- Advertisement -
Generazione COVID, i giovani traditi dal sistema educativo

Generazione COVID, i giovani traditi dal sistema educativo

Aumenta il disagio psichico degli adolescenti dopo la pandemia: gli educatori li hanno lasciati soli ad affrontare il tema della morte. Ne parliamo, tra gli altri, con lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet.

Francesca Druidi

22 Novembre 2022

La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), che da almeno dieci anni osserva il costante aumento degli accessi in ospedale di minori per cause legate a disturbi psichiatrici – tra il 5 e il 10% l’anno – rileva come tra il 2021 e il 2022 questo numero abbia superato i livelli pre-COVID.

Riducendo l’attenzione collettiva ai bisogni delle generazioni più giovani, la pandemia ha fatto da detonatore di un disagio che oggi si manifesta in gravi problemi di neurosviluppo e salute mentale; problemi che rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala. A sottolinearlo è la ricerca Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi (diffuso da AGIA e ISS), che conferma da tutti i presidi di competenza l’incremento di disturbi del comportamento alimentare, tentati suicidi e suicidi, episodi di autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale. Crescono anche le richieste d’aiuto per l’uso di sostanze psicoattive, cannabinoidi e alcool.

Gioventù rubata, le “illusioni perdute” e la rimozione della morte

Noto psichiatra e psicoterapeuta, fondatore dell’istituto Minotauro (a cui si affiancano Fondazione e Cooperativa sociale), Gustavo Pietropolli Charmet nel suo saggio Gioventù rubata – Che cosa la pandemia ha tolto agli adolescenti e come possiamo restituire il futuro ai nostri figli (Bur) ha cercato di dipanare i fili che collegano i sintomi di cui soffrono og­gi gli adolescenti alle esperienze e ai traumi sperimentati negli ultimi due anni.

Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta

“La pandemia ha finito per essere una grave sconfitta del mondo educativo”, scrive l’autore, “nel corso della quale gli adulti si sono dimenticati di proteggere e tutelare gli adolescenti, abbando­nandoli ai loro fantasmi”. Il progressivo prevalere, negli ultimi decenni, della famiglia affettiva sulla famiglia etica, fondata sulla trasmissione di valori morali, norme e regole condivise da rispettare, spesso scandita da divieti e all’occorrenza punizioni, ha portato all’affermazione di una “cultura narcisistica”, spiega a SenzaFiltro Gustavo Pietropolli Charmet. “Una cultura che rimuove la dimensione della sconfitta, della solitudine e della morte”.

È invece importante confrontarsi con il tema della morte, che resta invece un tabù nel modello educativo attuale, ancora più assente nella relazione adulti-minori nei giorni più bui della pandemia. “Ai ragazzi serviva una spiegazio­ne credibile dei motivi per i quali il virus aveva costretto tutti a cambiare abitudini e a fare molte rinunce. Bisogna rifondare la rappresentazione di cosa è la vita, che è fatta anche di morte, di momenti di successo e disastro personale”.

Per gli adolescenti la pandemia ha preso i contorni di un autentico disastro: un combinato disposto di restrizioni, coprifuochi, limitazioni alla libertà e alla socialità, crescente sfiducia nei confronti del mondo adulto e delle sue istituzioni, che li ha lasciati soli e disorientati a elaborare il caos. Per Pietropolli Charmet l’origine di questa ondata di sofferenza – e anche di violenza, se si pensa al fenomeno della baby gang – è la grande disillusione dei giovani nei confronti delle loro aspettative di realizzazione e benessere.

“Nella mente di alcuni adolescenti, soprattutto di quelli più fragili, potrebbe essersi avvera­ta la domanda ‘ma allora non era vero niente?’. Le promesse legate all’affermazione personale, al riconoscimento sociale e all’agiatezza futura garantite dalla cultura narcisistica si sono dissolte con l’arrivo sulla scena del virus. La pandemia ha messo in discussione tutti i valori e le sicurezze ricevute”.

Il lockdown – l’essere stati chiusi dentro casa, perdendo i propri riti e rituali fuori – e le difficoltà della scuola hanno aggravato il malessere. “La scuola che traballa sconquassa il sentimento di identità del giovane studente e lo lascia desolato, privo di difese”, carente rispetto al percorso di diventare grande, afferma lo psicoterapeuta.

Disagio a scuola: l’impatto del COVID-19 in ambito didattico

L’effetto della chiusura delle scuole e dell’esperienza della DaD è stato dirompente, soprattutto sui ragazzi più fragili e con background migratorio. Sempre la ricerca Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi segnala l’insorgenza di disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, così come fobie scolastiche, stati ansiosi e depressivi, fino a casi di abbandono scolastico.

Milena Piscozzo, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Riccardo Massa” di Milano

“La pandemia ha acuito alcune situazioni di fatica dei nostri ragazzi”, conferma Milena Piscozzo, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Riccardo Massa” di Milano, che testimonia un aumento di casi di ritiro sociale degli studenti. “La mancanza o limitazione della relazione con i pari determinata dal COVID-19 ha impattato meno sui bambini e più su adolescenti e soprattutto preadolescenti, che vivono il rapporto con il gruppo come un elemento centrale, considerando anche che la scuola – come già abbiamo avuto modo di osservare negli anni precedenti la pandemia – è quasi l’unico contesto in cui i ragazzi esperiscono ancora comportamenti sociali. Fuori prevale la piazza virtuale”.

Si avverte oggi la fatica da parte di alcuni studenti di gestire conflitti e confronti con i coetanei. “Come scuola cerchiamo di favorire la socialità – così come l’inclusione – non tanto nel tempo della ricreazione, quanto nell’attività didattica vera e propria. Sto lavorando con i miei docenti a metodologie di cooperative learning, o apprendimento cooperativo, che permetta ai ragazzi di partecipare attivamente al loro percorso di crescita sotto la guida dell’insegnante, superando la lezione frontale, non positiva in questo momento storico”.

La pandemia, aggiunge Milena Piscozzo, ha permesso di rivedere il modo di fare scuola e gestire la motivazione degli studenti; le criticità della DaD hanno portato i docenti ad attivarsi su altre metodologie. Per Stefano Vicari, responsabile Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza nell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, gli insegnanti devono soprattutto essere “educatori alle relazioni interpersonali”. Lo stesso Gustavo Pietropolli Charmet nel suo saggio invoca per l’insegnamento “una più esplicita intenzione educativa”, rimarcando inoltre il ruolo della consulenza psicologica nelle scuole.

“Lo psicologo scolastico, a maggior ragione dopo la pandemia, è una figura di riferimento fondamentale all’interno degli istituti, in grado di aiutare gli adolescenti in difficoltà e fornire ai docenti strumenti per gestire situazioni delicate”, conclude Milena Piscozzo.

Adolescenti e futuro: manca la voglia di progettualità

I ragazzi italiani giudicano in modo negativo gli effetti prodotti dagli anni del COVID-19 sulla loro preparazione scolastica. È uno dei dati che emergono dall’indagine annuale sugli stili di vita degli adolescenti italiani, realizzata da 25 anni dall’associazione no-profit Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD su un campione nazionale rappresentativo di oltre 5.700 studenti dai 13 ai 19 anni.

Per il 70% la formazione è stata abbastanza o molto penalizzata dalla pandemia. La percentuale sale ancora e supera il 75% nel caso degli studenti delle scuole superiori, senza differenze significative tra licei, scuole tecniche o professionali.

Il COVID-19 ha “sabotato” la progettualità dei giovani. A preoccupare di più, infatti, è l’incertezza rispetto al futuro. Il 52,7% del campione guarda al domani definendosi “incerto” o “preoccupato”.

“Cala la percentuale degli studenti che programma di iscriversi all’università: il 63% rispetto al 76,8% del 2018. In linea con il generalizzato crollo delle immatricolazioni degli atenei italiani nell’ultimo anno accademico”, spiega Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza. “In questa reticenza a investire sul proprio futuro pesano anche la difficoltà a trovare lavoro dopo la laurea e il costo degli studi universitari, che pesa sempre di più sui bilanci famigliari”.

I questionari sono stati somministrati a partire da marzo 2022. “Il pessimismo espresso dai giovani, già duramente colpiti a livello psicologico, è stato amplificato dalla guerra in Ucraina”.

Come affrontare il disagio psichico degli adolescenti

A oggi purtroppo in Italia c’è una scarsa cultura sulla salute mentale: occorrono maggiori risorse per la cura e la prevenzione. Genitori, insegnanti e medici sono chiamati a cogliere il prima possibile eventuali segni di disagio negli adolescenti. Conoscerli meglio è un punto di partenza fondamentale.

“C’è una difficoltà strutturale del mondo adulto a entrare in contatto con gli adolescenti, se non tramite cliché”, commenta Maurizio Tucci, che nel suo saggio Adolescenza non luogo (I libri di Emil, 2022) traccia un parallelo tra l’età di transito per definizione e i non luoghi così come definiti dall’antropologo Marc Augé.

Gli adulti considerano i ragazzi tutti uguali. Non c’è la volontà, la capacità e l’interesse a cambiare approccio e vederli come individui singoli, e non solo nelle vesti di studenti. La scuola, lo sappiamo, è una parte fondamentale della loro vita, ma non esaurisce la loro identità. Il COVID-19 non ha fatto altro che perorare la mia riflessione: i provvedimenti emessi nelle varie fasi dell’emergenza hanno assimilato gli adolescenti di volta in volta ai bambini o agli adulti, senza farne mai portatori di istanze proprie.”

Per ristabilire la ripresa evolutiva dei ragazzi in crisi serve “un grande sforzo educativo comune realizzato attraverso un processo di integrazione di tutte le risorse del territorio, dalle scuole ai servizi”, afferma Gustavo Pietropolli Charmet. La necessaria alleanza fra le generazioni passa dalla sincerità degli adulti a trattare temi come la morte e la sconfitta e la capacità di coinvolgere gli adolescenti nella risoluzione dei problemi – il COVID-19, ad esempio – e nella “costruzione del domani”.

Ai giovani, conclude lo psicoterapeuta, spetta un riconoscimento per il loro sacrificio in termini di risorse, riforme, e la “promessa che, se si dovessero ripetere ancora attacchi alla nostra orga­nizzazione sociale, si terrà conto anche di loro e della loro salute”.

Leggi gli altri articoli a tema Generazioni.

Leggi il mensile 115, “Infortuni mentali“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


L’articolo che hai appena letto è finito, ma l’attività della redazione SenzaFiltro continua. Abbiamo scelto che i nostri contenuti siano sempre disponibili e gratuiti, perché mai come adesso c’è bisogno che la cultura del lavoro abbia un canale di informazione aperto, accessibile, libero.

Non cerchiamo abbonati da trattare meglio di altri, né lettori che la pensino come noi. Cerchiamo persone col nostro stesso bisogno di capire che Italia siamo quando parliamo di lavoro. 

Sottoscrivi SenzaFiltro

In copertina foto di natureaddict da Pixabay