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Mario Draghi, danke schön. La Corte tedesca fa i conti in tasca all’UE

Mario Draghi, danke schön. La Corte tedesca fa i conti in tasca all’UE

Il Quantitative easing "whatever it takes" di Mario Draghi accusato dalla Corte costituzionale tedesca. Le conseguenze per l'UE? Potenzialmente disastrose.

Uno spettro si aggira sui cieli di Karlsruhe, la città della Germania dove ha sede la Corte costituzionale tedesca: quello dell’ex presidente della BCE, Mario Draghi. Sì, proprio lui. L’uomo al quale Matteo Salvini e Matteo Renzi vorrebbero affidare le redini di un fantomatico governo di rinascita nazionale, oggi è sotto accusa per la politica monetaria da lui inventata quando era presidente della BCE. Sul banco degli imputati non c’è lui, ma la sua politica economica.

Chi è Mario Draghi? È il banchiere che nel 2015, con il suo programma denominato Quantative easing (un sistema con il quale la Banca Centrale acquista titoli di Stato in cambio di liquidità, in sigla QE), salvò l’Europa – e in particolare l’Italia – da una crisi finanziaria ed economica devastante. Lo stesso che, all’inizio della pandemia da COVID-19, in un intervento sul Financial Times ha definito “di dimensioni bibliche” la crisi in atto, e ha consigliato ai governi del vecchio continente, soprattutto alla Germania della signora Merkel, di abbandonare la politica di austerità, di non badare alla parità di bilancio, di non aver paura di fare politiche a debito e di immettere nel sistema una quantità enorme di liquidità, prima che il virus possa divorare il pianeta e spingerlo verso una depressione senza ritorno. Ma perchè la politica del banchiere che fu governatore della Banca d’Italia è sotto accusa dei tedeschi?

 

La Corte costituzionale tedesca mette sotto accusa l’operato di Mario Draghi: che cosa significa?

A seguito di un improvviso attacco di sovranismo del tipo “prima gli italiani”, o nella versione di Donald Trump “America first”, la Corte Suprema della Germania Federale ha emesso una sentenza che ha fatto venire i brividi all’intera comunità finanziaria europea: ha portato in sostanza sul banco degli imputati l’operato dell’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, accusando quella politica inaugurata dall’allievo di Federico Caffè quando l’area dell’Euro stava sprofondando sotto i colpi della crisi, provocata tra l’altro dalle banche statunitensi e inglesi, di aver distribuito in modo iniquo troppi quattrini all’Europa del sud a scapito del nord Europa. La Corte Suprema riconosce come legittima la possibilità della BCE di aiutare l’Europa prima e dopo il COVID-19, ma rimprovera a quella politica di aver violato la proporzionalità dei finanziamenti. Un modo assai burocratico per dire che la BCE guidata da Draghi avrebbe aiutato troppo Italia, Francia e Spagna e troppo poco la Germania, la Polonia, l’Austria e i sovranisti dell’Ungheria – insomma il gruppo di Visegrad.

La minaccia della Corte costituzionale tedesca, alla quale se ci fosse una sentenza definitiva si dovrebbe adeguare il governo di Angela Merkel, è più che insidiosa. Fa letteralmente paura: se fra tre mesi la Corte Suprema decidesse che effettivamente non c’è proporzionalità nella politica della BCE e che la Banca Centrale Europea ha violato le prerogative statutarie dell’Istituto guidato oggi da Christine Lagarde, la Bundesbank rinuncerebbe al QE. Ovvero: la potente banca tedesca non parteciperebbe all’acquisto di titoli come previsto dalla Lagarde, mettendo a rischio l’intera operazione, visto il peso della Bundesbank nell’acquisto di titoli. Se ciò avvenisse, l’Unione Europea si annullerebbe sotto i colpi di una crisi senza precedenti.

Basti pensare alla situazione italiana. Proprio ieri Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, ha paragonato la recessione in atto a quella del 1929, e ha annunciato che il Pil dell’Italia nel 2020 subirà un crollo del 9,5% con un debito pubblico che salirà al 158%. Tradotto in vite umane questo significherà milioni di disoccupati. Stessa sorte per il prodotto interno lordo di Grecia, Francia e Spagna. L’ossigeno che consentirebbe a questi Paesi di sopravvivere alla crisi è e resta l’immissione di liquidità di oltre 750 miliardi, il cosiddetto bazooka promesso dopo una gaffe da Christine Lagarde proprio applicando quella politica economica inventata da Mario Draghi, che oggi è presa di mira dai giudici tedeschi.

 

L’autonomia della BCE in dubbio e l’incognita Christine Lagarde

Grazie a Dio la Corte Suprema tedesca, nell’emettere quella sentenza, ha clamorosamente messo in dubbio uno dei sacri dogmi della BCE, il principio di autonomia assoluta dell’Istituto di Francoforte, provocando così una reazione prima glaciale e poi stizzita di Christine Lagarde, che dopo aver “preso atto” della sentenza dei giudici ha fatto sapere agli amici tedeschi che la BCE “rimane impegnata a fare qualunque cosa necessaria, nel suo mandato, per fermare la pandemia finanziaria che sta mettendo in ginocchio l’Europa”. Un modo gentile, si mormora nei corridoi del Parlamento europeo, per dire che la BCE non rivedrà i suoi programmi e non permetterà che si violi la sua autonomia.

Per l’Europa comunque è un bruttissimo segnale, perché tutti i finanziamenti messi in campo dall’Unione per arginare la crisi contavano sul gigantesco ombrello finanziario della BCE. La decisione della Corte tedesca in questi giorni ha messo in agitazione lo spread, ma potrebbe avere una ripercussione pesante sulle banche italiane, che in questi giorni sono state alleggerite dalla BCE, la quale ha acquistato circa il 45% dei titoli italiani malgrado il peso dell’Italia nella banca europea sia molto minore. La prospettiva di un fallimento dell’operazione di QE potrebbe inoltre indurre gli istituti di credito a stringere ulteriormente i cordoni della borsa e a ostacolare il flusso di liquidità alle imprese deciso dal governo con gli ultimi decreti.

La scommessa delle prossime settimane si gioca proprio sul comportamento della BCE: si tratta di capire se Christine Lagarde si sottometterà agli avvertimenti dei giudici tedeschi o, se come ha detto pubblicamente, andrà per la sua strada.