Informagiovani Roma, la digitalizzazione è una chiusura

Il servizio supera gli standard di qualità, la società che lo gestisce è in positivo, eppure Informagiovani Roma chiude lo stesso: la “riorganizzazione digitale” del centro di orientamento capitolino nasconde un taglio a dei servizi che non possono essere sostituiti da un chatbot. E i responsabili non rispondono

22.06.2026
Il Centro Servizi di Informagiovani di Roma in attività

Se si chiede a Julia, il nuovo chatbot IA di Roma Capitale, di dare una lista delle biblioteche e degli spazi di coworking a Roma, di sicuro saprà fornire una risposta. Se però la domanda fosse “non so se continuare il mio percorso di studi e in tal caso a chi fare riferimento”, Julia risponderebbe in maniera insulsa e, in alcuni casi, anche consigliando centri di ascolto e orientamento come Informagiovani. Una risposta giusta, in teoria, ma che da alcuni giorni ha assunto un tono paradossale.

Perché in una Roma che comincia a prepararsi alle elezioni comunali del 2027, i cittadini potrebbero perdere un ulteriore servizio gratuito. L’Informagiovani della Capitale ha chiuso i battenti a partire dal 1 giugno 2026, lasciando un vuoto al posto di quello che è stato per oltre trent’anni lo spazio dedicato all’orientamento formativo e professionale dei giovani tra i 14 e i 35 anni.

Un evento di Informagiovani a Roma
Un evento di Informagiovani a Roma.

Informagiovani Roma chiude: perché, e per scelta di chi?

“Informagiovani Roma si rinnova. Dal 1 giugno 2026 le attività continuano in modalità digitale. Il Centro Servizi presso la Pelanda al Mattatoio non sarà più attivo”: così, in un post e un breve comunicato viene messa la parola fine alle attività analogiche del centro.

Un avviso scritto sulla "riorganizzazione" digitale di Informagiovani.
Un avviso scritto sulla "riorganizzazione" digitale di Informagiovani.

Chi ha la responsabilità di questa scelta? L’amministrazione Gualtieri, che non è convinta delle potenzialità di questo progetto, o che potrebbe aver deciso di direzionare i fondi verso altre iniziative? Zètema è la società partecipata al 100% del Comune che si occupa di tutto ciò che riguarda la cultura; il che, per una città come Roma, significa parlare di una delle società con più peso amministrativo e politico. Musei, eventi, sportelli, mostre, turismo, progettazione, conservazione, tutto passa da questa struttura, che ogni anno pubblica un report sullo stato dei servizi offerti, sulla base di un’indagine che comprende anche le interazioni sui canali social.

Nel 2025 Roma Capitale ha finanziato il servizio Informagiovani gestito da Zètema: il bilancio della società indica ricavi per oltre 1,5 milioni di euro. Nello stesso periodo i monitoraggi interni riportano un gradimento degli utenti superiore agli standard previsti: 2,63 su 3 (bilancio al 31.12.2025). Un dato che apre una domanda: perché è stato interrotto un servizio che, secondo i parametri dichiarati dalla società, raggiungeva gli obiettivi di qualità?

Il tema centrale è soprattutto l’ascolto: mentre la rete degli Informagiovani in Italia rimane attiva e pronta ad accogliere i dubbi e le riflessioni degli under 35, a Roma il servizio viene affidato – si legge – ai Centri di orientamento al lavoro, i cosiddetti C.O.L., che, secondo gli ex lavoratori di Informagiovani hanno però una situazione in cui gli operatori sono già in sovraccarico e a fatica riuscirebbero a portare avanti anche un servizio del genere.

Le domande senza risposta sulla chiusura: l’amministrazione sceglie il no comment

Abbiamo provato a contattare Lorenzo Marinone, consigliere dell’Assemblea capitolina di Roma Capitale e delegato del sindaco di Roma alle Politiche Giovanili, ma non abbiamo ottenuto il confronto che speravamo. «Preferisco non rispondere», ci ha detto al telefono. Non bastano le lettere di encomio degli assessorati alle Politiche Giovanili dei municipi, a nulla servono i complimenti che negli anni gli assessori hanno rivolto agli operatori e alle operatrici della Pelanda, nel Complesso dell’ex Mattatoio di Testaccio, al civico 4 di piazza Orazio Giustiniani.

Gli incontri tra Zètema, l’amministrazione e i sindacati per ora hanno prodotto pochi risultati, nonostante questi ultimi abbiano proposto, tra le varie istanze, di trasferire i lavoratori del servizio dallo spazio fisico alla gestione del canale online. Il 18 giugno si è tenuto un incontro tra le parti: il tavolo in Prefettura tra CGIL, USI e l’azienda si è concluso con la sospensione dello stato di agitazione. Dopo due ore di confronto, Zètema si è impegnata ad aprire un tavolo con i sindacati e a convocare entro quindici giorni un incontro triangolare con azienda, sindacati e amministrazione. Ora si attendono gli sviluppi.

Al momento queste risorse sono state ricollocate all’interno delle Biblioteche di Roma, ma il servizio è molto diverso e la decisione apre un’altra riflessione: come si giustificano circa 0,7 milioni di euro per il 2024 (e, non con una percentuale fissa, altri fondi pubblici), che fanno parte del piano gestionale annuale 2025 di Zètema?

A quanto pare l’amministrazione sarebbe più interessata alla digitalizzazione degli spazi, avendo scelto di non dare troppe spiegazioni in merito a questa scelta. Il rischio però è di decidere in modo sommario su una cittadinanza che, al contrario, chiede più ascolto. Lo si capisce già dai commenti al comunicato postato sui social: “Un colpo al cuore leggere questa notizia. Quando mi sono laureato e stavo cercando faticosamente di entrare nel mondo del lavoro ho trovato nelle persone che lavoravano in quell’ufficio un grande aiuto, ma soprattutto grande empatia e comprensione. Festeggiai con loro la mia successiva assunzione, gli devo molto. Spero in un ripensamento”, si legge. E ancora: “Che delusione… fare tagli su un servizio utile ed effettivamente funzionante (parlo per esperienza personale) mirato ad aiutare i giovani. Un ulteriore colpo per noi ragazzi che ci ritroviamo completamente soli in mano al mondo… Quando lo capirete che il digitale non è minimamente paragonabile a parlare con una persona vera, che ti ascolta con professionalità? Che tristezza”.

«Parlare con un essere umano può fare la differenza»: l’orientamento secondo chi lo ha sperimentato

L’esperienza che un utente può avere con un chatbot, quando si tratta di orientamento e di progetti di vita, può essere sufficiente? È questa la domanda da cui siamo partiti per analizzare il caso di Informagiovani. Abbiamo quindi ascoltato la testimonianza di Alessandro Bruni, 34 anni, che ha usufruito in passato del servizio per risolvere una situazione in sospeso riguardante il suo percorso di laurea.

«Al tempo mi sono rivolto al servizio perché avevo messo da parte gli studi in economia, nel frattempo avevo cominciato a lavorare, ma avevo ancora una nebbia in testa e non riuscivo a capire che direzione dare al mio futuro» spiega, e aggiunge: «Mi è servito molto per sbrogliare la matassa di pensieri che avevo in testa». Ironia della sorte, Alessandro è venuto a sapere dell’esistenza dello sportello grazie a uno dei chatbot oggi più utilizzati, come quello citato a inizio articolo, che gli ha consigliato di rivolgersi a uno spazio di ascolto fisico, reale.
La componente dell’ascolto rimane fondamentale, perché per Alessandro in questi posti ci vanno ragazzi molto più giovani, che spesso vengono da contesti famigliari difficili, dove non c’è stato un indirizzamento dal punto di vista formativo o professionale.

«Trovarsi di fronte un essere umano che abbia un minimo di interesse può fare la differenza, perché un chatbot può essere super efficiente rispetto a un umano quando si parla di ricerca delle informazioni, però non potrà mai fare quello che può fare un rapporto umano» spiega, aggiungendo di trovare la scelta folle, perché tra tutti i modi in cui vengono investiti i soldi nella Capitale, spesso discutibili, questo è proprio ciò che può cambiare la vita dei giovani che vogliono costruirsi un futuro.

Si tratta, spiega Alessandro per concludere, di un servizio di gran lunga migliore degli open day. «Lì sei uno tra tanti» conclude, spiegando come invece alla Pelanda ci fossero l’attenzione e il giusto ascolto per dare una svolta al proprio futuro.

Un chatbot risponde, ma non orienta: le testimonianze degli ex lavoratori

A conferma del fatto che la chiusura di Informagiovani è stata un vero e proprio fulmine a ciel sereno, abbiamo raccolto anche il parere di alcuni ex lavoratori, la cui identità non verrà rivelata per tutela. Dalle loro testimonianze emerge uno scenario in cui la decisione di chiudere lo sportello sarebbe stata presa senza rappresentanza, senza criterio, e con motivazioni che non trovano riscontro con la realtà.

«Mancano i numeri» lamenta l’amministrazione, ma il servizio solo nel 2025 ha fornito assistenza a 13.000 persone in tutti i municipi di Roma, tra ragazzi delle scuole di terza media, i genitori e le famiglie. C.D. ci racconta che «in questo modo si perde una qualità di orientamento che è sempre stata il fiore all’occhiello della città, e che qualcuno ci ha anche espresso in termini di eccellenza: i cittadini, chi vive fuori Roma, gli stessi servizi di altre città». Poi aggiunge: «Spesso ciò che non si capisce è che un operatore cerca di guardare la persona a 360 gradi e comprendere se ha bisogno, in quel preciso momento della sua vita, di essere stimolata per andare avanti anche su altri aspetti del proprio percorso. Nella mia carriera ho consigliato corsi di danza, di teatro e molto altro, che servono a far aprire le persone; anche l’ingegnere con 110 e lode». Queste cose un chatbot non è in grado di farle, soprattutto perché, spiega C.D., «chi fa questo lavoro poi si nutre di aggiornamento continuo e di lavoro su se stessi».

Anche O.N. ci racconta come, tra i punti di forza del servizio, ci fosse una rapidità di risposta da fare invidia. Parla di un azzeramento dei tempi di replica e di verifica effettiva delle informazioni, qualcosa che l’intelligenza artificiale spesso non è in grado di fare, specie perché si affida a materiale presente online e non riesce a fare un lavoro di indagine più approfondito.

«La seconda cosa per cui l’IA non è affatto a pari livello sta proprio in ciò che la società non riesce a capire, fino a quando non gli serve di usarla: l’orientamento» spiega O.N., «cioè l’attività tramite la quale una persona può davvero ottenere gli strumenti per compiere una scelta consapevole: liberarsi dalle pressioni dei genitori che vogliono che faccia una cosa che non le piace, comprendere che un percorso di vita non è allineato con le sue aspettative».

Un algoritmo può restituire una risposta, ma non può cogliere quella parte invisibile fatta di dubbi, pressioni, paure e desideri; perché è anche lì che si annidano i semi del futuro dei giovani di tutte le epoche. Anche per questo, facendo nomi e cognomi, torniamo a chiedere a tutti i responsabili di questa decisione, a partire dal consigliere Lorenzo Marinone: che cosa state facendo con il futuro degli under 35 della Capitale?

 

 

 

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In copertina: il centro servizi di Informagiovani Roma, prima della chiusura.

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