- Advertisement -
Draghi, l’uomo che sussurrava alle cravatte (e ai mercati)

Draghi, l’uomo che sussurrava alle cravatte (e ai mercati)

Fisco, parità di genere, Next Generation EU: ciò che farà Mario Draghi al governo si può intuire dal discorso che ha tenuto in Senato.

Frediano Finucci

17 Febbraio 2021

Due anni fa un analista del Crédit Agricole, Louis Herreau, realizzò uno studio con il quale cercava una correlazione tra l’andamento dei mercati finanziari e il tipo di cravatta indossata da Mario Draghi quando a Francoforte illustrava alla stampa le decisioni della BCE. Venne fuori che l’allora presidente in sette anni aveva sfoggiato 18 tipi di cravatte distribuite in 72 discorsi, e tra le più frequenti (sette volte) ce n’era una color malva che, se le telecamere non tradiscono, è proprio quella che il premier indossava al Senato nel suo discorso programmatico.

Per quanto possa apparire bizzarro, lo studio (che includeva persino la disamina del tipo di nodo, da falco o da colomba) rivela bene lo sfrenato desiderio che hanno sempre avuto analisti e giornalisti finanziari nel cercare una corretta interpretazione delle parole di Draghi. I cui interventi, gli addetti ai lavori lo sanno, venivano passati al vaglio di appositi software per capire quanto fosse ricorrente o meno l’uso di una parola, un aggettivo o un verbo, durante le descrizioni della politica monetaria della BCE, per poi cercare una relazione con le decisioni dell’Eurotower.

Parla, non parla, come parla: l’attesa del discorso di Draghi al Senato

Questo desiderio di sapere è legittimo (anche perché nel caso delle decisioni della BCE ci sono in ballo soldi e investimenti da fare), ma calato nella realtà italiana, negli ultimi giorni, ha assunto dei toni catastrofici davvero paradossali.

Giornalisti e comunicatori si sono fatti venire il mal di testa a forza di chiedersi come mai Draghi non usasse i social media; perché non avesse rilasciato alcuna intervista dal momento del giuramento; cosa mai intendesse quando finalmente ha pronunciato il più chiaro dei concetti: “Parlerò quando avrò qualcosa da dire”.

La verità è che il circo mediatico romano è andato nel panico totale quando ha realizzato che nei prossimi mesi verrà meno il carburante che da decenni alimenta il motore del chiacchiericcio e dei retroscena; meccanismi tipici dell’italica informazione politica di giornali e TV, e che trova una straordinaria complicità nei parlamentari nostrani, che spesso parlano senza dire nulla, oltretutto su argomenti per i quali non avrebbero titolo. Dovremo abituarci. Tutto qui. E forse un periodo di disintossicazione non è un male per la stampa italiana in generale.

Del resto, nelle 5.536 parole del discorso di Draghi al Senato ci sono comunque abbastanza spunti per scrivere un centinaio di articoli o imbastire un seminario universitario di sei mesi sul futuro dell’Italia. Se sarà l’ennesimo libro dei sogni di un professorone o un progetto che salverà le generazioni future dalla disoccupazione e dal debito pubblico, è presto per dirlo. Ma alcune direttrici sulle quali si muoverà il suo governo, Draghi le ha fatte capire chiaramente senza inondarci di tweet.

Le possibili strategie di governo di Mario Draghi

Innanzitutto, alcune riforme cruciali sono troppo complicate per lasciarle in mano ai politici. Una per tutti, quella del fisco.

Draghi ha citato l’esempio della Danimarca, dove un gruppo di esperti incaricato di riformare il sistema di tassazione ha sì consultato prima i partiti, ma poi la riforma l’ha scritta lui. Un concetto, questo, che ricorda quello che accade alla NATO, dove i politici spiegano ai generali che tipo di operazione vogliono fare e questi ultimi, dopo un’accurata analisi, presentano un piano militare. Il committente può accettare o rigettare il piano, ma non modificarlo; casomai ne chiede uno nuovo ai generali, gli unici che sanno come ci si muove sul terreno (dove ci sono soldati che rischiano la vita). Ci pare di capire che Draghi, se gli sarà consentito dai partiti e dagli eventi, si muoverà su questo binario.

La politica fatta fuori, dunque? Tutt’altro. Draghi non ha avuto bisogno delle opache e pilotate fughe di notizie di uno spin doctor per far suo il concetto che di recente ha espresso il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis…