PNRR per donne e giovani: chi prende i fondi poi non assume

Fatta la legge, trovata la deroga. I fondi PNRR stanziati dal decreto legge 77/2021 prevedono di assumere donne e giovani nella misura di almeno il 30%, ma ci sono più eccezioni che regole, con due aziende su tre che non rispettano i vincoli previsti

24.05.2024
PNRR per donne e giovani, le aziende prendono i fondi e non li assumono: manifestanti in piazza per il lavoro

Sono passati quasi tre anni dall’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, meglio noto come PNRR, che aveva l’obiettivo di risollevare l’Italia dopo l’emergenza sanitaria legata al COVID-19 attraverso uno stanziamento arrivato oggi a 194 miliardi di euro. Giovani e donne, nello specifico, sono stati indicati come priorità trasversali ai vari progetti pianificati; l’impegno verso queste fasce di popolazione, tuttavia, è stato in buona parte disatteso al momento di spendere i soldi stanziati per assumerli.

In relazione alle donne, le iniziative finanziate nell’ambito del Piano devono avere l’obiettivo di “aumentare il livello di partecipazione nel mercato del lavoro, supportare la creazione di piccole e medie imprese con fondi per l’imprenditoria femminile e correggere le asimmetrie che ostacolano le pari opportunità”. Riprendendo quanto riportato sul sito del PNRR, sono numerose le strade elencate per arrivare a questo traguardo, dal potenziamento degli asili nido per permettere una maggiore partecipazione alla vita lavorativa all’investimento sulla formazione in competenze STEM, dal supporto all’imprenditoria femminile al rafforzamento dei servizi di cura per consentire una distribuzione più equa della gestione degli impegni familiari.

In merito ai giovani, invece, il Piano stabilisce un investimento “nella formazione e nella ricerca per migliorare l’occupazione (…) e semplificare la loro scelta del percorso di studi, valorizzando così il potenziale delle nuove generazioni e la partecipazione attiva all’interno della società”. In questo caso l’investimento in apprendistato, il potenziamento del servizio civile e l’imprenditoria giovanile sono solo alcune delle linee di intervento citate.

PNRR per l’occupazione di donne e giovani: fatta la legge, trovata la deroga

Per consentire la messa a terra di questi principi, il decreto legge 77/2021 definisce anche dei vincoli per gli operatori economici che vincono gare d’appalto finanziate dal PNRR; vincoli, appunto, legati all’assunzione di donne e giovani sotto i 36 anni.

L’articolo 47 prevede infatti “l’obbligo di assicurare una quota pari almeno al 30%, delle assunzioni necessarie per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali, sia all’occupazione giovanile sia all’occupazione femminile”. La quota del 30%, inoltre, “deve essere riferita unicamente alle assunzioni necessarie per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali,” ripete il decreto, “da determinarsi avendo riguardo all’intero arco temporale di esecuzione del contratto ed applicando un criterio di funzionalità di dette nuove assunzioni rispetto all’esecuzione del contratto aggiudicato nei tempi e secondo le modalità previste”.

Lo stesso articolo definisce però anche definite delle deroghe all’applicazione dei “dispositivi per la promozione dell’occupazione giovanile e femminile”, indicando che “le stazioni appaltanti possono escludere l’inserimento nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti dei requisiti di partecipazione di cui al comma 4, o stabilire una quota inferiore, dandone adeguata e specifica motivazione”. Due le tipologie di deroga previste: la prima indica “la possibilità per le stazioni appaltanti di escludere l’inserimento, nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, dei requisiti di partecipazione relativi all’inserimento di clausole necessarie e/o di premialità e all’obbligo di assicurare, in caso di aggiudicazione del contratto, una quota non inferiore al 30% delle assunzioni necessarie per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali, sia all’occupazione giovanile sia all’occupazione femminile”.

La seconda prevede la “possibilità per le stazioni appaltanti di stabilire una quota inferiore al 30% delle predette assunzioni”.

In sostanza, è previsto un obbligo, ma, in presenza di determinate motivazioni, potrebbe essere disatteso; oppure si può assumere una percentuale minore di donne e giovani under 36 rispetto a quella del 30%. Il punto è che le motivazioni appaiono quantomeno generiche e di larga interpretazione. Si parla infatti nella disposizione della possibilità di avvalersi di deroga “qualora l’oggetto del contratto, la tipologia o la natura del progetto o altri elementi puntualmente indicati ne rendano l’inserimento impossibile o contrastante con obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche”. Che, come spesso accade nel linguaggio burocratese, vuol dire tutto e niente.

Perché il PNRR per donne e giovani non funziona

Indicazioni e obiettivi così generici hanno portato la situazione a sfuggire di mano.

Lo scorso 14 maggio Giuseppe Busia, presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), organismo incaricato della vigilanza sugli appalti legati al PNRR, è stato ricevuto in audizione alla Camera per rendere conto dell’attività annuale dell’ente. Busia ha evidenziato come, dal 2022 al 2023, non è aumentato il ricorso delle imprese alle clausole a favore dell’occupazione giovanile e femminile.

“Purtroppo i dati non sono confortanti: in base ai dati raccolti dall’Autorità la percentuale di utilizzo di queste clausole è aumentata di meno di un punto percentuale per tutte le fasce di importo considerate, risultando di poco superiore alla metà del totale. La percentuale era il 56,62% nel 2022; è stata del 56,87% nel 2023. Praticamente la stessa.”

Dati che si incrociano con quelli relativi al ricorso alle famose deroghe: con riferimento al 2023 l’ANAC ha evidenziato come circa l’80% degli appalti del PNRR e PNC (Piano Nazionale Complementare) per contratti di importo pari o superiore a 40.000 euro preveda una deroga totale o parziale alla clausola del 30% a favore dell’assunzione di donne e giovani.

Se la percentuale di deroghe totali diminuisce in confronto al 2022 (20%, 17% e 16% rispetto al 33%, 32% e 31% per i contratti di importo pari o superiore a 40.000, 150.000 e un milione di euro), aumentano quelle parziali, in media del 20% in rapporto al 9% circa del 2022 per tutte le fasce di importo. Analizzando le motivazioni più frequenti della deroga, nella maggior parte dei casi o non è specificata la ragione o viene citato l’importo ridotto del contratto, ossia: le risorse messe a disposizione vengono giudicate insufficienti per assumere personale o sottostare a vincoli relativi a determinate assunzioni.

Nel caso delle donne, alle stazioni appaltanti viene attribuito un maggior punteggio se in possesso di certificazione di genere, attribuita se l’azienda mette in atto una serie di azioni legate ad aspetti come parità salariale, tutela della maternità e opportunità di crescita in azienda. Sul fronte certificazione, il PNRR ha previsto uno stanziamento di dieci milioni di euro.

Due aziende su tre prendono i fondi e disattendono le clausole

Una situazione, questa, che non giova ai numeri sull’occupazione, sia femminile che giovanile.

Sul fronte donne, il PNRR punta a incrementare di quattro punti percentuali l’occupazione nel biennio 2024-2026, partendo da uno 0,7% registrato nel 2021 rispetto all’anno precedente. La situazione di partenza parlava di un tasso di inattività per necessità assistenziali del 35% in rapporto a una media europea del 31%, e di circa il 74% di differenza nell’occupazione tra donne di 25/49 anni con figli in età prescolare e donne senza figli. Più bassa rispetto al resto di Europa anche la percentuale relativa al tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro, 53,8% rispetto a una media del 67%.

Per quanto riguarda i giovani, l’obiettivo è un +3,2% di incremento dell’occupazione nel biennio 2024-2026, in confronto a un dato di partenza dello 0,4% del 2021 rispetto all’anno precedente. In questo scenario pesa il dato relativo ai NEET, i giovani che non studiano né lavorano, circa il 27,9% del totale della fascia d’età 20/34 anni, e il 29% relativo al tasso di disoccupazione giovanile per la fascia 15-24 anni.

Gli ultimi dati disponibili parlano di un leggero incremento dell’occupazione rispetto al 2021, +2,1% in un anno, con un aumento che però, ad esempio, riguarda più gli over 50 rispetto alla fascia 15/34 anni.

Si è creata, quindi, una situazione per cui le aziende usufruiscono comunque dei fondi del PNRR, ma in molti casidue su tresenza attenersi ai vincoli relativi alle assunzioni. Una percentuale non banale se rapportata al totale dei progetti, rispetto alla quale non sembrano esserci misure correttive nell’immediato. C’è inoltre da approfondire quanto nel periodo di riferimento si riuscirà a traguardare gli obiettivi prefissati, che al momento sembrano essere ostacolati dal ricorso alle deroghe legate ai vincoli di assunzione.

Un segnale potenzialmente positivo potrebbe arrivare dalla rimodulazione del PNRR approvata alla fine dell’anno precedente, che ha portato a un aumento del numero di riforme, 66, sette in più rispetto al piano originario e degli investimenti (150). La rimodulazione ha consentito di liberare circa 21 miliardi di euro per le imprese, con focus sui settori dell’agricoltura e del turismo.

Bisognerà ora capire quale sarà l’impatto effettivo di questi nuovi investimenti, e soprattutto pensare a una ridefinizione delle clausole relative alle deroghe e ai criteri di premialità.

 

 

 

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Photo credits: partitodemocratico.it

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