23:30 sono arrivato in hotel. Ad attendermi c’era un altro staff, che mi ha registrato e fatto firmare le regole da seguire. Ad oggi ho trascorso il mio primo giorno e mi trovo molto bene. Sono felice di aver subito questa procedura perché sono sicuro di non aver danneggiato nessuno. Da questo punto di vista, la prima parte del viaggio, invece, è stata un disastro. Vediamo perché.

 

Le differenze con l’Italia

Alitalia ha cancellato il volo. Sono stato obbligato a noleggiare un’auto per andare da Bari a Roma. Io sono sano, ma sono entrato in contatto con molte persone (stazioni di servizio incluse), e ho rischiato di contagiarmi. Ovviamente ho usato tutte le precauzioni del caso (perfino evitare di usare il self-service per il carburante, pagando la benzina 0,50 Euro/litro in più. Almeno di questi tempi si potrebbe evitare questo costo extra).

L’Italia ha sospeso il volo diretto Roma-Hangzhou, e così sono stato costretto ad andare a Francoforte. Nell’aeroporto di Roma ho trovato una situazione abbastanza sicura perché c’era poca gente e i bar e i negozi erano chiusi, ma non era esclusa la promiscuità tra sani e infetti. A Francoforte invece avrei potuto infettare o essere infettato da tantissime persone perché non c’erano restrizioni: i bar e i negozi erano aperti e ognuno poteva fare quello che voleva dal punto di vista della tutela personale.

Morale della favola:

  • i voli non si cancellano, perché questo genera ulteriori rischi e riduce il controllo dei passeggeri;
  • la quarantena ha un senso se chi la completa viene a trovarsi il giorno dopo in un ambiente sano, altrimenti è sempre sotto il rischio di contagio e viene vanificata.

In Cina hanno:

  1. confinato il virus attraverso la quarantena a tappeto;
  2. liberato le persone sane per riportarle alla vita quotidiana e curato gli infetti;
  3. impedito che ogni possibile sorgente di contagio (come me) potesse interagire con la popolazione sana.

Aver permesso i viaggi dal Nord al Sud Italia senza sottoporre prima i viaggiatori alla quarantena? In Cina non sarebbe mai successo.

Ho imparato che il principio non può essere bloccare l’Italia, ma consentire la vita normale a chi è sano, far fare la quarantena ai sospetti, curare i contagiati e controllare tutti quelli che arrivano per evitare la diffusione del virus.