Farmaci, i cani pagano di più: sono loro i migliori clienti dell’uomo

Un’indagine sui costi dei farmaci per animali da compagnia e sulle ragioni dei loro costi, anche 8 volte superiori a quelli umani: ne parliamo con la veterinaria Barbara Gallicchio

Farmaci per cani: un golden retriever con lo sguardo sconsolato accanto a dei contenitori di pillole

Interno giorno, farmacia di via Melchiorre Gioia, a Milano.

“Buongiorno, vorrei questo farmaco per il mio cane che soffre di Leishmaniosi. Ecco la prescrizione del mio veterinario. Il farmaco si chiama Milteforan, è uno sciroppo che dovrei dare al mio cane per 28 giorni.”

Il farmacista legge la ricetta, controlla nei cassetti se il farmaco c’è, lo trova e apre il computer per verificare il prezzo. Leggo sul volto del farmacista un certo scetticismo, riguarda il computer e poi si rivolge a me: “Scusi, lei sa quanto costa questo farmaco?”.

“Non saprei”, rispondo, “50 euro? 80 euro?”

“No, molto di più. Il farmaco che le hanno prescritto per il suo cane costa 240 euro. Lo vuole lo stesso?”

Al momento avrei risposto negativamente di fronte a un prezzo tanto assurdo, poi mi sono venute in mente le parole della mia veterinaria sull’importanza di quel farmaco per annientare i parassiti presenti nel corpo di Tom e l’ho acquistato.

Al tempo stesso mi sono chiesto che cosa avrebbero fatto quelle persone, magari indigenti, che hanno un cane nelle stesse condizioni di Tom. È così che ho pensato che valesse la pena indagare un po’ a fondo su questa enorme disparità di prezzi tra i farmaci per cani e quelli a uso umano.

Un’indagine tanto più necessaria dopo aver scoperto, sempre a proposito del farmaco Milteforan, della stragrande differenza tra il prezzo che pagano i veterinari e quello che pagano coloro che lo acquistano in farmacia: la seconda volta che la mia veterinaria mi ha prescritto quel farmaco per abbassare i valori della malattia di Tom mi ha proposto di acquistarlo al prezzo che lo avrebbe pagato il suo studio veterinario, ovvero 117 euro al posto di 240.

C’è soltanto un motivo che giustifica un simile rincaro: speculazione delle case farmaceutiche che producono farmaci veterinari. Ma prima di evocare una spiegazione come questa abbiamo sentito Barbara Gallicchio, una delle più note veterinarie in Italia.

Barbara Gallicchio, veterinaria: “Le stesse molecole costano anche otto volte di più nei farmaci per cani”

La dottoressa Gallicchio è famosa soprattutto per lo studio comportamentale del cane e per gli studi sulla sua trasformazione, ma ha ben presente il problema della disparità dei prezzi tra farmaci umani e canini.

“Tenga presente che dal 2019 i veterinari per alcuni farmaci sono obbligati a emettere una ricetta specifica per farmaci destinati esclusivamente ai cani, e questo probabilmente ha fatto lievitare i prezzi. Meno male che l’ex ministro della Sanità, Roberto Speranza, firmò una deroga ancora in funzione, ma non vi è dubbio che il problema resta: ci sono delle incongruenze evidenti tra i prezzi di farmaci per cani e per umani che hanno le stesse molecole.”

“Qualche esempio? Una confezione contenente 30 pastiglie di Clomipramina, contro la depressione, da 5 milligrammi costa 32,10 euro. Il prezzo al milligrammo dell’Anafranil, l’equivalente per l’uomo, è di otto volte inferiore”.

E gli esempi sono molteplici: l’antibiotico Amoxicillina, più noto come Augmentin, nella sua versione generica a uso umano per 12 compresse costa poco più di 3 euro, mentre il bioequivalente Synulox costa 23,70 euro per la confezione da 10 compresse. “Questa disparità così evidente e gravosa per chi ha un cane vale per molti farmaci”, aggiunge la dottoressa Gallicchio.

E lei come se lo spiega? Non pensa che ci sia molta speculazione? “Diciamo che tutto ciò – risponde con tono diplomatico – è una forma di protezione delle case che producono questi farmaci”.

Ma quali sono le aziende farmaceutiche più note?

Le ragioni della disparità di prezzo: mercato di nicchia, poca produzione, molti formati

Secondo alcuni studi non aggiornati a oggi, il 50% del giro d’affari fa capo a quattro aziende: Merial, Zoetis Italia, Bayer (divisione veterinaria) e MSD Animal Health. Secondo il rapporto Assalco Zoomark 2020 i cani in Italia sono 7 milioni, per un giro d’affari di circa 600 milioni. Certo, questo fatturato è poca cosa rispetto alla spesa per la salute umana, che nel 2020 ha toccato i 123,5 miliardi di euro, con un incremento di circa 7,8 miliardi rispetto al 2019.

Chi bussa alle porte di una delle aziende produttrici di farmaci a uso animale non ha grande soddisfazione quando tocca questo tasto dolente: si viene rinviati al ministero della Salute, che dopo aver elencato una serie di giustificazioni tecniche piuttosto oscure che influenzano i prezzi, come la differente rimborsabilità o la differente commercializzazione, arrivano al vero punto: “Altre dinamiche di mercato che influenzano modo determinante i prezzi possono essere i limitati volumi di produzione di ogni singolo medicinale, le ridotte dimensioni del mercato e l’alto numero di diversi formati che è necessario produrre per adattarsi alle diverse taglie animali”.

Insomma, una nuova forma di protezionismo. Un lungo giro di parole per dire che fino a quando quel mercato sarà di nicchia, un cane se lo potranno permettere soltanto le famiglie che non fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Le famiglie più povere, e dagli ultimi dati ISTAT sono tante, si dovranno accontentare di guardare i cani altrui.

Animali domestici, un mercato da due miliardi di euro

Tra l’altro queste cifre non possono essere più considerate una nicchia se si pensa che il giro d’affari degli animali domestici tocca e supera i due miliardi di euro. Basterebbe fare una stima anche approssimativa sulle ricerche su Google per constatare che gli utenti del motore di ricerca a proposito degli alimenti per cani e gatti arrivano quasi a 900.000.

Eppure Gianmarco Ferrari, presidente di ASSALCO (Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia), nello stesso rapporto sostiene che “gli animali d’affezione sono parte integrante delle famiglie e contribuiscono al loro benessere”. Secondo Ferrari la funzione positiva degli animali da compagnia è stata evidente durante la pandemia, quando gli italiani chiusi in casa a causa del COVID-19 erano impauriti e stressati. Uno stress che è stato molto attutito dalla presenza dei cani.

Dunque, caro Tom, è inutile che mi guardi sconsolato con quegli occhioni teneri quando ti inietto per bocca 2,5 milligrammi del costosissimo Milteforan, per scacciare i parassiti che si sono insediati nel tuo corpo dopo la puntura di una zanzara infetta. Devi ritenerti fortunato. Speriamo che i nostri governanti si rendano conto che anche voi siete di famiglia, e che dovete essere trattati alla stregua di noi umani per i prezzi dei vostri farmaci.

 

 

 

Photo credits: farmaciacomunalemirandola.it

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