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Sarà vero che l’Italia Loves Sicurezza?

Sarà vero che l’Italia Loves Sicurezza?

La sicurezza diventa virale con una nuova piattaforma online che diffonde e consiglia comportamenti a prova di incidente sul lavoro. Le opinioni di Davide Scotti, segretario generale della Fondazione LHS, e l'esperto Leandro Herrero.

Quest’anno, i morti sul lavoro sono stati 1.041 (alla data del 6 dicembre). In media si tratta di tre vittime ogni giorno, se non calcoliamo nessun tipo di riposo o festivo. Sappiamo i loro nomi, ma non sempre è facile identificare i carnefici, e per questo vengono ipocritamente definite “morti bianche”, causate dall’assenza di condizioni di lavoro sicure.

Dove non arriva lo Stato e dove non può o non vuole arrivare il datore di lavoro, deve esserci l’intraprendenza dei professionisti e dei lavoratori stessi. È il caso di Italia Loves Sicurezza, una comunità ideata dalla fondazione Leadership in Health Safety, di Saipem. Alla base della comunità c’è una nuova piattaforma lanciata il 12 novembre che mira ad aiutare i lavoratori raccogliendo le loro testimonianze e i loro suggerimenti, oltre alle segnalazioni su cosa dovrebbe cambiare nel loro settore. L’obiettivo è quello di dimezzare gli incidenti mortali entro il 2030.

Italia Lovs Sicurezza: la piattaforma in cui la prevenzione sul lavoro diventa virale

Italia Loves Sicurezza è “un network che negli ultimi cinque anni ha rivoluzionato il modo di fare e comunicare salute e sicurezza”, ha annunciato Davide Scotti, segretario generale della Fondazione LHS, durante l’evento di presentazione del sito, che è stato pensato per diffondere “comportamenti sani e sicuri tramite l’esempio, l’ispirazione e l’informazione”. Fino ad oggi, il sito vanta un impatto su 1.036.529 persone.

La piattaforma consiglia all’utente tre mosse: sfogliare la bacheca degli atti di salute e sicurezza, scegliere quello più adatto al proprio ruolo e poi, dopo averlo messo in pratica, raccontare come è andata. Le azioni suggerite vanno dalle più semplici, come non usare il telefono mentre si scende una rampa di scale (che il sito definisce come l’infortunio più diffuso), a quelle più complesse, come segnalare azioni e situazioni non sicure o proporre idee per rendere accattivanti le esercitazioni antincendio. Infine, si possono organizzare visite di osservazione accompagnate con il personale degli uffici o individuare una serie di lavoratori perché diventino il punto di riferimento di una specifica regola di sicurezza, imparandone la normativa, come rispettarla e quali benefici può portare all’Azienda e alle persone.

La piattaforma vuole dunque trasmettere agli utenti come insegnare la sicurezza ai loro colleghi, creando un circolo virtuoso.

Alla base di tutto c’è la metodologia Viral Change pensata dall’esperto organizzativo Leandro Herrero, che ha partecipato alla presentazione del nuovo sito. Secondo Herrero, la consapevolezza indotta dei sistemi di comunicazione top-down, ossia la sensibilizzazione dall’alto, non basta a modificare il comportamento di una certa comunità. Non è possibile fare campagne di sensibilizzazione su tutto e costantemente, e quando una di esse termina i soggetti tendono a dimenticare e l’effetto si affievolisce.

Per Herrero bisognerebbe aggiungere all’elemento push un elemento pull per fare in modo che le informazioni divulgate attecchiscano e creino un cambiamento sociale. Bisogna passare dalla matematica dell’addizione a quella della moltiplicazione: “Coinvolgiamo qualcuno, poi qualcun altro, teniamo un seminario, poi due, poi tre e andiamo avanti così, ma quanti seminari sarebbero necessari per raggiungere l’intera popolazione? Sarebbe invece necessario coinvolgere un soggetto e poi fargli intraprendere una certa iniziativa per coinvolgerne altri, che ne coinvolgerebbero altri ancora. Oggi usiamo strumenti lineari, che non possono dare questi risultati”.

Occorre dunque un meccanismo esponenziale per coinvolgere la totalità di una comunità nell’applicare regole di sicurezza e di salute. Per questo, il sito è stato pensato per la diffusione dei comportamenti della sicurezza sul posto di lavoro o a scuola.

Come si fa male l’Italia che lavora: succede anche negli uffici

Secondo Scotti la situazione sta già cambiando, e lo si può vedere da una maggiore attenzione dei media sul fenomeno delle morti sul lavoro. Che l’attenzione ci sia è facilmente verificabile: la query “morti sul lavoro 2021” restituisce 13 milioni di risultati, fra report e notizie. Che però questo sia un segnale positivo non è così scontato e l’informazione non è stata scevra dallo sciacallaggio mediatico, come nel caso di Luana D’Orazio, la ventiduenne morta sul lavoro a Montemurlo (Prato), di cui i giornali hanno parlato a lungo coinvolgendo anche la sua vita privata. Non a caso, il numero delle morti sul lavoro è rimasto pressoché costante negli ultimi anni: nel 2020 sono state 1.538, nel 2019 1.205 e 1.279 nel 2018.

Italia Loves Sicurezza, però, affronta il problema senza escludere le pratiche che nel quotidiano potremmo considerare superflue, così da prevenire gli infortuni più piccoli che possono avvenire anche alla scrivania dell’ufficio. Secondo l’INAIL, gli infortuni avvenuti in Italia nei primi dieci mesi del 2021 sono stati 448.110, e non dobbiamo immaginarli solo come incidenti di cantiere. Per esempio, 33.000 di questi sono avvenuti nell’ambito della sanità e assistenza sociale. O ancora, impieghi come le attività legali e contabilità hanno avuto 799 infortuni e 3 decessi. Nelle attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale sono avvenuti 3.747 incidenti, 13 dei quali mortali. Nel settore della pubblicità e delle ricerche di mercato si sono registrati 511 infortuni e 2 morti. Nella ricerca scientifica ne sono avvenuti 392, con un decesso. Infine, anche nei servizi veterinari è stato registrato un incidente mortale, su un totale di 35 infortuni. Per quanto questi dati possano spaventare, le tabelle INAIL mostrano che sono in lieve diminuzione rispetto allo scorso anno.

Inoltre, non bisogna dimenticarsi degli infortuni che possono avvenire nel tragitto casa-lavoro: quest’anno si è verificato un aumento del 20,4% degli incidenti in itinere, per un totale di 62.403 casi. Per questo, Italia Loves Sicurezza si occupa anche di incentivare la sicurezza stradale, e fra le sue missioni ce n’è una dedicata alle vittime della strada.

La repressione dei comportamenti negativi genera sicurezza?

Anche le malattie professionali sono un dato importante da tenere in considerazione. Da gennaio a fine ottobre sono state 45.395 quelle insorte, 8.776 in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Le più denunciate sono le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, del sistema nervoso e dell’orecchio. Seguono poi i tumori e le malattie al sistema respiratorio. In tutte queste nuove patologie ci sono casi di lavoratori che avrebbero potuto evitare problemi alla vista se gli fosse stato spiegato quanta distanza deve esserci fra l’occhio e lo schermo del computer, o se il datore di lavoro avesse installato dei filtri per la luce blu, così come sedie ergonomiche per evitare i problemi alla schiena. Si tratta di piccoli accorgimenti che potrebbero fare la differenza nelle vite di molte persone, oltre a evitare costi per lo Stato.

“In natura, gli insiemi complessi generano comportamenti nuovi, inaspettati, figli del sistema”, ricorda Scotti. “Allo stesso modo, le nostre azioni individuali e collettive possono generare atti quotidiani, azioni”. È la base del meccanismo che, per Herrero, crea una nuova cultura. Al di là del ruolo del leader, del role model, che può essere utile come punto di riferimento ma non così determinante nel cambiamento complessivo del comportamento di una comunità, deve esserci un approccio peer to peer, ossia quello di una rete paritetica, per far sì che il mutamento si instauri in maniera definitiva. Non bastano le costrizioni o le punizioni.

“Hanno un impatto molto limitato”, spiega Herrero, “non funzionano per sempre. Rinforzare i comportamenti positivi è molto più efficace, e nella sicurezza è un tema importantissimo”.

Foto di Jerome Dominici da Pexels