"caffè, per favore": frase da Blue Monday

Ognuno ha il lunedì che si merita (farsi domande)

Ogni lunedì è la stessa storia: la voglia di lavorare latita e l'umore è al minimo. Esiste un modo per vivere meglio il primo giorno della settimana?

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Il punto è questo: si tratta di prospettiva e di scelte. Ogni anno ci sono 52 giorni in cui puoi sentirti uno schifo e giustificarti perché è normale, oppure pensare che siano i giorni della svolta. Ogni volta, settimana dopo settimana, ogni benedetto lunedì.

Nel secondo caso avresti un capodanno ogni sette giorni. Non ci sarebbe da aspettare un anno per resoconti e buoni propositi. La tua vita probabilmente prenderebbe davvero un’altra direzione: la direzione che hai sempre sognato.  Ma è solo un’idea, una delle due possibilità. La verità è che la maggior parte della gente festeggia il capodanno come una liberazione e soffre il lunedì come se fosse una piaga. Con qualche ragione, qualche colpa dei media e qualche colpa nostra.

Blue Monday: è giusto essere “depressi” per un giorno?

Siamo abituati a darlo per scontato e ci associamo anche qualche promozione sulla scia del Black Friday, ma il Blue Monday è un concetto relativamente recente. L’idea iniziò a circolare  nel 2005, da un articolo apparso su The Guardian.
Da allora, ogni anno, si inizia a parlare di Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, secondo una formula pseudoscientifica che calcola le condizioni metereologiche, i debiti accumulati e la capacità di fronteggiarli, la distanza dal Natale e il fallimento dei buoni propositi di qualche giorno prima.
Per chi pensa sia importante, il calcolo è il seguente.

In linea di massima ci ritroviamo il Blue Monday in uno dei quattro lunedì del mese di gennaio.

Ma la cosa davvero importante, quella a cui fare attenzione, è che in un certo senso vengono fuori messaggi sbagliati e pericolosi. Due su tutti: la depressione è “sentirsi un po’ giù”; è giusto sentirsi “depressi” un giorno l’anno. Che in fondo, fosse davvero solo un giorno, sarebbe anche una cosa buona. Ci si sfoga, e tutti gli altri giorni si è pieni di energia e buon umore. Una sorta di effetto placebo. Ma anche questa è un’idea e non necessariamente vera.

La verità è che, a prescindere dalla formula di Cliff Arnall, ogni maledetto lunedì la maggior parte delle persone si sente uno schifo.

Forse è una cosa scientifica

Ci sono alcuni motivi scientifici per cui il lunedì è così pesante. La maggior parte è di facile comprensione, e volendo si può sintetizzare con “sei meno sano”.
È probabile che nel fine settimana si sia mangiato di più, o male, o entrambi; bevuto e fumato di più; dormito pochissimo o dormito troppo. Una cosa che potrebbe non venire in mente è proprio questa: l’eccessivo riposo nel fine settimana (quando pensi di “recuperare”) manda in tilt l’orologio biologico e ci si ritrova solo più stanchi e spossati.

Un altro motivo molto interessante è quello che gli studiosi chiamano “confronto emotivo”. Passi dal sabato, quando sei finalmente libero, attraverso la domenica, che è giorno di festa, al lunedì, dove si ricomincia con il lavoro. Un meccanismo molto simile al rientro dalle ferie, solo che succede esattamente ogni settimana.

E se fosse sempre un Grande Lunedì?

Torniamo a quello splendido scenario accennato in apertura: e se facessimo ogni settimana un capodanno? In fondo si tratta di scelte, di prospettiva – di mindfulness.

Sì, potrebbe funzionare, ma è ancor più probabile che non funzionerà.
I consigli per affrontare il lunedì si sprecano, sono originali, stravaganti, sensati o meno, ma hanno una grave lacuna: puntano al problema sbagliato.
Dormi il giusto, visualizza la tua giornata, programma qualcosa di piacevole, cammina, corri, incontra gli amici, medita. Sì, tutti ottimi consigli per avere uno slancio, ma inefficaci se il problema è diverso.

Secondo un sondaggio tanto citato quanto vero (Gallup), il 70% delle persone odia il proprio lavoro, o se non lo odia non ci vede nulla di significativo. Ed è questo il punto: se non hai uno scopo alzarsi dal letto è dura. Figurarsi il lunedì.

Il problema dei consigli è che ti dicono come. Ma come non è abbastanza. Ci vuole sempre un perché.

Il come e il perché

Come diceva Nietzsche, “un grande perché sopporta qualsiasi come”.

E qui, se proprio vogliamo parlare di mindfulness e pensatori eccezionali, non si può non pensare a Marco Aurelio.

Al mattino, quando sei riluttante ad alzarti, ti venga subito in mente: «Mi alzo per assolvere il mio dovere di uomo. Ancora dunque mi lamento, se vado a fare ciò per cui sono nato e ciò per cui sono venuto al mondo? O per questo sono fatto, per riscaldarmi fra le coperte?». «Ma è più piacevole!» «Sei nato allora per il piacere, insomma per provare sensazioni, non per agire? Non vedi le pianticelle, i passerotti, le formiche, le api come assolvano il proprio dovere, come contribuiscano singolarmente all’ordine universale? Ma tu non vuoi assolvere il tuo dovere di uomo; non corri verso ciò che è secondo la tua natura.» (…)

Non ti ami infatti, ché, altrimenti, ameresti anche la tua natura e il suo volere. Altri, amando il loro mestiere, si sfiniscono nelle proprie attività senza nemmeno lavarsi e senza mangiare; tu, invece, stimi la tua natura meno di quanto stimi l’arte del cesello il cesellatore, la danza il danzatore, i soldi l’avaro o la gloria il vanitoso. Ma questi, quando facciano qualcosa con passione, non vogliono né mangiare né dormire piuttosto che non accrescere ciò per cui si distinguono; a te, invece, le opere di pubblica utilità appaiono più insignificanti e degne di minor cura.

 

(Marco Aurelio, Colloqui con se stesso)

Alla fine si tratta di questo: perché alcune persone amano il proprio lavoro, si dimenticano persino di mangiare e riposarsi e non soffrono il lunedì? E perché altre vedono tutto nero, o blu, a proposito di lunedì? La risposta è lo scopo. È la mindfulness, bellezza. Ma diciamo anche che è la natura dell’uomo.

Fa’ ciò che ami e non lavorerai un solo lunedì nella vita.

È il tizio che parla in modo semplice di cose semplici, e crede non ci sia niente di più straordinario. Ama la virgola seguita dalla e, ama i cani, il calcio e soprattutto i suoi bambini. Il suo lavoro è tutto una storia: scrive storie per gli altri (come ghostwriter) o aiuta gli altri a raccontarle. Nel web, sui social e soprattutto su LinkedIn. [ Guarda tutti gli articoli ]

Commenti

  • francesco

    la scoperta dell’acqua calda, grazie, ora andremo tutti a cercare e trovare lavori che amiamo fare

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