Il freelance introverso si riscatta con la leadership

Essere introversi è un fattore della personalità, causato da un eccesso di sensibilità nei confronti degli stimoli esterni, che ha una forte influenza su come si affrontano molte cose nella vita tra cui, ovviamente, anche il lavoro e le scelte ad esso collegate. Un dubbio più che legittimo per una persona introversa che voglia essere […]

Essere introversi è un fattore della personalità, causato da un eccesso di sensibilità nei confronti degli stimoli esterni, che ha una forte influenza su come si affrontano molte cose nella vita tra cui, ovviamente, anche il lavoro e le scelte ad esso collegate. Un dubbio più che legittimo per una persona introversa che voglia essere freelance e se questa condizione lavorativa sia adatta al suo carattere.

Tra le lavorative frequenti tra gli introversi si può citare la creatività, la capacità di ascolto e di porre domande prima di agire, l’uso di modi gentili nella risoluzione dei conflitti, la sintesi e l’uso attento delle parole oltre che una maggiore concentrazione e ponderazione nell’affrontare i problemi. Per lavorare al meglio, una persona introversa deve avere la possibilità di estraniarsi, di lavorare da sola quando ne sente il bisogno e ovviamente otterrà risultati migliori dedicandosi ad attività consone al suo temperamento.

Tenendo conto di questi aspetti si può affermare che diventare freelance sia particolarmente adatto ad una persona introversa perché può consentire, più di altre modalità, di lavorare in autonomia, in solitaria, magari anche da casa propria. Inoltre diventare freelance vuol anche dire scegliere consapevolmente il lavoro che si vuole fare e per una persona introversa può essere una strada più diretta verso un lavoro che veramente apprezza e che si adatta alla sua indole.

Di fronte ad un freelance introverso, però, ci sono anche degli ostacoli inevitabili e difficili da affrontare proprio a causa del suo carattere. Ad esempio il fatto di dover promuovere e vendere se stessi, il doversi costruire e mantenere una rete di contatti per trovare nuovi incarichi e l’avere un rapporto diretto con il cliente su tutti gli aspetti del lavoro, dalla contrattazione al pagamento.

Queste difficoltà, unitamente ad una pressione generale imposta dalla società, spingono una persona introversa a sentirsi in dovere di diventare estroversa o per lo meno a fingere di esserlo. Ovvero si forma in lui o in lei la cosiddetta self-negation, cioè la convinzione che, per raggiungere il successo, si debba essere diversi da quel che si è.

In effetti nella nostra società l’estroversione è maggiormente premiata e considerata in maniera positiva. Spesso, all’interno di gruppi, gli estroversi vengono considerati più intelligenti e interessanti e le idee che passano sono quelle di chi è più loquace ed assertivo. Chi è un bravo venditore di se stesso, è solitamente considerato una persona migliore anche perché viene confusa la parlantina con il talento e la competenza. Tendiamo inoltre ad attribuire la leadership solo a personalità straripanti e le persone più carismatiche ottengono retribuzioni migliori a prescindere dai risultati. Persino il concetto di felicità è quasi sempre associato alla socievolezza.

Invece l’avere buone idee, capacità di risolvere i problemi o altre qualità non dipende dal carattere, ma le hanno sia gli introversi che gli estroversi. Bisognerebbe quindi prendere il meglio da entrambi i gruppi e cioè fare in modo che anche gli introversi bravi abbiano più facilità di emergere. Anche per quanto riguarda la capacità di leadership uno studio* ha dimostrato che leader introversi possono ottenere risultati migliori soprattutto se i loro sottoposti sono persone propositive, mentre con sottoposti passivi è meglio avere leader estroversi.

Per un freelance introverso non rimane quindi che trovare qualche soluzione ai problemi di cui abbiamo parlato. Una mano può darla la comunicazione digitale per promuovere se stessi ed essere visibili. I social network, i blog, la messaggistica sono tutti strumenti particolarmente adatti ad una persona introversa che tramite essi può anche, facilmente, fingersi estroversa. Chiaramente è meglio evitare di dare in questo modo un’immagine di se’ eccessivamente falsa, soprattutto se poi tale immagine è quella che ci si aspetta dal freelance nel momento in cui svolge il suo lavoro. Questi mezzi di comunicazione, inoltre, possono facilitare il rapporto con il cliente: ad esempio, banalmente, usando più l’email che il telefono o facendogli capire che il lavorare da remoto è, per un introverso, anche un modo per rendere al meglio.

Una seconda soluzione è quella di associarsi, in varie forme, ad altri professionisti che siano più estroversi e più portati quindi ad occuparsi di certi aspetti relazionali del mestiere.

Infine il parlare in pubblico ad eventi del proprio settore è un buon consiglio per gli introversi perché è un modo per presentarsi a molte persone e perché anche la capacità di parlare in pubblico non è esclusiva degli estroversi, necessita solo di adeguata preparazione.

Si può quindi essere freelance da introversi e sfruttare sul lavoro i punti di forza di questa condizione, senza sentirsi obbligati dalla forma di lavoro o dalla società in generale ad essere estroversi.

Non nascondetevi più.

 

(*) Adam M. Grant e altri. “Reversing the Extraverted Leadership Advantage: The Role of Employee Proactivity”, Academy of Management Journal LIV, 3 – giugno 2011

CONDIVIDI

Leggi anche

Elly Schlein parla in tv con Giorgia Meloni sullo sfondo
Su Meloni e Schlein aveva ragione Saramago

Il premio Nobel portoghese sosteneva che, quando si parla di potere, sia donne che uomini si trasformano in qualcos’altro. Analizziamo la comunicazione dei candidati alle Europee insieme alla semiologa Giovanna Cosenza: “Campagna elettorale polarizzata su due donne, ma forme, linguaggio, modi e modelli tendono a preservare potere e interessi maschili“

Al Festival di Internazionale SenzaFiltro e Cir-Food ridisegnano il “Manifesto dell’Azienda che Vorrei”

Un’esperienza straordinaria per SenzaFiltro, che insieme a Cir-Food, a soli 10 mesi dalla sua fondazione ha presentato al festival di Internazionale, uno dei Festival del Giornalismo più importanti in Italia, un modello di Welfare aziendale condiviso fra manager e studenti. L’occasione è stata data dal seminario che CirFood ha proposto a FiordiRisorse in occasione del […]

Le pause forzate de l’Unità

Una pausa di dieci mesi, epilogo di una storia iniziata nel 1924, in pieno fascismo, da un ambizioso progetto politico editoriale voluto dal fondatore del Partito Comunista Italiano, Antonio Gramsci. Poi il 30 giugno 2015 la rinascita, imprevista, all’insegna dell’ortodossia renziana, che i fautori vorrebbero come quella dell’Araba Fenice ma che soltanto il tempo potrà […]