Zona Franca

Mobilità dolce: una studentessa con lo zaino va a scuola in bici

E ora pedala: la mobilità dolce che salva la ripresa

Distanziamento sociale, forte aumento nell'uso di auto. Con la ripresa della scuola la viabilità rischia il collasso: a Verona un progetto per prevenirlo.

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Settembre è solitamente il tempo della ripresa di tutto, almeno nel contesto italiano, ma quest’anno l’atmosfera è decisamente stravolta. Il nono mese si configura piuttosto come un tunnel costellato da troppi punti di domanda in coda alla luce di un’estate densa di ipotesi, tutte quante governate dal grande tema COVID-19.

La scuola rappresenta senza dubbio una delle preoccupazioni soverchianti, alla quale si lega, non da ultima, la questione della mobilità sui mezzi pubblici. Se si torna a scuola e anche in azienda, come si potrà gestire una situazione che dovrà fare i conti, per forza di cose, con il distanziamento fisico anche durante il tragitto?

Mentre nella giungla dei social prolificano esclamazioni che tagliano con l’accetta la problematica, strizzando l’occhio alle reazioni di pancia ma senza poi proporre soluzioni alternative, con Senza Filtro abbiamo voluto affrontare l’argomento confrontandoci con chi queste soluzioni ha già iniziato a imbastirle. Settembre infatti è dietro l’angolo, e non sarà di certo una passeggiata virtuale a suon di like, come nemmeno un nodo da evitare a priori. Basti pensare all’effetto domino che un ingente aumento della mobilità in auto, in alternativa ai mezzi pubblici, potrebbe determinare su tutti: rallentamenti della circolazione, intasamento delle strade, incremento dell’inquinamento con effetti negativi su ambiente e salute. Occuparsi in anticipo della questione è tutt’altro che un’opzione, quanto piuttosto un dovere.

 

L’aumento del traffico di auto è un rischio concreto: a Verona si punta sulla mobilità dolce

Per ragionare autenticamente sul binomio mobilità-scuola bisogna muovere prima di tutto idee e impegno. A confermarlo c’è un’iniziativa del territorio veronese che coinvolge numerose scuole.

Parliamo in particolare di un progetto sviluppato all’interno dell’istituto superiore “Copernico-Pasoli”, da tempo attento al tema, e il cui nome è già tutto un programma: “Obiettivo 20%”. “Questa è la percentuale di persone della nostra scuola, quindi studenti, insegnanti e personale ATA, che vorremo realisticamente spostare sulla cosiddetta mobilità dolce, ossia facendo il tragitto di andata e ritorno in bicicletta o a piedi”, spiega Flavio Filini, dirigente dell’istituto. Tradotto in numeri, parliamo di circa 300 persone da dirottare su una mobilità che non impatterebbe negativamente su salute, ambiente e traffico: “Non ci poniamo traguardi irraggiungibili, ma crediamo che il nostro obiettivo di miglioramento della mobilità possa essere concretizzato”.

Facendo un balzo mentale a settembre, resta fondamentale tracciare gli scenari del futuro prossimo da cui scaturisce l’impellenza di progetti nel qui e ora: “Per motivi di sicurezza legati alla prevenzione dal virus, gli autobus non potranno più essere sovraffollati come prima”, evidenzia Filini. “Al contempo mancano però le risorse per aumentare le corse, come confermato dall’azienda di trasporto pubblico con cui ci siamo incontrati. Molte persone sceglieranno così l’auto per portare a scuola i figli, con un conseguente aumento di traffico e un rischio maggiore per chi va già in bicicletta. Occorre quindi fare una campagna di sensibilizzazione che coinvolga tutti: non solo i ragazzi, che devono prestare più attenzione quando vanno in bicicletta, ma anche e soprattutto gli automobilisti. Dobbiamo scardinare l’idea che le biciclette siano un fastidio: per una maggior sicurezza collettiva ce ne saranno di più e vanno accettate”.

Il progetto è supportato da un sondaggio in corso destinato a circa 1.800 persone: oltre 1.700 studenti e studentesse cui si aggiungono insegnanti e personale ATA, 180 in tutto, sempre del “Copernico-Pasoli”: “Abbiamo inviato il questionario a giugno e finora abbiamo ricevuto 374 risposte”. Dai riscontri ottenuti emerge che la maggior parte degli studenti, prima del lockdown, privilegiava l’utilizzo dell’autobus: “Ovviamente il cambiamento non si potrà pretendere da chi abita lontano, rappresentato dal 44,9%”.

Al di là dell’obiettiva questione logistica, tra gli ostacoli principali che impediscono di adottare la mobilità dolce, troviamo forse le abitudini di vita? “Esattamente”, risponde Flavio Filini. “Ci sono studenti che vanno magari a giocare a calcio in inverno, quando fa già buio, eppure si lamentano del freddo per venire a scuola in bici. Si tratta di convincersi che non ci sono differenze e che le abitudini si possono cambiare. Come scuola stiamo anche lavorando per mettere a disposizione degli incentivi utili a favorire questo cambiamento”. Quali, ad esempio? “In una sede sto facendo liberare un magazzino per le biciclette e ricavare una zona spogliatoio in cui riporre i caschetti e potersi cambiare. In un’altra abbiamo invece un parcheggio con 10 posti auto dedicati al personale ATA, che ha già accettato di parcheggiare fuori, consentendo così di ricavare ben 150 posti per le biciclette. Aggiungeremo inoltre più illuminazione e delle telecamere apposite”.

“Altra questione importante è quella del voto di condotta. Ispirandomi a un progetto dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, nel prossimo collegio docenti chiederò che nella definizione del voto di condotta si tenga conto dei comportamenti virtuosi degli studenti come il rispetto delle regole anti-contagio, l’aiuto offerto agli altri compagni, la tutela dell’ambiente e, qualora fattibile, anche l’utilizzo di una mobilità dolce. Ciò che una volta si chiamava educazione civica noi lo racchiudiamo in questo incentivo. Dovrebbe essere normale fare queste cose in Italia, ma sembrano sempre strane.”

 

Mobility manager alla riscossa per scardinare i luoghi comuni sulla mobilità, con buona pace dei genitori

Il caso di Verona risulta emblematico sul fronte italiano per una serie di motivi che scopriamo intervista facendo. Sul tema spinoso della mobilità interpelliamo Saverio Tribuzio, che lavora per l’IC 12 Verona ed è l’artefice dell’appello sulla mobilità dolce attraverso un documento tecnico sottoscritto da dirigenti scolastici della città e non solo, incluso il “Copernico-Pasoli”.

Tribuzio di professione fa proprio il mobility manager, e gli chiediamo innanzitutto quale sia ruolo di questa figura, divenuta obbligatoria per legge nel 2015: “Ci occupiamo di promuovere, all’interno di aziende e scuole, un confronto per valutare quale sia il mezzo migliore da utilizzare per fare il tragitto. Il ragionamento include tanti aspetti come costi, tempistiche, salute, ambiente: ognuno con una sua importanza”.

Un ragionamento che spesso si imbatte in preconcetti: “Nella scuola, ad esempio, l’obiezione più frequente che viene fatta dai genitori rispetto all’utilizzo della bicicletta da parte dei propri figli è che arrivino sudati e per questo si ammalino. Vorremmo aprire la mente su vari luoghi comuni: a inizio settembre organizzeremo un incontro in cui sarà presente il primario di Pneumologia dell’ospedale Borgo Trento di Verona, Claudio Micheletto, che si è occupato di malati di COVID. Ci parlerà dell’importanza di arieggiare bene le aule per la prevenzione dal virus e di quanto convenga usare la bici perché il movimento è fonte di salute, e soprattutto si respirano molti meno inquinanti rispetto a quando si viaggia in un veicolo al chiuso”.

La riflessione non glissa sulla sicurezza: “C’è la comprensibile preoccupazione riguardante il traffico, soprattutto in una città come Verona, che purtroppo presenta una scarsa rete di ciclabili. Dopo che ne abbiamo caldeggiato l’aumento il comune sta valutando un progetto, per ora a livello ancora embrionale”. L’organizzazione in vista di questo autunno diventa più che mai urgente a causa di un dato disarmante: “È stato valutato che già ora il traffico a Verona è al 95% dello standard, come se avessimo le scuole aperte. Figuriamoci quindi come potrebbe essere la situazione quando a settembre ci arriveremo veramente”.

L’iniziativa vede la collaborazione con il provveditorato, oltre che prospettive di grande ampliamento: “Il progetto si sta allargando ed è stato preso come esempio da altre province italiane per replicarlo. Questo accade sia in città che risultano molto più in difficoltà di noi rispetto al tema mobilità sia in quelle che vogliono migliorare ancora di più, inducendo gli automobilisti a adottare altri mezzi a favore della salute di tutti e dell’ambiente”.

 

 

Photo credits: www.videodromenews.com

Scrive fin da quando ha acchiappato in mano la sua prima matita e da allora la passione di raccontare e incontrare le storie non è mai sbiadita. Dal 2005 lavora come giornalista e responsabile ufficio stampa occupandosi soprattutto di diritti, ambiente, inclusione lavorativa, sanità e disabilità. Nel curriculum una laurea in Antropologia Filosofica, un master in comunicazione di eventi e tre libri. In testa la costante voglia di partire anche se il viaggio più emozionante glielo fanno fare ogni giorno i suoi bambini. “Io sono una parte di tutto quello che ho incontrato”. La frase di Tennyson rappresenta al meglio il suo modo di vivere la vita, il lavoro e le esperienze. [ Guarda tutti gli articoli ]

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