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Psicoterapia online, Freud ha problemi di connessione

Psicoterapia online, Freud ha problemi di connessione

Il fenomeno del supporto psicologico su piattaforme digitali si è diffuso negli ultimi anni, complice la pandemia e l'aumento dei disturbi mentali. È lecito chiedersi se funzioni: per questo l'abbiamo chiesto a chi l'ha provato e allo psichiatra Vittorio Schiavone.

Basta digitare in rete “aiuto psicologico” e l’elenco delle piattaforme virtuali che offrono servizi di psicoterapia online non è certo esiguo. I numeri parlano chiaro, negli ultimi tre anni: complice soprattutto la pandemia, che con i suoi confinamenti imposti ha rinchiuso nelle mura domestiche vite, sogni e speranze, i disturbi mentali all’interno del tessuto sociale sono aumentati in modo esponenziale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che, solo nel primo anno di emergenza sanitaria, sono aumentate del 25% le problematiche di ansia e depressione legate al concetto di solitudine, isolamento, paura del contagio, ai continui bollettini dei decessi che hanno fatto entrare la morte nelle case di tutti, e ai problemi economici; senza considerare l’incremento dei disturbi del comportamento alimentare, dell’autolesionismo e dei tentati suicidi, questi ultimi tutti fenomeni che hanno colpito soprattutto la parte di società più giovane.

Con l’aumento delle problematiche psicologiche, massicce sono diventate anche le richieste d’aiuto. Lo Stato – solo dopo i confinamenti imposti – per cercare di tamponare un enorme problema come quello dell’emergenza psicologica, che all’interno dell’humus della società sta prendendo dei risvolti drammatici, ha istituito il “bonus psicologico”, un contributo non certo risolutivo per varie richieste che sono state inoltrate: più di 330.000 domande per un tetto di spesa che non le copre tutte.

Le persone, per cercare di tamponare al dolore dell’anima, si sono trovate durante e dopo l’epidemia da SarS-CoV2 a chiedere sostegno in tutti i modi che la realtà ha messo a disposizione. Uno di questi – che ha trovato una diffusione capillare – è stato quello di rivolgersi a psicologi/psicoterapeuti attraverso le piattaforme online. App, chat, collegamenti in videochiamate tramite Skype, Zoom e WhatsApp: sono svariati i modi per potersi collegare ovunque ci si trovi nel mondo e parlare con un terapeuta che offre anche questo tipo di servizio. In un mondo sempre più digitalizzato, che corre veloce, dove tutto o quasi viene affidato alla virtualità, anche la salute mentale, oggi, diviene a portata di click.

Ma quanto la psicoterapia online, con le distanze ridotte e i tempi più veloci, può sostituire la psicoterapia de visu? Una terapia senza presenza fisica, importante anche per il setting che si crea tra il terapeuta e il paziente, non sempre può avere una sua efficacia risolutiva.

“Terapia online? Asettica e con problemi di connessione”

“Il martedì alle 10 del mattino: era questo il giorno prestabilito per il nostro appuntamento. Lo avevamo deciso nella prima seduta conoscitiva, avvenuta nel massimo riserbo per lei, un po’ meno per me perché in casa non ero mai sola. Era una terapista familiare, e il suo profilo online mi era apparso navigando in internet, come facevo da giorni, per cercare qualcuno che potesse aiutarmi con i miei problemi di ansia e depressione.”

A parlare è C. una donna di quarant’anni che durante la pandemia si è trovata a fare i conti non solo con lo spettro della paura dovuta all’emergenza sanitaria; nell’isolamento forzato sono uscite fuori problematiche psicologiche che credeva avesse superato.

 “Mi sono affidata alla terapia online perché avevo sentito di persone che in momenti di difficoltà vi avevano fatto ricorso, e per la verità anche le svariate pubblicità che giravano in rete mi hanno portata a provare”, continua C. “Ero convinta che in quel periodo potesse essere un sostegno psicologico efficace. I nostri incontri – sono stati tanti – avvenivano tramite pc, o delle volte tramite smartphone”.

“Quello che durante le nostre sedute riscontravo maggiormente come negatività, e che quindi questo modo di fare terapia non facesse al caso mio, erano i continui problemi di connessione, il forte senso asettico che percepivo nel guardare una persona dietro lo schermo, e quindi non riuscire a percepirne neanche la presenza fisica, e soprattutto il non sentirmi protetta in un luogo che, pur dovendo essere uno spazio mio, fondamentalmente non era tale. Di certo, dopo cinque mesi ininterrotti nel loro martedì a cadenza settimanale, ho preferito interrompere perché era chiaro che non ne stavo avendo benefici, era un dispendio di soldi e tempo, ma soprattutto il medium non mi permetteva di percepire il rapporto tra me e la psicoterapeuta”.

“L’online pone problemi di setting”: l’opinione dello psichiatra Vittorio Schiavone

Di fatto, una crescita così esponenziale delle terapie psicologiche online non le immunizza da rischi. In primo luogo, nel mare magnum del mercato – diverse sono le piattaforme dedicate – l’aumento dell’offerta potrebbe creare una grande confusione che andrebbe a discapito dell’idea di terapia stessa, ma un altro tipo di problema potrebbe essere rappresentato anche dal setting.

Di questo è convinto il dottor Vittorio Schiavone, psicoterapeuta, psichiatra, primario presso il reparto di Riabilitazione Psichiatrica dell’IDC “Hermitage Capodimonte” di Napoli.

“Come premessa è importante dire una cosa: In genere in medicina si ragiona per studi, quindi si dovrebbe studiare se le terapie online funzionano o meno dando determinati parametri. Ovviamente questo non si può fare perché le stesse sono cominciate di recente, prima erano sporadiche. Con la pandemia hanno trovato la loro maggiore diffusione; premettendo ciò si va a considerare cosa rappresentano”, spiega il dottor Schiavone.

“A mio avviso il problema non è tanto la terapia psicologica fatta virtualmente, ma proprio il setting della terapia online. Il setting di una psicoterapia fatta in presenza è ben preciso: si ha un orario e uno spazio dedicati dove lo psicoterapeuta si riserva del tutto al paziente; questo in un luogo che non è un luogo, ma uno spazio terzo rispetto a casa propria o qualunque altro posto. Questo rappresenta la modalità all’interno della quale si svolgerà la terapia psicologica, che avverrà appunto senza distrazioni, con le stesse modalità, in quel tempo e in quel luogo prestabilito.”

“Il problema dell’online”, sottolinea Schiavone, “per me risiede soprattutto in questo, nel senso che lo psicoterapeuta può anche ricreare il setting, che diventa sempre lo stesso, ma la relazione essendo duplice dovrebbe considerare anche il setting del paziente, che spesso non può stare in un posto tranquillo, senza essere disturbato e dove non ci siano altre forme di distrazione. Il problema principale diviene il mezzo, ovvero la virtualità. Terapie di questo tipo, ad esempio, non sono indicate per tutti coloro che non hanno familiarità con l’online e che necessitano di un contatto più stretto, faccia a faccia con il terapeuta. Dietro uno schermo questo è un limite non da poco”.

“C’è da dire che la pandemia ha accelerato un processo che forse sarebbe avvenuto lo stesso”, spiega il dottor Schiavone. “E in secondo luogo credo che non sia nient’altro che la digitalizzazione che investe tutti gli altri aspetti della nostra vita”.

Vantaggi, svantaggi e rischi delle terapie online

Sono stati anni duri e continuano a esserlo, anni che hanno messo a dura prova la stabilità psicoemotiva della maggior parte delle persone, e pur di star bene, nell’immediato, molti pazienti scelgono il digitale per cercare una via risolutiva.

Quello che accade attraverso uno schermo, però, lascia dei dubbi. Il “non contatto” rimane la problematica che più lascia pensare, e si sa che una buona psicoterapia necessita di una relazione psicoterapeuta-paziente dove il secondo sente l’accoglienza da parte del primo. Accoglienza che un mezzo ibrido non in tutti i casi riesce a trasmettere.

In secondo luogo – come per una terapia fatta di persona – bisogna stare sempre ben attenti a scegliere lo psicologo/psicoterapeuta quando ci si affida all’online, ed è utile controllare sempre l’albo nazionale per verificarne l’iscrizione e la sua abilitazione. Affidare la salute della mente a qualcuno non è uno scherzo. Per questo motivo ogni scelta, in questo ambito, dovrebbe essere fatta pensando sempre a cosa possa davvero far bene.

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Leggi il mensile 115, “Infortuni mentali“, e il reportage “Sua Sanità PNRR“.


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In copertina Foto di StartupStockPhotos da Pixabay