Più lupi o più Agnelli nell’editoria italiana?

Più lupi o più Agnelli nell’editoria italiana?

La famiglia Agnelli acquista il quotidiano "la Repubblica" da Carlo De Benedetti, tornando a investire nella stampa. Quali ragioni dietro questa decisione?

Bruno Perini

13 Dicembre 2019

Neppure la scaltrezza finanziaria di Enrico Cuccia, dominus di Mediobanca e tutore del capitalismo italiano fino al 2000 (anno della sua morte), avrebbe mai immaginato che la famiglia Agnelli un giorno avrebbe venduto il Corriere della Sera e dopo tre anni avrebbe acquistato l’irriverente la Repubblica.

Eppure è accaduto. Anzi, si potrebbe coniare un titolo come: il ritorno degli Agnelli sul pianeta dei media. Perché di questo si tratta con il passaggio della Gedi (editore assai indebitato de la Repubblica, Espresso e giornali locali) alla Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann.

 

La Juventus che compra la Repubblica

A questo punto si può anche dire che Carlo De Benedetti è nudo. In effetti “l’Ingegnere”, come ci raccontano le cronache, si è fatto strappare dalle mani dei figli e poi degli Agnelli il suo gioiello, acquisito da Eugenio Scalfari e Lucio Caracciolo all’inizio degli anni Novanta. Carlo De Benedetti pochi giorni prima dell’affaire Repubblica aveva offerto ai figli di riacquisire il controllo del gruppo, forse perché aveva sentore dell’arrivo di Elkann; ma i figli hanno respinto l’offerta del padre e, con una decisione che ha creato non poche liti, hanno ceduto a John Elkann il gioiello editoriale di famiglia. “Visto che Exor controlla al 100% soltanto la Juventus”, commenta con una battuta un vecchio esponente della sinistra, “è come se la Juventus avesse comprato la Repubblica”.

Ma torniamo per un attimo alle cifre dell’operazione. Exor ha siglato con Cir l’accordo per rilevare il 43,78% di Gedi a 0,46 euro per azione con un esborso di 102,4 milioni. Al termine dell’operazione, da realizzare con una società di nuova costituzione, verrà lanciata un’opa allo stesso prezzo. Cir reinvestirà nella nuova società acquistando una quota di partecipazione del 5% di Gedi. Sono questi i dettagli dell’operazione che, superati i passaggi relativi alle necessarie autorizzazioni delle autorità (Antitrust, Agcom e Commissione Europea), vedrà nel primo quadrimestre del 2020 il passaggio del controllo del gruppo.

Dopo l’acquisto del Corsera da parte di Urbano Cairo e il ritorno degli Agnelli in un quotidiano leader i vecchi equilibri nel mondo della stampa sono completamente sconvolti. Mentre una volta si poteva dire che il Corsera era nelle mani dei poteri forti, oggi avviene il contrario: la Repubblica è finita nelle mani del più importante gruppo industriale italiano, mentre il Corsera è nelle mani di un editore puro.

 

Il mondo al contrario: gli Agnelli dal Corsera al La Repubblica

Sono passati quasi quarant’anni da quando Enrico Cuccia, per evitare che il Corsera finisse in mani poco affidabili, decise alla fine dell’amministrazione di acquistare una quota consistente di Rcs e “ordinò” all’avvocato Gianni Agnelli di acquisire la restante parte del capitale dell’impero editoriale, che fino a quel momento era stato prigioniero della P2 di Licio Gelli e della sua longa manus in via Solferino, Bruno Tassan Din.

Sono passati tre anni da quando la Fiat, guidata da Sergio Marchionne, prese la clamorosa decisione di vendere lo storico Corriere della Sera e tutto il gruppo Rcs a Urbano Cairo. Allora Marchionne spiegò agli operatori e agli investitori italiani e internazionali che la Fiat aveva fatto quella scelta allo scopo di abbandonare i settori che non erano nel core business e di dedicarsi interamente al settore automobilistico. Così avvenne con la vendita di Rcs, la “fuga” negli Stati Uniti, l’alleanza con la Chrysler e la nascita di Fca.

Ma poi, una volta concluso il lungo e accidentato percorso statunitense, John Elkann, vero erede di Gianni Agnelli alla guida del grande gruppo torinese, ha preso una decisione imprevedibile e con implicazioni politiche: nel giro di poco tempo ha messo a segno l’acquisizione del quotidiano la Repubblica, da sempre concorrente del moderato Corriere della Sera e da sempre sostenitore dei governi di centro sinistra, e in particolare del Pd. È certo che questa svolta cambia, e non di poco, gli equilibri tra il potere economico e la stampa.

 

I motivi dell’acquisizione e le preoccupazioni dei giornalisti

Che cosa si nasconde dietro la scelta degli Agnelli? I gentlemen agreement che hanno celebrato il passaggio di mano dai De Benedetti agli Agnelli sono ancora caldi, ma c’è già qualche malizioso che sostiene che la clamorosa decisione degli Agnelli abbia qualcosa a che fare con il tracollo della 500 che la Fca ha registrato lo scorso anno nelle vendite statunitensi e con il cattivo andamento del settore auto.

Gli Agnelli, dicono le malelingue, in previsione di una possibile fusione con la Peugeot, che potrebbe portare con sé esuberi di personale e in previsione di un forte calo del settore automobilistico già in atto da tempo, avrebbero bisogno in patria di un potente supporto editoriale che faccia da sponda a eventuali conflitti sociali. Il quotidiano la Stampa non basta.

Certo – commentano dall’interno – per la Repubblica avere un azionista di controllo come gli Agnelli e la Fca è molto più imbarazzante che avere come azionista di riferimento la famiglia De Benedetti. Un giornalista che preferisce l’anonimato esprime a bassa voce un’opinione di molti: “Qualche preoccupazione serpeggia nella redazione. Gli Agnelli restano un grande gruppo con ramificazioni internazionali e un peso non indifferente, che potrebbe creare qualche imbarazzo al quotidiano se dovessimo trattare ad esempio il settore auto. E tra l’altro nell’azionariato non ci saranno neanche i contrappesi tra i diversi azionisti che c’erano nel Corriere della Sera. Ci sarà un solo azionista. Non bisogna dimenticare che la Repubblica fu fondata nel 1976 da Eugenio Scalfari come quotidiano di riferimento di quel popolo di sinistra che aveva portato il Pci al sorpasso della Dc. Che cosa diventerà domani? Siamo in molti a farci questa domanda”.

Le vere intenzioni di John Elkann devono ancora essere messe alla prova. Per il momento il presidente e amministratore delegato di Exor si è limitato a fare dichiarazioni di rito: “Con questa operazione ci impegniamo in un progetto imprenditoriale rigoroso, per accompagnare Gedi ad affrontare le sfide del futuro. Siamo convinti che il giornalismo di qualità ha un grande futuro, se saprà coniugare autorevolezza, professionalità e indipendenza con le esigenze dei lettori, di oggi e di domani”.

Intanto la redazione de la Repubblica ha messo le mani avanti, sapendo che sul piano editoriale l’era De Benedetti ha garantito autonomia, ma che su quello sindacale non è stata delle più felici: “I giornalisti di Repubblica si impegnano a difendere i valori, la storia e l’identità del giornale, sia durante sia dopo il perfezionamento del nuovo assetto proprietario. Accolgono e sostengono la volontà espressa dal direttore, Carlo Verdelli, di farsi garante di questi valori insieme alla redazione. Inoltre, ribadiscono sin d’ora che riterranno irricevibile qualsiasi ulteriore intervento sul costo del lavoro e sui livelli occupazionali, così come eventuali modifiche al perimetro di Repubblica”.