Stipendi europarlamentari, chi li paga non li vota

I parlamentari europei percepiscono indennità lorde superiori a quelle dei “colleghi” dei singoli Paesi UE: un’analisi dei costi necessari a sostenere gli europarlamentari, e della la loro effettiva capacità di rappresentare gli elettori al netto dei dati su affluenza e fiducia nelle istituzioni

05.06.2024
Stipendi degli europarlamentari, troppo elevati? Una sessione plenaria del Parlamento con la sala quasi semivuota

Manca meno di una settimana alle prossime elezioni europee e, tra manifesti elettorali discutibili e i soliti volti noti, si riapre il dibattito sui costi della grande macchina parlamentare di Strasburgo. A pochi giorni dalle elezioni, ci siamo chiesti: a quanto ammontano gli stipendi dei deputati eletti e i loro entourage, tra funzionari, assistenti e altre figure che ruotano intorno al Parlamento europeo, e quanto gli europarlamentari ci rappresentano?

Stipendi e attività degli europarlamentari

Andiamo con ordine. Il Parlamento europeo è attualmente composto da 705 deputati, di cui 76 italiani, che rappresentano complessivamente 450 milioni di persone.

Le attività di un eurodeputato consistono perlopiù in negoziati e votazioni, in commissioni e in aula, in sedute plenarie e attività legate ai gruppi politici di appartenenza. Queste occupazioni si dividono tra Strasburgo, sede del Parlamento, e Bruxelles, dove invece si trova la Commissione europea.

Un eurodeputato percepisce un’indennità mensile pari a 10.075,18 euro lordi, 7.853,89 euro netti, a cui si sommano le indennità che coprono le spese sostenute nell’esercizio delle sue funzioni. Si parte dalle indennità per spese generali pari a 4.950 euro al mese, ossia un “importo forfettario che consente ai deputati di coprire spese quali l’affitto di uffici nello Stato membro in cui sono eletti, ad esempio hardware e software informatici, forniture per ufficio, telefoni cellulari/abbonamenti di telefonia mobile e abbonamenti a internet”; tale somma viene percepita per metà in caso di partecipazione a meno della metà delle sedute plenarie in un anno.

C’è poi un’indennità giornaliera di 350 euro, che copre alloggio, pasti e spese connesse per ogni giorno che un deputato si trova al Parlamento europeo in veste ufficiale.

Chi governa l’UE va in pensione a 63 anni

Altro capitolo è rappresentato dalle spese di viaggio da e verso il Parlamento europeo per la partecipazione alle riunioni che si svolgono a Strasburgo o Bruxelles, rispetto alle quali gli europarlamentari percepiscono il rimborso del costo del biglietto. La doppia sede è da tempo oggetto di grandi polemiche da parte di chi la ritiene un inutile spreco, in virtù dei costi legati sia agli immobili, sia ai continui spostamenti dei parlamentari. Polemica che al momento non sembra essersi attenuata, anzi: alla fine dell’anno scorso è stata anche inaugurata una nuova sede, sempre a Strasburgo.

Inoltre, per gli impegni all’estero che non rientrano nelle riunioni ufficiali del Parlamento, gli eurodeputati possono chiedere il rimborso delle relative spese fino a un massimo di 4.886 euro l’anno.

Vanno citati, infine, il rimborso dei due terzi delle spese mediche sostenute e un’indennità di fine mandato, “di importo equivalente a un mese di indennità per ogni anno di esercizio del mandato per un massimo di due anni”. Indennità che però non può essere cumulata, per chi ne ha diritto, con la pensione, che spetta ai parlamentari dopo aver compiuto 63 anni e che ammonta al “3,5% dell’indennità per ogni anno compiuto di esercizio del mandato e a un dodicesimo di quest’ultima per ogni ulteriore mese compiuto, sino a un massimo complessivo del 70%”.

Il costo mensile di un europarlamentare e un confronto con i politici italiani

Facendo un confronto con lo stipendio di un deputato del nostro Parlamento, la cifra netta percepita da un eurodeputato è superiore: oltre 7.000 rispetto ai 5.000 euro dei “colleghi” del Parlamento italiano. L’importo lordo è più o meno lo stesso, ma per effetto della tassazione differente comporta un netto diverso. Va comunque ricordato che gli stipendi dei parlamentari italiani si collocano comunque al vertice della classifica dei Paesi UE insieme alla Germania.

Tuttavia il discorso costi non si limita solo ai parlamentari, ma anche al loro entourage, quello che il sito del Parlamento europeo definisce “personale retribuito” individuato dal singolo europarlamentare, che dispone a questo scopo di una dotazione pari a 28.696 euro mensili. I nominativi di assistenti, prestatori di servizi e tirocinanti sono pubblicati sul sito del Parlamento UE per tutta la durata dei loro contratti. La cifra va quindi poi confrontata con il numero di personale impiegato da ciascun deputato e il tipo di ruolo.

Andando dunque a tirare le somme, ogni europarlamentare ci costa oltre 38.000 euro lordi mensili. Una cifra non di poco conto considerato il numero complessivo dei deputati che siedono a Strasburgo, peraltro anche diminuiti rispetto al passato: fino a qualche anno fa erano 751.

Scarsa affluenza, scarsa fiducia. In Italia e non solo

Se gli europarlamentari si portano a casa ogni mese uno stipendio considerevole, c’è da dire che nel corso degli anni sono diventati sempre meno rappresentativi della popolazione italiana.

I numeri relativi all’affluenza alle urne in occasione delle precedenti elezioni, in Italia, parlano di un costante calo: nel 2019 l’affluenza è stata del 54,50% degli aventi diritto al voto, rispetto al 57,22% del 2014 e al 66,47% del 2009. Nel 2019 il nostro Paese si è comunque collocato poco sopra la media europea, che è stata del 50,66%, ma in una posizione “medio-bassa” rispetto alle percentuali degli altri Paesi; basti pensare a percentuali come quelle di Belgio o Lussemburgo, che superano l’80%.

Scende, quindi, sempre più la fiducia nelle istituzioni europee. Secondo il rapporto CENSIS Lo stato dell’Unione, diffuso di recente, circa il 49% tra gli italiani dichiara di avere fiducia nel Parlamento europeo, e il 46% nella Commissione europea, un dato in linea con la media dei Paesi UE e i numeri, ad esempio, della Germania, ma molto distante dal 72% di Svezia e Danimarca.

Per il CENSIS “la ridotta partecipazione elettorale e la scarsa fiducia nelle istituzioni europee si legano al lungo ciclo del declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008, che interessa direttamente un terzo dei cittadini europei e si manifesta nella bruciante percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere, delle proprie disponibilità economiche e del tenore di vita”.

I cittadini italiani, ma anche buona parte di quelli dei Paesi UE, non vedono l’Unione europea come un’istituzione di cui fidarsi, anche alla luce delle recenti inchieste che hanno visto coinvolti diversi europarlamentari – vedi Qatargate. Il tutto nonostante da Strasburgo si stia lavorando sempre più per rafforzare la trasparenza relativa all’operato delle istituzioni: il riferimento è in particolare alle regole anticorruzione per gli europarlamentari, che riguardano soprattutto ambiti come lobbying, conflitto d’interessi e regole di fine mandato; disposizioni che però, al momento, sono state giudicate non del tutto efficaci e convincenti.

Il quadro europeo fa però il paio con la situazione nostrana, per cui si può parlare di una disaffezione generale degli italiani verso la politica. Lo dimostra anche il dato relativo alle ultime elezioni politiche: nel 2022 si è infatti registrata una delle percentuali più basse di affluenza nella storia della Repubblica, pari al 63% degli aventi diritto, con un crollo di ben nove punti percentuali rispetto al 72% del 2018.

Il risultato è, come spesso accade, un paradosso: in un mondo che si fida sempre meno della politica, continuiamo a pagare profumatamente chi ci dovrebbe rappresentare, ma è percepito sempre più distante da noi e dai nostri interessi.

 

 

 

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Photo credits: © European Union 2023 – Source: EP – foto di Brigitte Hase

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