La Lomellina fa le scarpe al riso

La parola a Luigi Grechi e Roberto Gallonetto di Confartigianato Imprese Lomellina e a Christian Nanti, imprenditore della zona. Il loro racconto sull’evoluzione di un territorio che non teme la vicinanza di Milano

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Quando si pensa alla Lomellina, la zona che identifica la regione sud-occidentale della Lombardia ai confini col Piemonte, è immediata l’associazione con il riso, che da sempre caratterizza la produzione di quel territorio. Eppure, tra passato e presente, la situazione è molto più articolata. La raccontano a Senza Filtro Luigi Grechi e Roberto Gallonetto, rispettivamente Presidente e Segretario generale di Confartigianato Imprese Lomellina. Filo conduttore è la prevalenza di imprese medio-piccole: “Il territorio della Lomellina conta all’incirca 13.300 imprese, 4.300 delle quali di tipo artigiano. L’occupazione garantita da queste ultime è pari a circa settemila addetti. La stima più attendibile è che il 99,3% delle aziende attive nell’area non superi i 50 dipendenti”, racconta Gallonetto. A prevalere, a differenza di quanto si possa pensare, è la manifattura. Continua infatti Grechi: “Se è vero che l’area ha una storica vocazione agricola, e la coltivazione del riso ne è una testimonianza, è bene ricordare che la spina dorsale dell’economia lomellina è rappresentata dalla manifattura, all’interno della quale figurano ai primi posti i comparti del meccano-calzaturiero e del metalmeccanico in genere. A certificarlo è l’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia che di recente ha collocato la provincia di Pavia al primo posto in Lombardia e all’undicesimo su scala nazionale per numero di imprese artigiane attive nel settore delle calzature. La provincia è inoltre la terza in Lombardia, e la ventesima su scala nazionale, per export calzaturiero. Parlare in provincia di Pavia di produzione di calzature significa tuttavia parlare in particolare di Lomellina, dove la percentuale di imprese calzaturiere raggiunge l’83,6% del totale, il 27,1% su scala lombarda”.

Lomellina: largo ai giovani

Una produzione che punta tutto sull’artigianalità e la qualità, strizzando l’occhio all’evoluzione tecnologica e al ricambio generazionale, come sottolinea Gallonetto: “Caratteristica del territorio della Lomellina è la compresenza di imprese storiche e di imprese di più recente costituzione. Gli anni della crisi hanno certamente inciso negativamente sulla resistenza e sulla tenuta del tessuto economico e produttivo dell’area, favorendo lo sviluppo di imprese più strutturate e in grado di intercettare per tempo i cambiamenti imposti dal mercato. Al contempo è da sostenere, e Confartigianato Imprese Lomellina è in prima linea su questo fronte, la diffusione di una nuova imprenditorialità giovane e variegata anche attraverso percorsi di sostegno al mettersi in proprio”.

A questo proposito Grechi ci ha descritto come sta cambiando il mercato del lavoro nella zona: “Il mercato del lavoro richiede sempre più spesso elevata customizzazione dei prodotti e alta specializzazione, anche in una logica di internazionalizzazione e di difesa del valore del made in Italy. Il tutto al netto della diffusione delle tecnologie abilitanti connesse a Impresa 4.0. Per questa ragione le imprese del territorio impiegano, e cercano, manodopera ad alta specializzazione e giovani in grado di introdurre nelle linee produttive le applicazioni 4.0. Sosteniamo l’importanza della formazione professionale e delle lauree Stem oltre al valore dell’alternanza scuola-lavoro e dell’apprendistato professionalizzante”.

Storie in presa diretta

Christian Nanti nella sua azienda

 

In questo contesto si inserisce la storia della famiglia di Christian Nanti, titolare della Nanti srl, specializzata in minuterie metalliche tornite e meccanica di precisione, gestita da lui insieme ad altri quattro dipendenti, due uomini e due donne. Il padre Franco, sul finire degli anni ’70, era capofficina dell’azienda presso cui lavorava, nella Lomellina. Dopo otto anni decide di fare il salto e con macchinari usati e da lui stesso revisionati apre la sua piccola torneria, con torni automatici a camme, iniziando a riscuotere un discreto successo.

Nei primi anni Duemila, a causa delle difficoltà di salute dei genitori con conseguenti problemi economici, Christian decide di seguire il papà, iniziando una fase di grandi investimenti – economici e non solo – legati al passaggio da macchinari meccanici a macchinari a controllo numerico. “Siamo terzisti puri e produciamo minuterie tornite e fresate di alta precisione, spaziamo in una gamma piuttosto ristretta da 3mm a 32mm di diametro. Siamo specializzati nelle classiche leghe inox, ma anche ottone e altri materiali. Produciamo per qualunque settore, dall’elettromeccanica alla rubinetteria, dall’impiantistica industriale al mondo della moda; i clienti sono solo italiani, e in genere sono loro a trattare a livello internazionale. Noi siamo troppo piccoli per gestire la “carta” necessaria, preferiamo concentrarci sulla qualità delle lavorazioni”, spiega Christian.

Per questo Christian ha deciso di fare dei passi avanti in più rispetto ai suoi concorrenti, adottando un modello produttivo basato sulla lean: “Ho deciso di dare una sferzata riorganizzativa alla ditta e sto cercando di creare un sistema di gestione più snello ed efficiente, sul modello della lean manufacturing. Sto anche cercando di implementare un sistema di gestione dei macchinari che verifichi le condizioni impresa 4.0”. Per Christian insomma la strada è continuare a restare “piccoli” puntando sull’interesse al dettaglio e in generale ad un modo di fare impresa che valorizzi il rapporto umano, anche se non è sempre semplice.

La provincia immobile

“Stando sempre in ditta, la mia percezione di cosa accada nella nostra provincia potrebbe essere falsata. L’impressione è di immobilismo, a parte poche ditte che brillano per qualità e performance. Dovrebbero mirare tutti all’eccellenza e alla gentilezza, al rispetto, qualità ormai rara. Questo uno dei motivi importanti che mi fa valutare con grande pessimismo un eventuale salto di dimensione”, prosegue Christian.

Sarà anche per questo motivo che non vive la vicinanza della “grande” Milano come un peso quanto piuttosto “come una risorsa. Anche se nel nostro campo non si può parlare di Milano come epicentro, è la pianura padana nella sua totalità ad essere il bacino diffuso di quel sistema economico potenzialmente sano ed evolutivo che potrebbe traghettarci oltre ad un approccio strettamente capitalistico, di per sé fallimentare per i motivi accennati poco sopra legati alla concorrenza piratesca, verso la creazione di un possibile “paradiso della tecnica”, usando un termine caro al filosofo Emanuele Severino”.

Un mondo, conclude filosoficamente Nanti, “dove l’apparato tecnologico non sarebbe un mezzo in mano al capitale per produrre più profitti ma “quel” mezzo potentissimo che potrebbe consentire all’uomo di soddisfare i suoi bisogni nel pieno rispetto dell’ambiente e di tutte quelle istanze che fanno della vita una avventura, per quanto impegnativa, meravigliosa”.

Milano, così vicina così lontana

Anche per Grechi la vicinanza con Milano non è considerata un pericolo: ”Anche a fronte della inarrestabile crescita che da Expo in poi ha caratterizzato la città metropolitana, viene percepita in Lomellina come una risorsa fondamentale per le relazioni e il business. Per tale ragione, da oltre vent’anni Confartigianato – in sinergia con le altre associazioni riunite nel comitato intercategoriale – sostiene una battaglia per il potenziamento delle infrastrutture su gomma e su ferro, ad esempio per il nuovo ponte stradale sul Ticino, superstrada della Malpensa, autostrada Broni-Mortara, raddoppio ferroviario Milano-Mortara. Solo in questo modo siamo, infatti, convinti di poter uscire da un isolamento che riteniamo pericoloso e penalizzante per lo sviluppo e l’attrattività degli investimenti”.

E chissà se un giorno, nella terra del riso a pochi chilometri da Milano, non si riesca a estendere la filosofia di lavoro e di vita di Christian, rafforzando la sinergia col capoluogo lombardo e con tutto ciò che sta aldilà dei luoghi comuni e dei confini di provincia.

 

Photo Credits by Mark Rabe

35 anni, di cui dieci dedicati ad approfondire i temi della formazione e dell’occupazione, soprattutto giovanile. Giornalista professionista e, come dicono quelli bravi, web content manager. Per il pubblico a casa redattore web impegnato a combattere in prima linea la personale crociata quotidiana anti refuso. Il suo mondo ideale contempla quasi esclusivamente viaggi e buona cucina. Al supermarket degli aggettivi ne sceglierebbe quattro: ironica, determinata, logorroica e caciarona. Un difetto: è della Vergine. [ Guarda tutti gli articoli ]

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