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Medici di famiglia sempre più anziani: possiamo farne a meno?

Medici di famiglia sempre più anziani: possiamo farne a meno?

"Un tempo era una professione redditizia; oggi lo è sempre meno". I medici generici sono diminuiti: vediamo quali sono le conseguenze di questa tendenza.

Nei giorni dell’emergenza COVID-19 è stata una tra le categorie professionali più colpite; in tutti gli altri è una di quelle in netta diminuzione di personale. Sono i medici di famiglia, i presidi della medicina sul territorio, i primi ai quali ci si rivolge quando si ha un sintomo di qualsiasi tipo. Un tempo erano delle autorità (soprattutto nei piccoli centri) e godevano anche di un trattamento economico di rispetto; oggi sono sempre meno e peggio pagati.

 

I medici di famiglia, categoria a rischio estinzione nonostante i numeri delle università

Nel 2013 in Italia c’erano 54.721 medici di medicina generale, che sono scesi l’anno successivo a 51.942, per risalire nel triennio 2015-2017 a 53.610 il primo anno, poi a 54.063, e infine a 54.411. L’ultima rilevazione Istat risale al 2018, quando in Italia c’erano 53.109 medici generici. Negli ultimi sette anni la perdita è stata di 1.612 professionisti, che sono andati in pensione. In totale significa che 2.418.000 italiani hanno dovuto cambiare medico.

Eppure di giovani volenterosi che vogliono intraprendere la carriera di medico ce ne sono. Nel 2019 le facoltà di area medica in Italia, per numero di iscritti, erano tra le più affollate dietro a quelle ingegneristiche ed economiche. Prima di arrivare al traguardo, però, ci sono esami difficili, spesso fonte di abbandoni, e l’accesso alla scuola di formazione di medicina generale, con i posti limitati. Senza dimenticare i test d’ingresso che selezionano il numero di potenziali medici. I laureati negli ultimi anni sono poi sempre più attratti dalla carriera ospedaliera, che offre maggiori sicurezze e una retribuzione in media più alta, con la possibilità di aprire anche uno studio privato.

Per il triennio 2016-2019 sono stati messi a bando 957 posti per iscriversi alla scuola di formazione triennale di medicina generale in tutta Italia (ben 70 posti in meno rispetto al triennio 2015-2018). Si tratta di una cifra decisamente più bassa di quanti realmente siano i posti da occupare. A farne le spese nella maggior parte dei casi è chi vive nelle zone rurali, dove ci sono paesini che rimangono senza medico, e le persone anziane – le più esposte – sono costrette a percorrere chilometri per raggiungere il loro medico curante. Ma spesso e volentieri, come si è potuto toccare con mano durante l’emergenza pandemia, anche i colleghi dei Pronto Soccorso subiscono gli effetti di questa diminuzione, dal momento che ci si rivolge sempre di più all’ospedale all’insorgere di un qualsiasi sintomo.

 

Luca Bellazzi, medico di famiglia: «Così facevamo da filtro»

Fino a poco tempo fa il medico di famiglia, che viene pagato per il numero di mutuati che ha fino a un massimo di 1.500, svolgeva un vero e proprio ruolo di filtro rispetto alla sanità ufficiale.

«Eravamo noi – dice Luca Bellazzi, ultimo esponente di una famiglia di medici generici – a dare il primo consiglio, evitando magari che le persone andassero all’ospedale per nulla. Negli ultimi anni, con la diffusione di internet e dei consigli dati da non esperti, questo ruolo è diventato sempre più importante. Perché capita che persone perfettamente sane lamentino sintomi inesistenti. In quel caso un consiglio ben dato può risolvere un problema».

Senza esami, o file all’ospedale, o consulti con enti privati. Proprio questo secondo Bellazzi, che vive a lavora in Lombardia, è uno dei punti che ha portato alla mancata valorizzazione del medico di famiglia. «Regione Lombardia – spiega – con l’incoraggiamento dato alla sanità privata negli ultimi anni ha depotenziato la figura dei medici di famiglia, che chiaramente spesso limitavano i consulti dai privati».

I nuovi iscritti alla scuola triennale previsti nel 2019 sono in tutto 331 per la Regione che più è stata colpita dal COVID. «In media – continua – abbiamo più mutuati dei 1.500 per i quali veniamo pagati, e si lavora in ambulatorio dalle 10 alle 12 ore al giorno. Le visite a domicilio sono sensibilmente diminuite, anche perché la maggior parte del tempo è assorbita dall’attività di ambulatorio».

 

Medici di famiglia, quanto e come guadagnano?

«Un tempo – continua Bellazzi – era una professione economicamente redditizia; oggi lo è sempre di meno». In Lombardia un medico percepisce in media dalle aziende sanitarie 48 euro a mutuato al mese, fino a un massimo di 1.500 per i quali ottiene il compenso. In altre regioni anche di più. Oltre i 1.500 mutuati, di fatto, cura i pazienti gratis, ma quando in un piccolo centro c’è un solo medico è la prassi che non neghi le cure a nessuno.

Le retribuzioni sono stabilite da un contratto nazionale di categoria in base all’esperienza e ai titoli, e vengono modificate regolarmente attraverso lo strumento della contrattazione collettiva. L’ultimo accordo è stato firmato pochi giorni fa, il 18 giugno. «Siamo partite IVA – dice Bellazzi – che lavorano per lo Stato con un massimale di guadagno fissato». Si tratta, infatti, di cifre calcolate al lordo, nelle quali rientrano anche le spese per l’ambulatorio, l’aggiornamento professionale e il pagamento di un sostituto nei giorni di vacanza o assenza. Le visite a domicilio in rappresentano un extra, perché il paziente le paga, ma con i numeri attuali sono sempre più rare, dal momento che il numero ridotto di medici comporta la necessità di trascorrere sempre più ore in ambulatorio.

Negli anni scorsi la tendenza si è invertita e sempre più persone hanno iniziato a rivolgersi direttamente al Pronto Soccorso. Al punto che nell’ultimo contratto nazionale, oltre agli arretrati conteggiati e all’intenzione di rinnovare il trattamento finanziario per i medici di famiglia, si è parlato espressamente di coinvolgerli sempre di più in una collaborazione con il Pronto Soccorso. Se dal punto di vista economico quindi qualche miglioramento c’è stato (anche lo stesso rappresentante sindacale della Fimmg Silvestro Scotti esprime la propria soddisfazione), se si analizza il numero di dottori disponibili i problemi sono ancora molteplici.

 

Fino a esaurimento graduatorie: i paesi senza medico

I medici di base vanno scelti all’interno di due graduatorie allestite a inizio anno da ogni singola regione. Nel caso in cui la graduatoria non copra tutti i posti vacanti, si ricorre ai dottori che comunque sono in possesso di titoli. In alcune province esiste una graduatoria provvisoria, il cui effetto è di avere paesi in cui il medico magari rimane per pochi mesi.

Pur di avere un medico nella comunità alcuni sindaci mettono a disposizione anche degli spazi comunali. Ma non sempre funziona, perché il medico di prima nomina, oppure con incarico provvisorio, spesso arriva dopo un periodo di sede vacante, e i mutuati di colui che è andato in pensione hanno già trovato un altro medico. Si trova così con un manipolo ridotto di persone e un introito ancora inferiore.

Spesso il luogo dove trova lavoro è distante da casa, così alle spese per l’ambulatorio si aggiungono quelle per l’affitto, magari di una seconda casa, quando il professionista ha già famiglia. Capita che in molti rifiutino e la sede rimanga vacante, oppure, com’è capitato due anni fa a Gravellona Lomellina, piccolo centro in provincia di Pavia, capita che trovino una sistemazione più economica nello stesso ambito ma in un paese vicino, così da lasciare sguarnito un comune con 2.000 abitanti e costringere i pazienti a prendere sempre l’auto quando necessitano di un consulto.

A farne spese in questo caso sono ancora i mutuati. I casi di paesi senza più medico spuntano ogni giorno lungo lo Stivale. È il caso di Torrioni, un piccolo centro di poco più di 500 abitanti in Irpinia. Lì un dottore non c’è più da anni. Per anni due dottori ebbero il secondo studio lì e quello principale nel vicino comune di Chianche, che dista una manciata di chilometri. L’unico dei due rimasto ha poi chiuso anche lo studio di Chianche, e gli abitanti di Torrioni per avere un medico ora devono percorrere più di 10 chilometri.

 

 

Photo credits: theboar.org