I lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli in corteo.

Whirlpool: vendi Napoli e poi muori

La Whirlpool fa marcia indietro: lo stabilimento di Napoli non chiuderà. Il ministro Patuanelli brinda al successo, ma i sindacati sono molto più cauti.

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Dalla giungla selvaggia delle crisi aziendali arriva finalmente una buona notizia: la Whirlpool Corporation, (americana, 21,25 miliardi di fatturato, che ha acquisito la Indesit anni fa e ha superato per fatturato Electrolux), dopo aver minacciato una fuga dal distretto napoletano con motivazioni assai discutibili ha deciso di tornare sui suoi passi e di revocare la cessione dello stabilimento di Napoli.

Per i lavoratori napoletani, che ieri hanno ricevuto la notizia dai tg e direttamente dal ministro Stefano Patuanelli, è un giorno di festa: se la multinazionale americana avesse insistito nella sua strategia di delocalizzazione, per migliaia di famiglie sarebbe stato un futuro a tinte grigio scure. Vale la pena ricostruire la cronaca della giornata di ieri, mercoledì 30 ottobre.

 

Il ministro Patuanelli: «Whirlpool, un successo»

«Voglio rivolgermi direttamente ai lavoratori Whirlpool di Napoli per dar loro una buona notizia: in queste ore l’azienda mi ha comunicato la volontà di ritirare la procedura di cessione». Ad annunciarlo il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, in un video su Facebook.

L’annuncio di Whirlpool è arrivato a poche ore dall’avvio della procedura di cessione del sito campano di via Argine, alla vigilia di una manifestazione dei sindacati a Napoli. «Questa revoca fa sì che ci sia una possibilità di ricominciare a produrre nello stabilimento di Napoli», ha detto ancora il ministro Patuanelli. «In questo momento si ricomincia a produrre con le stesse condizioni di prima, e credo che adesso ci siano le condizioni per risedersi a un tavolo con l’impresa e le parti sociali», ha aggiunto, sottolineando che «è stata fatta una buona squadra che ha convinto Whirlpool a recedere».

È la stessa multinazionale a spiegare la clamorosa decisione. Whirlpool Emea è pronta a «ritirare la procedura di trasferimento del ramo d’azienda, a non procedere con il licenziamento collettivo dei dipendenti di Napoli e a continuare la produzione delle lavatrici. La decisione, condivisa con il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, è stata presa con l’obiettivo di ripristinare un clima costruttivo nella trattativa con il Governo e i sindacati».

Whirlpool Emea ritiene infatti che «le attuali tensioni siano controproducenti nella ricerca di una soluzione condivisa, a fronte di una situazione di mercato che rende insostenibile il sito e che necessita di una soluzione a lungo termine». Whirlpool è convinta che, con maggior tempo a disposizione, si possa ristabilire un dialogo costruttivo e raggiungere un accordo condiviso per garantire un futuro sostenibile nel lungo termine allo stabilimento di Napoli e ai suoi 400 dipendenti; dunque, conclude la nota, «nei prossimi giorni ripartirà il tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte».

 

Whirlpool Napoli, i sindacati: «Un primo passo, ma la lotta continua»

Malgrado la buona notizia abbia già fatto il giro dei vicoli di Napoli, il segretario generale dei metalmeccanici Fim Marco Bentivogli suggerisce un po’ di realismo e mette in guardia da un ottimismo eccessivo, conoscendo piuttosto bene le tecniche di comunicazione del colosso Usa. La Fim apprende con soddisfazione la decisione della Whirlpool: «Ci sarà una tregua fino a marzo», sottolinea in una nota il segretario Bentivogli. «Whirlpool conferma il progressivo calo di mercato, e la volontà di cessione resta solo rinviata a inizio 2020. Non siamo alla soluzione, ma guadagnare tempo prezioso è utile e bisogna ringraziare i lavoratori di Napoli e di tutto il Gruppo che non si sono mai rassegnati e hanno continuato a lottare. Domani è confermata la manifestazione a Napoli e lo sciopero generale dei metalmeccanici».

La decisione di Whirlpool di ritirare la procedura di cessione e continuare l’attività produttiva anche dopo il primo novembre «è un primo passo positivo, frutto della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Whirlpool, che l’hanno fatta diventare una vertenza emblematica per il Mezzogiorno e per tutto il Paese, determinando una netta presa di posizione dell’intero governo a partire dal ruolo positivo svolto dal ministro Patuanelli». È quanto afferma il segretario generale della Fiom di Napoli, Rosario Rappa. «Un primo risultato che dimostra che il conflitto può far cambiare anche le decisioni assunte dalle multinazionali. È da qui che bisogna ripartire per arrivare a un accordo in sede ministeriale, che confermi in maniera definitiva la missione produttiva dello stabilimento di Napoli di polo unico di produzione di lavatrici Whirlpool, impiegando tutti i lavoratori senza l’utilizzo degli ammortizzatori sociali».

«Fino a quando questo non sarà raggiunto – conclude Rappa – la lotta continua, e sarà necessario mantenere tutte le iniziative che serviranno, nessuna esclusa. Lo sciopero generale dell’industria e del terziario, promosso da Cgil, Cisl e Uil di Napoli per domani 31 ottobre, rappresenta un grande momento di mobilitazione di tutto il territorio partenopeo a supporto della vertenza Whirlpool e di tutte le crisi di Napoli e del Mezzogiorno».

 

Confindustria calma le acque: «Multinazionali? Conviene tenerle»

Il caso Whirlpool in effetti diventerà una case history su cui riflettere, perché dimostra che l’opposizione sociale paga e riesce a riportare anche un gigante come Whirpool a più miti consigli. D’altronde il quartier generale della multinazionale si sarà reso conto che sarebbe stato difficile continuare a operare in Italia avendo contro le istituzioni politiche e sindacali e l’intera opinione pubblica.

Che gli ambienti confindustriali abbiano accusato il colpo lo si capisce da uno studio pubblicato martedì scorso in difesa delle grandi aziende straniere che operano in Italia. Le multinazionali in Italia, si legge nel rapporto, non sono solo imprese di proprietà estera che chiudono i battenti lasciando a casa i dipendenti, come Whirlpool o Pernigotti. Fra grandi e piccole aziende il loro numero ammonta a 14.616 (nel 2017), e pur rappresentando solo lo 0,3% delle aziende residenti nel nostro Paese danno lavoro a 1,31 milioni di persone, vale a dire al 7,9% degli occupati nel settore privato; contribuiscono per il 15,1% al valore aggiunto prodotto dalle imprese (113 miliardi) e generano il 18,3% del fatturato (539 miliardi), il 14,4% degli investimenti (13,1 miliardi) e finanziano ben il 25,5% della spesa privata in ricerca e sviluppo (3,6 miliardi).

Inoltre hanno un effetto moltiplicatore. Ogni euro investito determina una crescita complessiva della produzione industriale di circa 2,8 euro, considerando effetti diretti, indiretti e indotti. In termini occupazionali l’impatto è altrettanto importante: per ogni occupato in più nelle grandi multinazionali estere si generano nell’intero sistema economico quattro posti di lavoro aggiuntivi. Per questo conviene tenerle in Italia, giocando se possibile in anticipo, quando sono ancora sane, per non arrivare in ritardo quando c’è ormai poco da salvare. È su questo fronte che si focalizza l’Advisory Board investitori esteri di Confindustria.

 

 

Photo credits: Leggilo.org

Bruno Perini è nato a Milano il 21 novembre del 1950. E’ diventato professionista nel 1987. Giornalista economico finanziario e politico giudiziario, ha lavorato per circa trent’anni al quotidiano il manifesto. Per due anni ha lavorato al settimanale della Rcs Il Mondo. Ha collaborato con Prima Comunicazione, con il Sole 24 ore, con Radio 24 come conduttore della rassegna stampa, con il Corriere della Sera, con l’agenzia Asca.‏ [ Guarda tutti gli articoli ]

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