Il complesso della Fiera del Levante, a Bari.

Fiera del Levante, fama calante

La Fiera del Levante, da evento strategico per lo scambio tra i Paesi mediterranei a palcoscenico per la politica di tutto il secolo. Poi, il calo. E oggi?

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Nell’autunno del 1929 Amministrazione provinciale, Comune e Camera di Commercio di Bari concretizzarono un progetto a lungo ipotizzato: realizzare in Puglia, a Bari, una Fiera Campionaria internazionale. Un organismo di promozione economica e commerciale, di strategia di sviluppo della regione pugliese, e riferimento autorevole per il rilancio del Mezzogiorno e della sua posizione centrale rispetto alle regioni del Mediterraneo e del Medio Oriente.

 

Storia della Fiera del Levante: dal fascismo alla Repubblica

Un progetto ambizioso e una sfida impegnativa in un periodo storico nel quale il Mezzogiorno accusava pesantemente il divario con le regioni più fortunate del centro-nord. Ma ne valse la pena, perché sin dalla prima edizione, inaugurata dal re Vittorio Emanuele III il 6 settembre 1930, la Campionaria barese si pose all’attenzione nazionale, tant’è che da Roma giunse il seguente proclama: «Il Mezzogiorno d’Italia finalmente davvero equiparato al rimanente d’Italia nelle volontà del Governo, è il segno più evidente e tangibile dell’Italia nuova, unita negli intenti, tesa nello sforzo di una conquista ideale che gli stolti, i ciechi, gli invidi, i pavidi non possono e non vogliono vedere, e non sapranno mai godere, né intendere». Retorica, come si vede, in perfetto stile con il vocabolario di quel regime; perché il Mezzogiorno, dopo circa un secolo, è tutt’altro che equiparato al resto d’Italia.

Più concreta la riflessione del ministro Araldo Di Crollalanza, barese, il quale osservava che «creando a Bari un mercato di affari italo-orientale, l’Italia fascista non intende assicurare soltanto nuovi sbocchi e più intenso sviluppo all’esportazione del nostro Paese, ma dare la possibilità a quelle nazioni amiche di prendere contatto più agevolmente con il mondo economico italiano e occidentale perché anche i loro prodotti possano trovare più facile collocamento in Italia e nei Paesi dell’Europa Occidentale». Il successo della Fiera barese fu comunque incalzante, tant’è che nel 1938 le Fiere italiane che facevano parte dell’Unione delle Fiere internazionali erano cinque: Milano, Padova, Tripoli, Verona e quindi Bari.

Il discorso del Ministro dei Lavori Pubblici Di Crollalanza era la premessa di quanto accadde all’indomani della fine della seconda guerra mondiale: alla ripresa la Fiera del Levante divenne strumento operoso per la ricostruzione nello spirito della Costituzione repubblicana. I promotori della riapertura, nel 1947, come sottolineava il presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, «fecero credito alla tenacia, alla volontà di rinascita, alla capacità tecnica e artistica dello spirito inventivo del popolo pugliese a testimoniare che ogni atto di vita fervida e sano del nostro Paese conforta e sorregge l’Assemblea Costituente nella sua opera responsabile e difficile». Dello stesso tenore la riflessione del presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che inaugurò le edizioni del 1948, 1949 e 1950. Einaudi non mancò di sottolineare «l’erompente vitalità delle nostre forze produttive e ancora una volta Bari e il Mezzogiorno hanno ben meritato della loro fede nel costruire un domani denso di scambi pacifici tra i popoli».

Scambi pacifici tra i popoli: una sorta di parola d’ordine che tenne banco tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la Fiera, riorganizzata su nuove basi, pose anzitutto una forte discontinuità con le politiche protezionistiche intraprese durante il fascismo, promuovendo una politica di liberalizzazione degli scambi commerciali in particolare riferimento ai traffici con le regioni del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente.

 

Da “fiera-mercato” a “fiera-guida”: un pulpito per le politiche governative

Del resto già nel 1947 si era fatta strada la consapevolezza che i problemi della ricostruzione e dello sviluppo dell’economia meridionale potessero essere più adeguatamente affrontati nell’ambito di una piena collocazione dell’Italia nello scenario occidentale e in un contesto di cooperazione solidale tra i Paesi europei e con gli Stati Uniti. Pertanto, iniziative come il progetto di unione doganale Italia-Francia, il varo dell’European Recovery Program (Erp), la nascita del Consiglio d’Europa (1949), e più tardi la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), rappresentarono il terreno di coltura dell’impegno europeista e dell’interesse alla costruzione di un organismo comunitario entro il quale garantire un’ampia circolazione delle merci e della manodopera meridionale, e allo stesso tempo disporre di strumenti di intervento in grado di risolvere le debolezze strutturali del Mezzogiorno. Come si può notare, al di là della cornice scenografica del quartiere fieristico, da Bari partivano le indicazioni di politica economica del governo. In definitiva era il segno del passaggio dafiera-mercatoafiera-guida”.

Settembre era il mese della ripresa della vita politica dopo le ferie estive e Bari era il principale luogo di elaborazione delle politiche di sviluppo economico. Non è un caso che tutte le edizioni siano state fortemente all’attenzione non solo dei governanti italiani, ma dei Paesi del Mediterraneo, dei Balcani, dell’Europa Occidentale, sempre presenti con i loro ministri, ambasciatori e soprattutto imprenditori.

Le Giornate del Mezzogiorno avevano anche questa connotazione. L’area del Mezzogiorno non fu più periferica ma divenne centrale, strategicamente importante soprattutto per i territori d’oltremare, fonti di approvvigionamento delle materie prime che mancavano al continente europeo e naturale mercato di assorbimento dei nostri prodotti e dei nostri manufatti. Nacque in tal modo, accanto alle Giornate del Mezzogiorno, la Giornata della Comunità, proprio nell’ottica di unificazione del mercato europeo.

Questo dinamismo della Fiera del Levante aveva prodotto anche la capacità di stringere legami con altre realtà economiche, a cominciare dalla Fiera internazionale di Milano. Cresceva anche una generazione di meridionalisti (Vittore Fiore, Mario Dilio, Pasquale Satalino) che contribuiva a tenere vivi i fermenti e le prospettive incoraggianti emersi in quegli anni.

 

Una sfilata di presidenti

Una terra, la Puglia, dove, per dirla con il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (inaugurò l’edizione 1956) «la pazienza è stata più lunga, più tenace e istintivamente più fiduciosa, dove la consapevolezza del molto che mancava e che era stata così a lungo trascurata, non ha mai incrinato lo spirito unitario, dove l’impetuosità del carattere si è trasformata spesso in operosa forza costruttiva che coraggiosamente ha affrontato le più dure difficoltà».

Ecco: l’operosa forza costruttiva, purtroppo, non è riuscita a superare il muro dell’indifferenza di chi, al governo, avrebbe dovuto agire in linea con le roboanti affermazioni di impegno. A ogni cerimonia inaugurale si replicava la solita passerella: il presidente del Consiglio di turno, dopo aver sottolineato la criticità del Mezzogiorno, riconosceva che lo sviluppo delle regioni meridionali e lo sviluppo generale del Paese non sono momenti antitetici, ma esigenze convergenti. Né mancavano impegni del tipo «concentriamoci sulle cose da fare o da rifare, senza pessimismo ma anche senza superficialità, compiamo ciascuno fino in fondo il nostro dovere». Del resto accade anche oggi: nessuno osa disconoscere che lo sviluppo del Mezzogiorno è la premessa per lo sviluppo dell’Italia e che l’Italia senza il Mezzogiorno non ha peso in Europa. Parole che da decenni alimentano la letteratura di una beffa intollerabile.

Bari è stata per anni laboratorio di riforma di strategie politiche. Dalla Fiera del Levante Aldo Moro nel 1975 affermò la necessità di «riconoscere la forza e il peso del Pci nella vita del Paese. Nessuno – sostenne – «può, soprattutto oggi, pensare di sottrarsi a un confronto serio, non superficiale, né formale con la massima forza di opposizione sul contenuto del programma e sulla intuizione politica». Moro era convinto di dover «percorrere fino in fondo questa strada ed esplorare fino in fondo la possibilità di condividere il governo con i comunisti». Questo suo consapevole impegno, purtroppo, lo avrebbe portato alla morte per mano brigatista, con la complicità di poteri ancora oggi avvolti nel mistero.

La centralità del Mezzogiorno è stata una costante nei discorsi dei vari Fanfani, Amato, Colombo, De Mita, Prodi, Spadolini, Andreotti, Craxi, Berlusconi, con roboanti apprezzamenti alla Puglia, spesso definita “California del Sud”.

 

La crisi e la rinascita della Fiera del Levante

Intanto radicali cambiamenti incalzavano nella società sia civile sia imprenditoriale, sia politica. La globalizzazione e le tecnologie innovative nella comunicazione toglievano alle manifestazioni fieristiche l’ultima patina di novità. La Fiera del Levante perdeva colpi; entrava in crisi con un bilancio pericolosamente in rosso e costi digestione ormai insostenibili.

Ma l’imperativo di non demordere ha avuto alla fine il sopravvento. Il 7 novembre 2017 è stato stipulato il contratto di concessione con la società “Nuova Fiera del Levante Srl”, composta per l’85% dalla Camera di Commercio di Bari e il 15% da Bologna Fiere Spa, alla quale sono affidate le attività fieristiche. L’obiettivo, ovviamente, è il risanamento e il rilancio della storica istituzione, che dovrà riconquistare il protagonismo che le spetta nel contesto delle più importanti manifestazioni fieristiche internazionali. Una sfida impegnativa in nome dello sviluppo, dell’innovazione e della tradizione da affrontare con gli operatori economici e imprenditoriali della regione. Il primo banco di prova è stata l’edizione 2018, che ha riaperto la speranza.

Il programma è ambizioso, perché accanto alla Campionaria generale di settembre figurano una serie di specializzate che terranno la Fiera aperta in ogni mese dell’anno: Design Your; Borsa dell’innovazione e dell’alta tecnologia; Externa, fiera dell’arredo degli spazi esterni; Agrilevante; Promessi Sposi; EnoliExpo per l’olivicoltura, viticoltura e enologia; Splash, Beverage & Hospital Festival; Bianco Casa Mediterranea. Un’importante convenzione è stata sottoscritta con l’Università “Aldo Moro” di Bari per promuovere congressi e simposi a livello internazionale, dotando la Fiera di un nuovo Centro Polifunzionale Congressi da 1100 posti a sedere.

 

Una base nell’imprenditoria pugliese

Si è detto della fiducia nella collaborazione del mondo imprenditoriale pugliese. Un fattore di fondamentale importanza, se si considera lo scenario più che confortevole delle attività produttive che denunciano una costante seppur contenuta crescita in ogni comparto, con un notevole aumento dell’occupazione e degli altri dati sensibili dell’economia del territorio, spesso in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del Paese.

Oggi il panorama imprenditoriale pugliese fa affidamento su grandi produzioni agricole e zootecniche, con filiere di trasformazioni agroalimentari presidiate in molti casi da grandi aziende italiane e straniere che destinano quote importanti delle loro produzioni all’esportazione. Sono numerose le aziende a partecipazione estera con oltre cinquemila addetti. È in crescita la presenza di robusti cluster di piccole, medie e grandi imprese in comparti labour intensive (tac, legno-mobilio, cartotecnica, materie plastiche, meccatronica, aerospazio, Ict, farmaceutica). Si tratta di operatori nazionali e locali che occupano posizioni di rilievo nelle graduatorie meridionali o nazionali dei rispettivi comparti.

Sono cospicui i flussi di import-export, sia in volumi sia in valori, da parte di multinazionali esterne al territorio e di alcuni gruppi di imprenditoria regionale. A Grottaglie (TA) l’Alenia costruisce per la Boeing sezioni di carlinga (barrel) del 787 Dreamliner; la stessa società a Foggia costruisce i piani orizzontali di coda dello stesso velivolo. È in buona salute il polo automotive di Bari, con importanti produzioni per l’industria automobilistica. Intensa l’attività di ricerca nel Distretto della Meccatronica (Medis) per la sensoristica, industrializzazione di nuovi materiali per motori a combustione e sistemi di controllo per applicazioni veicolistiche. Infine merita menzione il Gruppo Mermec, leader mondiale nella progettazione e costruzione di “treni diagnostici” per la gestione dell’efficienza operativa delle infrastrutture ferroviarie, con società controllate in Italia, in Francia e negli Stati Uniti.

Il 2018 ha consolidato la crescita del comparto turistico, grazie anche all’immagine che la Puglia del mare, delle colline, delle cattedrali, dei trulli e dei castelli ha offerto attraverso il cinema. È questa la Puglia alla quale si rivolge la Nuova Fiera del Levante per recuperare immagine ed energie; per affrontare un futuro difficile, ma dalle prospettive moderatamente ottimistiche.

Michele Cristallo è giornalista professionista di lungo corso, professionalmente è nato e cresciuto nella Gazzetta del Mezzogiorno dove ha ricoperto vari incarichi: corrispondente dall’area del Nord Barese, redattore responsabile delle cronache provinciali, redattore politico, inviato speciale, capocronista, caporedattore centrale, assistente del Direttore con responsabilità della prima pagina. Ha scritto un po’ di tutto: inchieste, politica, cronaca con particolare attenzione ai fenomeni sociali e culturali. Ma ha riservato sempre una particolare cura ai beni culturali del Mezzogiorno. Un impegno gratificato da numerosi riconoscimenti e premi giornalistici, tra cui il prestigioso "Nuove Proposte" premio internazionale per la cultura, il “Premio Letterario Nazionale U. Fraccacreta” per la saggistica. Intensa anche la sua attività di scrittore. Tra le pubblicazioni di maggior successo e diffusione la trilogia “Teatri di Puglia”, “Palazzi di Puglia”, “Nei Castelli di Puglia”. Per le scuole medie ha scritto "Dall'Ofanto alla Senna - vita e opere del pittore Giuseppe De Nittis " e "Quel diavolo di brigante- Storia del brigantaggio pre e post unitario nel Mezzogiorno". Particolare successo ha riscosso il saggio di recente pubblicazione “In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele II – il Sud scippato dal Piemonte”. Per 13 anni è stato direttore responsabile de “La Gazzetta dell’Economia” settimanale di informazione di economia e finanza. Opinionista per la testata radiotelevisiva “Telebari” e RadioBari”, ha diretto il mensile di cultura “Nel Mese”. Molto attivo nelle istituzioni della professione giornalistica: Consiglio di amministrazione dell’Inpgi, Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Fe3derazione della Stampa-. [ Guarda tutti gli articoli ]

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