Arquata del Tronto dopo il sisma: il turismo che non c’era

Gli enti locali e le associazioni raccontano il turismo lento da inventare sulle macerie del terremoto del 2016: nella disgrazia, un’occasione.

“Le località marchigiane colpite dal sisma che risultano aver perso la totalità delle strutture ricettive sono Arquata del Tronto, Cessapalombo e Visso, seguite da Ussita al 92%, Pieve Torina all’86% e Norcia al 77%, considerando che quest’ultima era la cittadina con più alto numero di strutture ricettive presenti rispetto agli altri quindici comuni del Parco.”

Questo si evince nel documento Il sistema turistico del parco pre e post sisma elaborato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini. A seguito degli eventi sismici del 24 agosto e del 30 ottobre 2016, l’offerta ricettiva ha avuto una grave perdita di posti letto e questo si è ripercosso sul turismo di queste zone.

I dati elaborati dall’Istat negli anni 2015-2016, vale a dire poco prima del sisma, riportano che nel comune del Piceno più colpito, Arquata del Tronto, erano tre gli esercizi alberghieri, con 54 posti letto,  e19 gli esercizi extra-alberghieri, con 241 posti letto. L’inagibilità delle strutture a causa del terremoto ha chiaramente portato a un crollo della disponibilità. Nel documento del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, inoltre, si affronta anche il tema dei flussi turistici.

Arquata del Tronto, un turismo lento da costruire da zero

Se da un lato gli eventi sismici hanno creato una frattura nel sistema turistico delle zone colpite, dall’altro proprio per questo nei territori come Arquata del Tronto si può ripartire costruendo un nuovo modo di fare turismo da zero. È il sindaco reggente di Arquata, Michele Franchi, a spiegarci che tipo di turismo intende favorire l’amministrazione.

Michele Franchi, il sindaco di Arquata del Tronto

“Prima del sisma l’attività turistica si basava molto sull’ambito religioso, intercettato dalle vicine località come Cascia, quello enogastronomico di Amatrice e Norcia, e quello legato a Castelluccio, che si raggiungeva attraversando i nostri paesi durante i mesi estivi o nel periodo della fioritura. In questo periodo chiaramente abbiamo un turismo mordi e fuggi, anche perché mancano le strutture ricettive e ci sono pochissimi posti letto.”

“Noi però vogliamo ripartire dal turismo lento, dai percorsi naturalistici, dalle passeggiate nei sentieri; un modello nuovo che possa intercettare turisti più consapevoli, maggiormente attenti al nostro territorio, che vogliano vivere appieno la nostra storia, le nostre tradizioni, quello che offre la natura che ci circonda. Tutto nell’ottica di uno scambio reciproco tra luoghi e turisti. Questo inevitabilmente si collega a un processo di ricostruzione che possa accogliere di nuovo la storia dei nostri paesi. Inoltre vogliamo fare rete con i comuni limitrofi e creare una cooperazione ancora più forte tra territori colpiti dal sisma, ognuno con le sue peculiarità.”

Il turismo dei sentieri accessibili di Arquata Potest

Sentieri accessibili, l’importanza della sosta: quando il turismo lo fa la storia

Le associazioni che lavorano affinché questa nuova idea di turismo possa realizzarsi sono Arquata Potest e Monte Vector.

Secondo i i volontari dell’Associazione Arquata Potest, “il turismo pre-sisma ad Arquata del Tronto si sviluppava principalmente lungo tre binari: turismo delle seconde case, stabile certezza ormai da tanti anni, basato sul ritorno, nei fine settimana o nei periodi festivi, di persone originarie del luogo, che facendo acquisti nelle attività della zona contribuivano fortemente al sostegno dell’economia locale; turismo di alta montagna in mete quali Forca di Presta, il monte Vettore, la fioritura di Castelluccio o il lago di Pilato, già molto gettonate prima del sisma, dalle quali il limitrofo territorio di Arquata traeva beneficio indiretto principalmente tramite visitatori in sosta presso le attività ristorative; turismo invernale presso la stazione sciistica di Forca Canapine.”

“Poco sviluppato era il turismo legato ai sentieri di media montagna, che è il tipo di turismo che Arquata Potest vorrebbe sviluppare. Una delle caratteristiche di questi percorsi, infatti, è quella di essere dei sentieri per tutti. Sviluppandosi in media montagna, lungo i dolci declivi dell’Appennino Centrale, possono essere percorsi da escursionisti di qualsiasi età, dai più esperti a quelli alle prime armi.”

“Alcune di queste mulattiere, inoltre, ripercorrono a tutti gli effetti la storia dei luoghi, sia attraverso la presenza dell’arte dei muretti a secco, sia perché permettono di scoprire autentici gioielli architettonici nascosti nella quiete di castagneti secolari: parliamo, ad esempio, della chiesa della Madonna della Neve (XV sec.) e dell’eremo della Madonna dei Santi (XVI sec.), testimonianze della ricchezza culturale e spirituale dell’entroterra piceno.”

“Anziché piangerci addosso, abbiamo pensato di puntare sul turismo legato ai cammini e ai sentieri, così come avevamo iniziato già pochi mesi prima del sisma: recuperando cioè gli antichi sentieri di collegamento tra le frazioni e realizzando così il G.A.D.A. (Grande Anello di Arquata), un percorso di 45 km a cavallo tra il Parco Nazionale dei Sibillini e quello della Laga. Al fine di valorizzare il lavoro svolto finora ci stiamo dando da fare anche per riqualificare diverse aree di sosta presenti lungo i sentieri, proprio per far sentire i viaggiatori quanto più possibile a loro agio e permettere loro, un domani, di tornare a farci visita.”

“Certo, la riqualificazione delle aree di sosta richiede degli importi economici più onerosi, che una piccola associazione come la nostra non può permettersi di sostenere da sola. Per superare questo divario ci stiamo muovendo in più direzioni: partecipando ai bandi, ad esempio, oppure chiedendo supporto alle istituzioni locali. I risultati ci indicano che stiamo andando nella direzione giusta, e questa per noi è la migliore benzina per portare avanti questa avventura al fine di accompagnare i nostri territori nella difficile ripartenza post-sisma. Senza perdere la speranza di rivederli bellissimi come erano prima.”

“Il nostro turista ideale è un alleato più concreto dello Stato e delle istituzioni”

L’altra associazione è Monte Vector, guidata da Elena Pascolini e Stefano Cappelli, la cui sede è presso il rifugio Mezzi Litri, che prende il nome dal canale del Monte Vettore che si erge sopra di esso.

Quando ho chiesto a Elena che cosa voglia dire occuparsi di turismo nelle zone terremotate mi ha risposto: “Aggiungerei: zone terremotate senza vocazione turistica. Il che non significa che non abbiano attrattive sia naturalistiche che culturali di grande rilievo, ma che non hanno precedentemente investito nelle attività turistiche per varie ragioni di natura socioeconomica. Nel caso specifico di Arquata del Tronto, il turismo era rappresentato in larga parte dal ritorno alle seconde case da parte di cittadini che erano emigrati negli anni precedenti, ma che avevano mantenuto una salda radice nei luoghi che andavano a ripopolare nel corso dell’estate”.

“La nostra associazione ha da subito indicato questa mancanza come una lacuna che avrebbe sfavorito non solo il turismo ma anche il diritto di abitare e di soggiornare da parte sia dei detentori di seconde case che di chi aveva dovuto scegliere la soluzione del C.A.S. Una situazione come quella di Castelluccio o Amatrice, seppur drammatica, non è confrontabile alla nostra perché il turismo era già la peculiarità e la leva economica delle comunità residenti. Ad Arquata si deve costruire da zero l’idea stessa di turismo. Si deve cercare di trasmettere sia ai viaggiatori che ai residenti nel territorio il senso di rispetto profondo e di collaborazione nell’offrire un prodotto che agevoli la conservazione delle tradizioni autoctone, e che addirittura le rinforzi, opponendosi a un modello consumistico che si è già dimostrato disfunzionale alle attività economiche, deturpante per il territorio e nocivo per il tessuto sociale. I nuovi modelli di sviluppo devono tener conto della conservazione del territorio e del rispetto per le persone che hanno scelto di resistere: per questa ragione ci sentiamo di contrastare con tutte le nostre forze modelli imposti dall’alto.”

Il nostro turista ideale è sempre più consapevole, presente e rispettoso; è un alleato che ha sostenuto la nostra idea in modo molto più concreto rispetto allo Stato e alle istituzioni. È attento alle fragilità della terra che calpesta, cerca amicizia, dialogo e un pezzo di mondo da condividere e dove poter tornare per stare bene, e chissà, forse anche per restare. Lavorare, creare, generare nuove economie in sintonia con le precedenti e in aiuto a quelle già presenti è il motore per rigenerare la comunità, perché una comunità è fatta principalmente di scambi.”

Concludendo, se da un lato gli eventi sismici hanno distrutto tutto, dall’altro possono dare a territori come Arquata del Tronto la possibilità di ripartire da zero e trovare un nuovo modo di attrarre i turisti. Non soltanto un servizio di posti letto di passaggio, ma una vera e propria scoperta del territorio, con le sue peculiarità geomorfologiche, zoologiche, culturali ed enogastronomiche.

Foto di copertina: Stefano Cappelli ed Elena Pascolini nel borgo di Arquata dopo il sisma. Photo credits: Francesco Alesi

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