La Cuba del 2026 si misura il battito in ore di blackout e persone in fila davanti a negozi semivuoti. C’è chi la chiama “crisi economica”, e pecca di leggerezza: è un’espressione che non rende onore alla rottura del patto per cui lo Stato garantiva sicurezza materiale in cambio di disciplina politica – e questo cambiamento, oggi più che mai, passa dal lavoro.
Perché il lavoro cubano ha cambiato natura: non produce ricchezza, ma garantisce a malapena la sopravvivenza, e a volte neanche quella. L’ingegnere pesa farina, il chirurgo conta dollari che non ha, il funzionario si reinventa commerciante di container; la nuova economia è una torsione, una società istruita che scivola verso mestieri di penuria, mentre un’élite protetta converte il controllo politico in rendita privata.
Il collasso affonda le radici nella fine traumatica dell’asse energetico con il Venezuela, un tempo fornitore di oltre 90.000 barili di greggio al giorno, oggi ridotti a flussi simbolici o nulli a causa dell’instabilità interna di Caracas. Senza contare le sanzioni internazionali, che hanno reso Cuba un asset troppo oneroso anche per i suoi alleati storici.
Senza il petrolio venezuelano, che garantiva il funzionamento di centrali termoelettriche ormai obsolete, l’isola è scivolata in un deficit di generazione elettrica che nel 2025-2026 ha toccato punte del 50% della domanda nazionale, traducendosi in blackout sistemici che possono durare oltre venti ore al giorno. Questa paralisi energetica ha innescato una spirale inflattiva colpevole della polverizzazione valoriale del peso cubano (CUP), che oggi ha portato l’89% della popolazione al di sotto della soglia di povertà estrema.
Il futuro immediato della nazione pare sospeso tra una dollarizzazione di fatto, con una dipendenza totale dalle rimesse e dalle importazioni private, e una frammentazione del mercato interno. In altre parole: o Cuba si svende, oppure si spezza. E, in questa attesa che somiglia a un’agonia, lo Stato mantiene il controllo politico, ma rischia di abdicare alla sua funzione di fornitore di stabilità.