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Dad, e-learning, piattaforme: la pandemia non ha inventato niente

Dad, e-learning, piattaforme: la pandemia non ha inventato niente

Che ci sembri una novità non vuol dire che lo sia: ripercorriamo la storia dell'apprendimento a distanza, le forme che ha assunto nel 2020 e quelle che potrebbe assumere in futuro.

Franco Amicucci

26 Febbraio 2021

Con la pandemia, nelle scuole e nella società, le parole e-learning, Didattica a Distanza, formazione online e teleformazione sono diventate familiari alla maggior parte delle organizzazioni.

Quando un’innovazione si presenta con una modalità improvvisa e pervasiva è naturale che in una stessa parola si comprendano tante attività diverse tra loro. O al contrario, che la stessa attività – come quella del docente che si collega con i suoi studenti – venga definita con almeno quindici denominazioni diverse, tra le quali webinar formativo, teledidattica, teleformazione, webclassroom, Vtalk e tante altre.

Proviamo allora a classificare, nel modo più semplice possibile, un insieme di diverse attività di apprendimento ormai familiari. La prima grande distinzione da operare è quella tra formazione sincrona e formazione asincrona.

Formazione sincrona, la DaD non ha inventato nulla di nuovo

La formazione sincrona è la modalità che tutti gli studenti e la maggior parte dei lavoratori hanno vissuto durante la pandemia, con il docente che gestisce la lezione (che aveva previsto di fare in aula) attraverso telecamera e microfono del suo computer, con gli allievi seduti di fronte al computer di casa o di lavoro. È una didattica adistanza fisica”, ma con sincronia di tempo.

Speciali ambienti digitali abilitano questa relazione, e i nomi di questi ambienti (Zoom, Teams, Webex, Skype e decine di altri) sono anch’essi ormai familiari. Nelle aziende alcuni di questi erano usati anche prima per riunioni, e nelle famiglie per salutarsi tra nonni e nipoti lontani. Una novità per milioni di persone, al punto che per molti è questa la DaD o l’e-learning, non avendo conosciuto e sperimentato altre modalità. Ma questa è la forma più antica di DaD, la più semplice ed elementare.

Già nel 1951 in Australia, su spinta della pedagogista Adelaide Miethke, si attivò la rete nazionale “School of the Air”, con ponti radio che collegavano gli insegnanti delle scuole primarie con migliaia di bambini che vivevano in fattorie lontane a volte centinaia di chilometri dai centri abitati. Radio ECCA è stata una vera e propria istituzione in Spagna, e ha impartito istruzione a distanza fin dal 1965. Nacque alle Canarie per la formazione di persone adulte, raggiungendo popolazioni adulte analfabete o semianalfabete su tre continenti. Ancor prima, nel 1947, Radio Sutatenza, dalla Colombia, iniziò le sue attività per insegnare a leggere, scrivere e far di conto negli ambienti rurali di tutta l’America Latina, arrivando negli anni Settanta a coprire 19 ore quotidiane di programmazione didattica.

In Italia abbiamo avuto, negli anni Sessanta, il ruolo didattico della RAI, con il mitico maestro Manzi del “Non è mai troppo tardi”: la televisione come strumento per imparare a leggere e scrivere.

Una storia che passa per la radio, poi per la televisione, e ora per il web, con un format didattico che mantiene il collegamento a distanza del docente e dell’allievo, sempre per sopperire alla difficoltà di interagire nell’aula in presenza.

La formazione asincrona, ovvero la storia del web

Con formazione asincrona intendiamo la modalità di formazione digitale a distanza con lo studente che attraverso il suo computer o il suo smartphone si collega a un sito web speciale, chiamato piattaforma e-learning o LMS (Learning Management System), nei tempi e nei luoghi che lo studente stesso – il più delle volte – decide liberamente. Lo studente dovrà essere riconosciuto dalla piattaforma (LMS) tramite username e password, in modo che la piattaforma tenga traccia del suo studio, dei test che farà, degli orari di entrata e uscita, per sostituirsi al classico registro di classe e certificare la presenza, il programma svolto e, tramite test online, l’apprendimento conseguito.

La piattaforma è il contenitore, l’ambiente, una sorta di classe digitale, che va popolata di contenuti digitali e corsi di e-learning che verranno fruiti dagli studenti. I contenuti da studiare possono essere rappresentati con una molteplicità di format, che vanno da semplici dispense a video tutorial in HD, passando per semplici video con la lezione del docente precedentemente registrata, cartoni animati o giochi didattici e molto altro.

Potranno essere corsi brevi, pillole o master di decine di ore per l’abilitazione a un’attività professionale; potranno essere obbligatori (come lo sono ad esempio i corsi sulla sicurezza) o facoltativi. All’interno della piattaforma e-learning di aziende dalla consolidata esperienza si possono trovare centinaia di corsi disponibili, vere e proprie biblioteche digitali.

Come WordPress è l’ambiente open source più diffuso al mondo per fare siti internet, Moodle è l’ambiente open source per realizzare piattaforme e-learning. Esistono poi piattaforme cosiddette proprietarie, per organizzazioni che hanno esigenze specifiche, con costi più consistenti rispetto alle soluzioni open source.

La formazione distanza a asincrona rappresenta la storia del web, ma è interessante mantenere la memoria di straordinarie esperienze degli anni Cinquanta, come la Scuola Radio Elettra di Torino, che formò centinaia di migliaia di giovani tecnici con dispense e materiali tecnici inviati a casa, con possibilità di presenza fisica presso laboratori attrezzati ogni due o tre mesi. Questa scuola a distanza, ideata da Vittorio Veglia (un laureato in chimica) e Tomasz Carver Paszkowski (un ingegnere polacco stabilitosi in Italia nel 1947) arrivò ad avere centocinquanta dipendenti e una presenza in diversi Paesi d’Europa.

Le aziende hanno scoperto la formazione online: ora va resa coinvolgente

Il 2020 è stato l’anno della più grande accelerazione che si ricordi nel digital learning, anche se con la prevalente modalità sincrona.

Come per lo smart working nelle attività lavorative, la FAD si è rivelata la soluzione emergenziale per dare sostegno al settore della formazione e permettere alle aziende di continuare a formare i propri lavoratori e di facilitarne processi di aggiornamento, riconversione e riqualificazione professionale, alla luce degli sconvolgimenti nella vita privata e lavorativa derivati dalla pandemia globale.

Dal Rapporto Nazionale Skilla sui Fondi Interprofessionali, pubblicato nel febbraio 2021, emerge come nel 2020 la percentuale stimata di formazione a distanza finanziata dai fondi paritetici interprofessionali si è attestata al 38,5%, con un aumento del 32% rispetto al 2019 in cui la FAD finanziata era il 6,5% del totale.

Un dato che viene avvalorato da un’analisi di mercato condotta a novembre 2020 dalla DOXA su un campione di quattromila aziende sopra i 250 dipendenti: il 42% di aziende ha adottato le modalità di formazione a distanza a partire dall’emergenza COVID-19, aggiungendosi al 44% di aziende che già lo utilizzavano prima della pandemia. Oltre il 90% delle aziende che hanno sperimentato la modalità e-learning per la prima volta ha dichiarato che, essendosi dimostrata un’opportunità, lo utilizzerà anche per il futuro.

Con questa rapida evoluzione ci si pone la sfida della qualità e dell’efficacia didattica, perché il rischio dell’improvvisazione è purtroppo presente anche in questo settore, dove si è erroneamente pensato che fosse sufficiente la registrazione di una lezione del docente o trasformare i power point in tutorial audio-video per fare e-learning. Una modalità che ha immesso nel mercato, soprattutto quello della formazione obbligatoria delle aziende e degli ordini professionali, corsi noiosi e pesanti.

La sfida della qualità è quella di una formazione online coinvolgente, piacevole, che investe sui nuovi linguaggi multimediali, che introduce modalità di comunicazione e interazione tipiche delle culture mediali più evolute. Basti pensare alla migliore cultura divulgativa televisiva, ai codici comunicativi del cinema e del teatro, allo storytelling, al linguaggio degli youtuber più affermati.

Il futuro della formazione online è l’umanesimo digitale

Il futuro che si prospetta è ricco di opportunità, dove l’interazione umana nella relazione docente-studente non scomparirà. Anzi: se saremo in grado di cogliere le potenzialità che si stanno rendendo disponibili, potrà aprirsi una nuova stagione che alcuni iniziano a definire di umanesimo digitale, dove si riafferma la centralità della persona, pur interagendo in ecosistemi di apprendimento ibridi, tra fisico e digitale. Un ecosistema popolato di app di apprendimento, realtà virtuale e realtà aumentata, ologrammi dove il docente è riprodotto in tante aule lontane, coach virtuali, curriculum dinamici che rendono visibile il continuo aggiornamento del capitale intellettuale della persona, per vivere l’apprendimento come la nuova moneta che garantisce il futuro della persona.

Ma i nuovi ecosistemi sono al tempo stesso luoghi di interazione umana, dove i docenti evolvono in learning coach per stimolare la riflessione e il pensiero critico e allenare lo studente all’apprendimento continuo, alla selezione delle fonti, alla rielaborazione di quanto appreso, alla capacità di connettersi con le altre persone, con le altre discipline tecniche e umanistiche. Questi processi di innovazione, fondamentali per il futuro, sono già in atto in tutto il mondo, anche in Italia, ma al momento siamo allo stadio di isole di innovazione, presenti all’interno delle università e delle migliori istituzioni formative pubbliche e private.

È forse arrivato il momento di attivare delle reti tra i centri di innovazione dei sistemi di apprendimento del nostro Paese e fare sistema.

Photo by Mika Baumeister on Unsplash