A conferma del fatto che la chiusura di Informagiovani è stata un vero e proprio fulmine a ciel sereno, abbiamo raccolto anche il parere di alcuni ex lavoratori, la cui identità non verrà rivelata per tutela. Dalle loro testimonianze emerge uno scenario in cui la decisione di chiudere lo sportello sarebbe stata presa senza rappresentanza, senza criterio, e con motivazioni che non trovano riscontro con la realtà.
«Mancano i numeri» lamenta l’amministrazione, ma il servizio solo nel 2025 ha fornito assistenza a 13.000 persone in tutti i municipi di Roma, tra ragazzi delle scuole di terza media, i genitori e le famiglie. C.D. ci racconta che «in questo modo si perde una qualità di orientamento che è sempre stata il fiore all’occhiello della città, e che qualcuno ci ha anche espresso in termini di eccellenza: i cittadini, chi vive fuori Roma, gli stessi servizi di altre città». Poi aggiunge: «Spesso ciò che non si capisce è che un operatore cerca di guardare la persona a 360 gradi e comprendere se ha bisogno, in quel preciso momento della sua vita, di essere stimolata per andare avanti anche su altri aspetti del proprio percorso. Nella mia carriera ho consigliato corsi di danza, di teatro e molto altro, che servono a far aprire le persone; anche l’ingegnere con 110 e lode». Queste cose un chatbot non è in grado di farle, soprattutto perché, spiega C.D., «chi fa questo lavoro poi si nutre di aggiornamento continuo e di lavoro su se stessi».
Anche O.N. ci racconta come, tra i punti di forza del servizio, ci fosse una rapidità di risposta da fare invidia. Parla di un azzeramento dei tempi di replica e di verifica effettiva delle informazioni, qualcosa che l’intelligenza artificiale spesso non è in grado di fare, specie perché si affida a materiale presente online e non riesce a fare un lavoro di indagine più approfondito.
«La seconda cosa per cui l’IA non è affatto a pari livello sta proprio in ciò che la società non riesce a capire, fino a quando non gli serve di usarla: l’orientamento» spiega O.N., «cioè l’attività tramite la quale una persona può davvero ottenere gli strumenti per compiere una scelta consapevole: liberarsi dalle pressioni dei genitori che vogliono che faccia una cosa che non le piace, comprendere che un percorso di vita non è allineato con le sue aspettative».
Un algoritmo può restituire una risposta, ma non può cogliere quella parte invisibile fatta di dubbi, pressioni, paure e desideri; perché è anche lì che si annidano i semi del futuro dei giovani di tutte le epoche. Anche per questo, facendo nomi e cognomi, torniamo a chiedere a tutti i responsabili di questa decisione, a partire dal consigliere Lorenzo Marinone: che cosa state facendo con il futuro degli under 35 della Capitale?
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In copertina: il centro servizi di Informagiovani Roma, prima della chiusura.