Sanremo come brand

Una conversazione con Edmondo Anselmi, tra i maggiori conoscitori del Festival di Sanremo, racconta alcune dinamiche nascoste della kermesse musicale.

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Tra pochi giorni avrà inizio la kermesse musicale più nota e seguita in Italia, con la sua coreografia di attese, dichiarazioni e scandali. Il Festival di Sanremo è materia di studio per la storia della televisione e della musica, e pochi lo conoscono bene come EdmondoEddyAnselmi, uno dei più grandi esperti sul tema, con all’attivo tre libri sull’argomento. Eddy ricorda come nessun altro date, aneddoti, statistiche e partecipanti di ogni edizione, tanto da essersi guadagnato nell’ambiente giornalistico l’azzeccatissimo soprannome di “Wikipeddy”. L’ho incontrato per parlare del brand Sanremo e del lato B della manifestazione, giunta quest’anno alla settantesima edizione.

Edmondo “Eddy” Anselmi

 

Eddy, due parole su chi ha – e ha avuto – la responsabilità di organizzare questo evento annuale.

Il Festival vide la sua prima edizione nel 1951 ed ebbe luogo nel salone delle feste del Casinò di Sanremo. Nacque con l’obiettivo di rilanciare il turismo invernale della riviera e riempire il cartellone del Casinò nelle serate a bassa frequentazione. Le prime serate si svolsero dopo cena, con un palco posto di fronte a tavoli in cui gli spettatori bevevano liquori e cocktail, ma ci si dovette adoperare per riempire diversi tavoli rimasti vuoti reclutando spettatori tra gli avventori delle vicine sale da gioco. Il primo motore di questo evento fu Pier Busseti, titolare della società ATA che aveva in gestione il Casinò. Per l’organizzazione delle serate si susseguirono nei primi anni la RAI (d’accordo con il Casinò di Sanremo) e poi lo stesso Casinò di Sanremo; seguì la stagione degli anni Sessanta, con i grandi impresari di eventi dell’epoca (vedi ad esempio Gianni Ravera), mentre negli anni Settanta l’organizzazione passò prima sotto il Comune di Sanremo, e poi, dalla metà del decennio fino al 1993, ai c.d. “patron” (di nuovo Ravera, Salvetti, Aragozzini). Infine – dal 1994 – la RAI diventa protagonista a tutto tondo. Diversi sono stati i luoghi che hanno ospitato la manifestazione: il più popolare è stato certamente il teatro Ariston (che prende il nome dal suo primo proprietario Aristide Vacchino).

Come si “comunica” il Festival di Sanremo?

Il Festival di Sanremo – sembrerà incredibile – non ha un proprio logo. Diversamente da eventi come il Festival del Cinema di Cannes o l’Eurovision Song Contest, Sanremo non ha un proprio marchio depositato: ogni anno il logo viene ricreato per la manifestazione e ciò rappresenta indiscutibilmente un limite per la diffusione, la riconoscibilità e anche la promozione dell’evento. Spesso è mancata anche un’immagine coordinata tra le iniziative di comunicazione: la RAI agisce con una propria comunicazione che talvolta è risultata difforme da quella del Comune di Sanremo, titolare della manifestazione. È curioso notare che a oggi il Festival di Sanremo non gestisce il dominio festivaldisanremo.it e neppure il festivaldisanremo.com: la RAI gestisce sul proprio dominio rai.it uno spazio dedicato alla manifestazione. La RAI ha preso in considerazione internet solo nel 2003; i due domini sopra citati li avevo acquistati io nel 1998, trovandoli incredibilmente disponibili. Lo spazio sul sito RAI dedicato alla manifestazione si anima in prossimità del Festival, ma si cristallizza con la sua fine fino all’anno successivo. Stessa cosa per i social network gestiti dalla concessionaria RAI.

La maggior parte delle manifestazioni straniere gestiscono i loro siti e social network anche in inglese, dando un respiro internazionale agli eventi. Perché questa cosa non accade anche per Sanremo?

La fama internazionale del Festival è cambiata: un tempo la canzone italiana era conosciuta in tutto il mondo, i partecipanti venivano invitati a esibirsi in Giappone, in Sud America e in altri Paesi, incidendo anche i brani nella lingua locale. Sanremo dagli anni Novanta non è più un “mero” festival della canzone, anzi le canzoni sono forse il pretesto per costruire un grande evento televisivo e mediatico che si è arricchito sempre più di contenuti, oggi prevalenti sulla parte strettamente musicale. Riprodurre in diretta i contenuti del Festival – ad esempio in lingua inglese – sarebbe difficile: molte volte ci sono riferimenti a cronaca e costume locale che risulterebbero poco comprensibili per un pubblico straniero. Oggi il Festival è accessibile in streaming e attraverso il canale eurovisivo, ma esiste un vincolo per il quale non è possibile trasmettere sintesi della manifestazione: se un canale vuole trasmetterlo deve farlo per intero (indicativamente cinque ore per cinque serate). Non sarebbe quindi possibile estrapolare solo le canzoni e sintetizzare l’evento condividendone la sola parte musicale. Su YouTube la RAI può – per ragioni contrattuali con le case discografiche – trasmettere i video delle canzoni solo durante la manifestazione: terminato l’evento, i video delle esibizioni spariscono dal canale RAI di YouTube. Certamente questo canale potrebbe essere gestito sia in lingua italiana che in lingua inglese; ad oggi però nessuno se ne occupa. Analogamente gli altri social network ufficiali (ad esempio Twitter, Instagram, Facebook) non condividono contenuti se non in lingua italiana. Direi che manca un interesse economico degli organizzatori, essendo le performance misurate prevalentemente in termini di audience televisiva italiana.

Come si misurava e come si misura oggi il successo del Festival?

In passato il numero di dischi venduti delle canzoni del Festival era il principale termometro, e quindi il potere delle case discografiche era particolarmente rilevante. La trasformazione progressiva del Festival e del mercato discografico ha spostato il baricentro verso l’indicatore audience, che di fatto dal 2007 è diventato il principale metro di valutazione del successo del Festival. Certamente la manifestazione rappresenta ancora un grande business per la RAI, per l’intera città di Sanremo, per i tanti professionisti impegnati nella kermesse. Per gli artisti e le case discografiche il guadagno generato dal passaggio al Festival è decisamente ridimensionato rispetto al passato, ma resta certamente un’occasione di visibilità straordinaria.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla migrazione di eventi di indiscutibile rilevanza televisiva dalla RAI a piattaforme concorrenti, come per esempio la maggioranza delle manifestazioni sportive. Potrebbe succedere anche al Festival?

Titolare del Festival è oggi il Comune di Sanremo. Il Festival è gestito e trasmesso dalla RAI sulla base di una convenzione che scadrà nel 2021. Tale concessione prevede che la RAI riconosca al Comune tra i 3 e i 5 milioni di euro per ciascuna edizione. Se il Comune nei prossimi anni aprisse una gara, potrebbe virtualmente accadere che concorrenti della RAI possano subentrare nella concessione e magari rivoluzionare il format.

La copertina del libro “Il Festival di Sanremo”, di Edmondo “Eddy” Anselmi. De Agostini, 2020.

Nato 50 anni fa a Bologna, HR manager, laureato in Economia con una tesi in Marketing e due corsi di specializzazione sulla gestione delle Risorse Umane e sulla Comunicazione interna, ha svolto all’inizio del suo percorso professionale attività nelle aree sales, marketing e anche acquisti. Dal 2003 opera nell’area HR come Responsabile delle Risorse Umane, prima nel gruppo MF, poi in due aziende del gruppo FIAT e quindi in IKEA Italia. E' stato alla guida dell’area HR di Kemet Spa e oggi ricopre lo stesso ruolo in Piquadro. E' abile formatore e testimonial molto richiesto sul tema “diversity in azienda”. [ Guarda tutti gli articoli ]

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