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Firenze senza turisti, Firenze coi fiorentini

Firenze senza turisti, Firenze coi fiorentini

Firenze è deserta, senza i turisti che la affollavano: settore al collasso. La città rischia grosso, ma i fiorentini si stanno riprendendo i loro spazi.

Il 2020 per il turismo toscano doveva essere un anno di grandi numeri, giungendo a conclusione di un decennio di crescita progressiva, con annate prodigiose come il 2017 e il 2018 e una Firenze capace di aumentare le sue presenze del +50,8%, grazie al traino della domanda extra-europea (vedi rapporto IRPET sul Turismo in Toscana 2019).

Il 2020 quindi si preannunciava per Firenze con l’ennesimo sold out. Il COVID-19 ha cambiato drasticamente lo scenario, dando vita a un fenomeno che mai ci saremmo potuti immaginare: Firenze priva di turisti. Dire “priva di turisti” non rende l’idea, perché per molte città che hanno un profilo economico non esclusivamente legato al settore terziario – ovvero che possono vantare industrie, o che vivono di agricoltura, allevamento, ecc. – la mancanza del turismo si avverte meno. Ma Firenze con il turismo ci campa. Soprattutto con quello internazionale. Ed ecco che la Culla del Rinascimento, come viene sempre raccontata in giro per il mondo, di colpo è diventata una culla vuota.

 

Dal 4 maggio in poi, girare per le strade e i luoghi più iconici del capoluogo fiorentino è un’esperienza al tempo stesso bellissima e straziante. Piazza Duomo, Ponte Vecchio, piazzale Michelangelo, piazza Signoria e tante altre piazze appaiono surreali, tanto sono deserte. Non paiono le stesse senza le folle di turisti in ciabatte, shorts e ombrellino parasole. A volte, in televisione e sui giornali, riguardo le città che si svuotano in estate, si è soliti dire “soltanto a Ferragosto”, ma Firenze non è mai stata abbandonata dai turisti neppure in agosto, quando l’afa si fa pesante e i marciapiedi ribollono.

 

Il vero impatto del turismo in una città d’arte

Se c’è una cosa che questa pandemia ci ha mostrato in modo eclatante è il reale impatto del turismo in una città d’arte come Firenze, e immaginiamo che Venezia non se la passi molto meglio (forse Roma ha una situazione diversa per via del suo ruolo politico).
Per molto tempo in Italia si è relegato il turismo a una percentuale del PIL minima, secondo la Banca d’Italia appena il 5%. Se tale percentuale è vera a livello nazionale, in città come Firenze la situazione è un po’ differente. Tolte un paio di grandi aziende, come Nuovo Pignone e Menarini, e un importante distretto della moda (Gucci, Ferragamo, etc.), la città ruota intorno al turismo. Come dichiarato dal sindaco Dario Nardella durante una diretta Facebook di Turismo Digitale: “Stimato 35 miliardi di euro il Pil dell’area metropolitana fiorentina, il turismo ne occupa il 15%, ma è quel pezzo che dà valore aggiunto”.

Mancando soprattutto i turisti stranieri, la città è andata in tilt. Del resto stiamo parlando di 11.233.484 presenze l’anno di americani, cinesi, giapponesi, arabi, coreani, spagnoli, tedeschi, russi, e molti altri. Nardella, nella medesima diretta, stimava un danno di un miliardo di euro all’industria del turismo. Ciò succedeva in data 4 maggio, ovvero all’inizio della Fase 2, ma già poco più di un mese dopo, il 25 giugno, correggeva le cifre: ai microfoni de Il mattino di Radio 1 ha parlato di 6-8 miliardi di euro.

Giancarlo Carniani, general manager di To Florence Hotels e analista italiano di PhoCusWright, prosegue sullo stesso concetto: “Con la città svuotata si è visto quanto incide realmente il turismo sull’economia della città, e forse tutto il Paese capirà il peso del comparto. Senza turisti saltano interi settori e filiere”. Perché a restare senza lavoro non sono soltanto i tassisti, le guide turistiche, i ristoratori, i tour operator, i catering, le wedding planner, gli NCC, gli organizzatori di eventi, le lavanderie, ma anche chi lavora nel manifatturiero. Quanti artigiani ormai si sono specializzati in servizi e prodotti a supporto del turismo? E anche fra coloro che operano nei servizi alle imprese, c’è una schiera di idraulici, elettricisti, tecnici del suono, addetti alla sicurezza, installatori, manutentori, fornitori di badge che sono rimasti al palo. Molti di loro si sono visti saltare le commesse quando sono state cancellate due delle più importanti manifestazioni che si svolgono in giugno, ovvero Pitti Uomo e Firenze Rocks (che da solo nel 2018 portò a Firenze più di 210.000 persone).

Mentre in altre città italiane dalla Fase 2 i centri storici si sono rianimati, i negozi e ristoranti hanno riaperto e le persone hanno ricominciato a rifrequentarli, nel centro di Firenze ci sono ancora svariate attività col bandone tirato giù. Persino i negozi di abbigliamento esitano: sono aperti i mono-marca per fare branding o le catene che vendono anche ai fiorentini (soltanto il sabato), o qualche piccolo commerciante che pur di non stare ancora chiuso in casa preferisce la riapertura; ma chi lavora vendendo ai turisti e deve pagare commessi, bollette di elettricità, aria condizionata e altre spese ha deciso di restare chiuso.

Forse, mai come oggi, ci si sta rendendo conto di quanto impatto economico abbia il turismo sulla vita di tutti coloro che vivono in città. Il problema si pone anche sui residenti che non lavorano nel turismo, dal momento che dalle casse del Comune di Firenze mancano 200 milioni di euro ­– dati ufficiali dichiarati da Nardella in più occasioni – fra la mancata riscossione della tassa sull’occupazione del suolo pubblico e i 48 milioni di euro di imposta di soggiorno preventivati nel 2020.

 

Firenze senza turisti a inizio estate: come vanno le cose per le strutture ricettive?

Il 2020 doveva essere un anno record per il turismo a Firenze. Dopo un 2018 che si era chiuso con 15.495.881 presenze in città e un 2019 di poco superiore (15.840.756 pernottamenti, di cui circa un terzo proveniente da Paesi oltreoceano), anche l’inverno 2019-2020 era cominciato con tassi di occupazione interessanti (per alcune strutture addirittura dell’80%). Le premesse per avere una buona annata c’erano tutte.

E invece, con l’arrivo del coronavirus la situazione è crollata. Dapprima le conseguenze si sono avvertite solo nel Nord Italia: nel mese di febbraio, in concomitanza dei primi casi di COVID-19 registrati in Lombardia, le prenotazioni verso l’Italia hanno cominciato ad arrestarsi. Poi, con i decreti che limitavano la mobilità e l’inizio del lockdown, si è bloccato tutto anche nel resto d’Italia, e quindi anche a Firenze. Secondo l’Istat, a livello nazionale, da marzo a maggio ci siamo bruciati 9,4 miliardi di euro a causa della mancanza di 81 milioni di presenze turistiche sul territorio.

E così anche per Firenze voli aerei stoppati, turisti e studenti americani rimpatriati con la massima velocità, strutture chiuse dall’oggi al domani, prenotazioni riprotette su date successive, quando possibile, o cancellate del tutto, stravolgendo qualsiasi policy di not-refundable prevista dalle OTA.

Nonostante le strutture alberghiere non rientrassero nelle attività commerciali obbligate alla chiusura (codice Ateco 55.1), di fatto molte di esse sono state costrette a farlo, vista la scomparsa di clientela, ma anche per le complicazioni nella gestione, i costi, e la poca comprensione delle normative di sanificazione. Se nell’extra-alberghiero qualcosa è rimasto aperto per sostegno a operatori sanitari, personale medico o di servizio, o per svolgere servizi di quarantena, l’hôtellerie fiorentina ha tirato giù le serrande al 99%. Per tutta la durata del lockdown Firenze si è immobilizzata, come mai prima d’ora.

Con l’arrivo della Fase 2, e poi della Fase 3, cos’è successo per gli hotel? Una parte di alberghi ha cominciato timidamente a riaprire fra metà giugno e inizio luglio, alcuni anche solo a piani o a singoli edifici nel caso di catene alberghiere o gruppi; ma sarà necessario aspettare settembre per arrivare alla maggioranza di strutture aperte. Alcuni hotel non riapriranno neppure saltando a piè pari la stagione 2020. Perché quello che fa vivere la città è il turismo oltreoceano, che si rivedrà non prima di marzo/aprile 2021.

E l’extra alberghiero? negli ultimi anni Firenze ha vissuto un boom nell’offerta di appartamenti, Bed&Breakfast, case vacanze e altre tipologie di alloggio più o meno ufficiali, arrivando ad assegnare a Firenze il primato nazionale degli affitti su Airbnb. Parlando di ripartenza, l’extra alberghiero in questo momento è avvantaggiato: se gli hotel soffrono di più perché lavorano molto col turismo organizzato (pullman, crociere, aerei, meeting) l’extra alberghiero ha come cliente primario l’individuale. Tuttavia, se è vero che da una parte le strutture extra alberghiere hanno riaperto subito o non hanno proprio chiuso, grazie a normative più semplici, all’utilizzo di strumenti di self check-in, a gestioni familiari più snelle e con meno personale, è innegabile che il settore abbia subìto un duro colpo, come ci racconta Danilo Beltrante, fondatore di Vivere di Turismo Business School.

“A soffrire maggiormente chi non ha liquidità. Chi aveva chiesto mutui per acquistare immobili, frazionarli e magari affittarli su Airbnb si è visto azzerare la fonte di reddito da un giorno all’altro”. Senza le decine di migliaia di studenti internazionali che occupano gli appartamenti, spariti da un giorno all’altro, interi palazzi del centro storico si sono svuotati.

“Non se la passano bene neppure i Property Manager”, prosegue Beltrante, “una figura professionale che non vede riconosciuto neppure il suo ruolo e non ha beneficiato di alcun aiuto da parte del governo (ad esempio il bonus vacanze). La pandemia ha messo in discussione il modello di Property Management e accelerato una tendenza già in atto da qualche anno: la fine della bolla di Airbnb. Del resto è già dal 2016 che il prezzo medio per un appartamento in centro a Firenze cala di anno in anno (circa un -10% l’anno).”

 

Il modello della Firenze museo a cielo aperto non è più sostenibile

Costi fissi elevati, troppa offerta, tanta concorrenza e una mole eccessiva di impegno richiesto nella promozione online stanno scoraggiando tutti coloro che chi si sono improvvisati operatori, sperando di ricavarci un secondo stipendio.

Forse è per questo che “a giugno/luglio si registra un -35% nell’offerta turistica della città metropolitana di Firenze” ci racconta Marco Nicosia, Revenue Manager specializzato nell’extra alberghiero, grazie all’analisi fatta tramite Airdna.com, una sorta di “occhio di Sauron” che analizza in tempo reale la s/comparsa di annunci su tutto il territorio.

Nicosia ci riporta alcune osservazioni interessanti: “molti proprietari di appartamenti di fronte all’emergenza Covid e all’azzeramento totale delle prenotazioni, hanno deciso di riconvertire gli appartamenti ad affitti di lungo/medio termine, creando un incremento di offerta nel mercato immobiliare locale e un conseguente crollo dei prezzi medi degli affitti (sarebbe il momento buono per prendere in affitto una casa per un residente!).”

Quello che è successo ci ha mostrato la debolezza del modello Firenze-museo a cielo aperto, ovvero il problema di una città con sempre meno residenti in centro, e seconde case affittate agli stranieri sui portali stranieri e agli studenti delle università internazionali. Forse questa crisi potrà incentivare il ritorno dei fiorentini in città, o l’utilizzo delle case non solo per affitti turistici? Del resto anche Nardella vuole creare incentivi per riportare i residenti fiorentini in centro.

Dal punto di vista occupazionale, Nicosia ci conferma: “Le strutture extra-alberghiere aperte registrano un 10% di occupazione per il mese di giugno, pari a un migliaio di annunci prenotati al giorno, e un 7% per luglio e agosto. Meglio il mese di ottobre, con punte di 1.500 prenotazioni in alcune date. Un altro dato interessante riguarda la tariffa di prenotazione: il prezzo medio per una notte si è abbassato tantissimo, in media un 40% in meno dei consueti prezzi del periodo”. Per intendersi: nel mese di giugno si riesce a dormire (bene) a Firenze con 85 €, cosa impensabile negli anni precedenti. E la stessa sorte pare sia toccata anche a Venezia e altre città d’arte.

 

Come andranno le prenotazioni nell’estate post-COVID?

Purtroppo la situazione per l’estate non è rosea neppure a livello nazionale. Nonostante la ripresa della mobilità locale e internazionale, le prenotazioni non decollano. Uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti, pubblicato a fine giugno, ci rivela un crollo delle prenotazioni per l’estate 2020 – 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno in Italia rispetto all’estate 2019 – che ci riporta indietro di vent’anni, ovvero ai numeri di presenze dal 1998. Il crollo è dovuto soprattutto alla mancanza dei turisti stranieri: sui 56 milioni di pernottamenti perduti, ben 43 milioni sono di turisti esteri, con un -43,4% rispetto all’anno scorso.

Se in Toscana è prevista una flessione media della domanda del –26,3%, di cui -8,4% per gli italiani e -43,8% per gli stranieri, la percentuale è ben più alta per le città d’arte come Firenze (-35,9%). In città è stato stimato sinora un danno di circa 350 milioni di euro per le strutture ricettive, con 960.000 turisti in meno arrivati rispetto al 2019 e una perdita di 2,6 milioni di pernottamenti. Secondo l’indagine, la contrazione proseguirà anche per l’estate.

Parallelamente ci sarà anche una diminuzione dell’offerta turistica. A Firenze oltre il 20% delle strutture ha deciso di non riaprire nell’estate 2020 (il 22,6% degli alberghi e il 24,5% degli esercizi extralberghieri), per la paura di non riuscire a coprire i costi di gestione e di adeguamento alle normative sanitarie. Il senso di incertezza sulla domanda internazionale non aiuta a dipanare i dubbi.

 

Stimolare il turismo interno, ma gli italiani d’estate vanno al mare

Più volte, in questo periodo, si è sentito dire che in mancanza dei turisti stranieri dobbiamo stimolare la domanda interna. E in effetti sulle destinazioni di mare, lago e montagna, sta in parte funzionando.

Con l’arrivo di giugno e la fine del lockdown, alcune zone della Toscana hanno visto la ripresa del turismo nazionale: dapprima esitante, poi più intensa, soprattutto per i mesi di luglio e agosto. Ma a beneficiarne sono soprattutto la parte sud della costa toscana, in primis la Maremma e le isole, e la campagna fra Firenze e Siena. Il mercato interno cerca le strutture che offrono il “social distancing al naturale”, ovvero campeggi, agriturismo, case vacanze, ville con giardino (e magari piscina), dove il nucleo familiare di congiunti può trascorrere la propria vacanza in mezzo alla natura, in sicurezza e senza troppi contatti estranei.

Il problema è che i turisti italiani nei mesi estivi preferiscono il mare o la campagna alla città d’arte. Purtroppo Firenze, come tutte le città del suo genere, è scelta come meta dagli italiani soltanto in alcuni momenti dell’anno – tendenzialmente primavera e autunno, soprattutto in coincidenza dei vari ponti, che possa essere il 25 aprile/1 maggio o quello dell’Immacolata – e quasi sempre come vacanza con formula weekend. Gli italiani d’estate vanno al mare, o in montagna, e certamente non soggiornano per 15 giorni a Firenze, Siena, o San Gimignano. E comunque il turismo italiano a Firenze è una minima parte; per alcune tipologie di sistemazione circa il 10-15% del totale.

 

Il turismo business che fine farà?

C’è poi un’altra fetta del mercato turistico che è venuta a mancare a causa del COVID-19. Come ci riporta Stefano Fusaro, Revenue Manager del Grand Hotel Cavour. “Una parte del fatturato degli hotel 4/5 stelle a Firenze è portato dal settore business & congressuale, quali meeting e convention aziendali di vario genere. Tutto ciò che era previsto in primavera e inizialmente era stato riprogrammato per l’autunno potrebbe saltare”.

Le sale convegni di molti alberghi del centro non hanno le dimensioni sufficienti per garantire il distanziamento sociale: una saletta che normalmente occupa 60 persone con le nuove normative potrebbe ospitarne sì e no 20. “Ma c’è anche un altro aspetto”, ci dice ancora Fusaro: “Ora che le aziende hanno scoperto i vantaggi e le potenzialità delle piattaforme virtuali, forse saranno più propense a scegliere queste modalità di meeting, che oltre alla sicurezza dei propri dipendenti possono garantire un risparmio economico e di tempi (niente più spostamenti)”.

Proprio la fascia degli hotel 4 stelle a Firenze è fra quelle che sta soffrendo di più in questo momento, e ha deciso di non riaprire finché non avrà la certezza della domanda.

 

Study Abroad: Firenze senza gli studenti stranieri

Firenze è una città deserta anche perché mancano gli studenti: quelli delle università italiane, ma soprattutto quelli delle oltre 30 università internazionali, di cui molte americane.

Le cifre ufficiali parlano di 9.000 studenti americani l’anno, ma secondo Marco de la Pierre, fondatore di dotFlorence srl e Turismo Digitale, “il dato reale si attesterebbe su oltre 25.000 studenti, che trascorrono in media 120 notti in città, per un totale di 3.000.000 presenze l’anno solo a Firenze (senza contare parenti e amici che li vengono a trovare)”. E questi studenti, mediamente benestanti, dormono in appartamenti, mangiano, spendono, fanno tour per la Toscana.

Il quadro che ne esce è quello di una città svuotata. Con tantissime attività in difficoltà. E che dovrà aspettare ancora molti mesi prima di poter ripartire a pieno regime. In affanno c’è tutto il mondo della ristorazione, i musei (molti non hanno riaperto), le guide turistiche, che si sono pure mobilitate in piazza Santa Croce con una sorta di flash mob, e molte altre categorie di professionisti.

Chi ci ha “guadagnato”, se così si può dire, sono i fiorentini, che possono finalmente godersi una città molto più vivibile. Preoccupa infine il dato occupazione: ora tutti gli stagionali non assunti, in autunno quei dipendenti che usciranno dalla cassa integrazione e forse si ritroveranno senza lavoro. Solo in Toscana si stima la perdita di 54.000 posti di lavoro. Dopo l’estate, sarà il momento di pensare all’autunno.

 

Photo credits: ioamofirenze.it