Gabriele Buia, presidente ANCE: “Troppe imprese edili, spesso fantasma, e i controlli non bastano”

Il presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, Gabriele Buia: “Mercato drogato da nuove imprese edili senza dipendenti: vogliono sfruttare i bonus. Chiediamo attenzione immediata del Governo”.

Siamo di fronte a una situazione vergognosa. Vorrei che SenzaFiltro mi aiutasse a far capire al Governo che non può investire miliardi in questa maniera, senza aver rispetto di una tipologia di impresa. Quella stessa che dovrà anche eseguire tutto il Piano Nazionale di Ripresa”.

È forse questa la dichiarazione che sintetizza meglio la risposta al nostro quesito. Le parole sono di Gabriele Buia, presidente ANCE, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili. La domanda di partenza era: “Da dove sono sbucate le numerose maestranze all’opera nel settore edile, all’indomani dell’entrata in vigore dei bonus? Come può essere garantita la formazione, e quindi, attraverso la consapevolezza dei rischi, la sicurezza nei cantieri?”.

I bonus edili chiamano nuove imprese ma non nuova sicurezza

Perché è un’autentica corsa all’oro quella fatta scattare dal bonus e super-bonus del 110% applicabili sui lavori per restauri e adeguamenti green sugli immobili. I rimborsi delle spese che vengono effettuati attraverso la cessazione del credito fiscale (come ha testimoniato per noi Paolo Righi, Presidente di Confassociazioni Immobiliare) hanno trovato in prima battuta ostacolo nella burocrazia farraginosa.

“Oggi la cosa è un po’ cambiata – ci aggiorna il presidente Righi – nel senso che il problema è l’inverso. La procedura è stata un po’ alleggerita, ci sono tanti cantieri, ma se tutte queste imprese non possono essere controllate non le si deve far lavorare, perché non è che possono morire le persone così. Per questo Confassociazioni Immobiliare chiede da sempre che questa opportunità dei bonus venga spalmata in più anni, perché questo darebbe alle aziende stabilità, tempo per programmarsi.”

Intanto tra le aziende bonus e super-bonus hanno trovato terreno fertile, facendo nascere negli ultimi due anni quasi 30.000 nuove imprese edili, di cui 6.200 nel solo ultimo trimestre. I dati sono forniti dall’analisi trimestrale Movimprese, condotta da Unioncamere e Infocamere, sui dati del registro delle imprese delle Camere di Commercio. Un’epidemia di cantieri e impalcature sotto gli occhi di tutti. E pensare che la vera impresa, prima della pandemia, era trovare manovalanza qualificata, disponibilità di capomastri che potessero eseguire e far eseguire sugli immobili anche solo un piccolo adeguamento normativo o una ristrutturazione.

La realtà? La corsa ai bonus lascia per strada la sicurezza. Genera imprese fantasma, con dipendenti inesistenti e subappalti selvaggi. Basta aggirare il contratto nazionale del settore per omettere la voce “sicurezza”. E la politica? Ancora una volta è in ritardo siderale su un fenomeno di portata nazionale.

Bonus a pioggia, imprese edili fantasma, controlli insufficienti

Il presidente ANCE Gabriele Buia ci spiega anche che l’annosa tematica dei controlli è stata più volte riproposta e affrontata, che l’ANCE ha denunciato ripetutamente la carenza di organico negli enti ispettivi italiani. Una lacuna che nei piani del Governo dovrebbe essere colmata con le nuove assunzioni previste per le necessità di settore, e non solo per gli interventi riguardanti i bonus, ma anche per tutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

“Chiaramente, nonostante la buona volontà e il potenziamento – continua il presidente Ance – le grandi aperture di cantieri di questi ultimi periodi fanno sì che ci sia una mole di controlli tale che, anche con l’aumento del personale, non sarà possibile farli in maniera costante o quantomeno adeguata all’entità delle opere che si stanno eseguendo. Quello che noi cerchiamo di promuovere è la cultura della sicurezza.”

“In ogni provincia abbiamo gli enti bilaterali, di emanazione contrattuale con i sindacati. Tra questi ce n’è uno espressamente dedicato alla sicurezza nel lavoro, che assiste solo le imprese che rispettano il contratto dell’edilizia. Questo perché c’è in atto un sistema di dati che vincola appunto all’applicazione dei sistemi di sicurezza. Se non si applica il nostro contratto, apparentemente più oneroso, non si può beneficiare di questa assistenza. Perché noi diamo dei servizi sulla sicurezza e, non meno importante, sulla formazione, più alti e quindi più costosi, perché molto più validi di altri settori industriali. Va tenuto conto che i datori di lavoro, sommando le varie voci contributive, versano ogni anno tra i 60 e i 70 milioni di euro. Eppure non bastano”.

Imprese edili senza dipendenti e senza attenzione alla sicurezza: sfruttano il 110%

Riuscire però a trasformare la prospettiva degli imprenditori in merito alla sicurezza è un processo che richiede tempo, perché va alle radici della cultura del lavoro. Ma i numerosi cantieri ci sono adesso. La gente, sull’impalcatura, ci sale per lavorarci ora.

“Lei ha toccato il tasto nevralgico – replica Buia – che continuo a denunciare a gran voce. Il Governo, secondo ANCE, pecca sull’attenzione. Il Governo deve dirci se quella della sicurezza sul lavoro sono tematiche da ribalta mediatica, quando ogni tanto viene riportato un caso eclatante di morte o infortuni, o se vuole davvero impegnarsi sui fattori della sicurezza e sulla riduzione degli infortuni. Perché non può essere solo una presa di posizione occasionale, quando occorre.” 

“Glielo dico perché, alla luce di questi numerosissimi cantieri che stanno aprendo, stiamo assistendo a un fatto che definire vergognoso forse è poco. Da una parte il mondo delle costruzioni è impegnato a investire sulla qualità, sul rispetto del contratto, insomma su tutto ciò che è la cultura della sicurezza; dall’altra parte assistiamo a situazioni vergognose, cioè all’apertura continua di imprese che applicano il codice ATECO costruzioni, che sono solo società che si propongono per eseguire il lavoro, ma non hanno organizzazione, non hanno dipendenti. Sono nate strumentalmente per fare in modo che si possa aprire il cantiere per usufruire del bonus del 110%.”

Non è questa l’impresa che serve in Italia, non sono queste le imprese che possono garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, perché senza un’organizzazione minima non si può debellare questa piaga sociale. Non si può, è fuori da ogni logica. Sto cercando di far capire al Governo che per quanto riguarda l’applicazione dei bonus, e tutti i cantieri che stanno aprendo, insiti nell’impresa stessa, occorrono quantomeno imprese qualificate, in grado di applicare il contratto di lavoro delle costruzioni, mettendo in atto tutte le misure necessarie e opportune a sconfiggere la piaga delle morti sul lavoro. Non si sta agendo così”.

“Mercato drogato da finte imprese edili, necessaria l’attenzione immediata del Governo”

Parole amare quelle di Buia, altrettanto amaramente supportate dai numeri, ancora una volta quelli del Registro delle Imprese.

Il saldo tra aperture e chiusure, nel terzo trimestre del 2021, si è attestato su un attivo di 22.258. Questa soglia era stata superata solo due volte nel decennio pre-pandemico. Ancora una volta viene da chiederci: ma tutto questo personale da dove sbuca?

Semplicemente, all’interno delle neonate imprese edili, il personale non esiste. Ce lo spiega ancora Buia: “Non hanno alcuna organizzazione sul piano della sicurezza e del controllo dei luoghi di lavoro a tutela delle loro maestranze. Non hanno niente. Le maestranze non le hanno; in caso contrario, imprese che aprono dalla sera alla mattina non possono avere l’organizzazione adeguata, perché non hanno avuto il tempo materiale minimo per farlo. È una situazione che merita l’attenzione immediata del Governo. Immediata. L’unico strumento che possiamo avere per intervenire rapidamente è applicare le norme che sono in vigore nei cantieri dell’Italia centrale impegnati nella ricostruzione per terremoto. La normativa esiste già, è pronta. Basta aggiungere due frasi: ‘Viene applicata a tutti i bonus presenti qui’. Sono soldi pubblici a beneficio di privati, e devono essere utilizzati esattamente come avvenuto fino a ieri, quando c’era un investimento pubblico. Mi sorprende che nessun bonus previsto sia sottoposto a una politica del genere”.

“A questo si aggiunge il problema che spesso queste imprese non hanno dipendenti diretti, perché subappaltano tutto. Oggi sul mercato privato, che è quello che caratterizza praticamente chi accede ai bonus in generale, non occorre dimostrare niente. Basta che lei si iscriva alla Camera di Commercio con il codice ATECO costruzioni, e con un telefono e una stanza fa impresa. Le sembra possibile che, con i problemi che abbiamo dal 2020, noi dobbiamo avere una categoria imprenditoriale che di imprenditoria non ha niente se non scopi profittevoli? E si badi: non è un fatto dimensionale, una questione di piccoli, medi, grandi. Assolutamente no. Io sto chiedendo che ogni impresa abbia un’organizzazione proporzionata all’entità dei lavori che sta eseguendo.”

“E non voglio demonizzare il subappalto. Storicamente oggi il mondo delle costruzioni è molto frammentato, si fa grande uso del subappalto. Si chiede però che l’azienda appaltatrice, l’impresa principale, abbia un organigramma che consente formazione e sicurezza. Col sistema attuale si droga il mercato, a svantaggio delle imprese corrette che hanno dei costi fissi. Mancano così figure professionali, c’è carenza di manodopera, non si trovano maestranze professionalizzate, dipendenti di tutte le tipologie. Si calcola che da oggi ai prossimi anni mancheranno al settore circa 265.000 lavoratori.”

Se si cerca di dare una geografia al fenomeno, gli stessi dati forniscono una mappa di carattere nazionale omogenea, con il Mezzogiorno che ha una marcia in più: un più facile reperimento di manodopera, quella stessa che nei decenni scorsi emigrava in cerca di lavoro, e adesso lo trova sotto casa.

In copertina: Gabriele Buia, Presidente ANCE

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