Zona Franca

Se Dolce & Gabbana fanno arrossire la Cina

Nonostante il ruolo di leadership mondiale conquistato a più livelli, la Cina continua a scivolare sulla propria insicurezza e paura di non mantenere la posizione.

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Fratello Wang (Wang Ge) ha 70 anni, l’ho incontrato ieri sera per caso (o per destino) nella più piccola e forse unica autentica spaghetteria dello Shaanxi rimasta nella zona di WangFujin, centro pulsante dello shopping pechinese. 

Wang è corpulento, con la faccia rotonda e gli occhi serrati somiglia ad una sorta di Bud Spencer cinese. Dopo poco che conversiamo insiste per pagare gli spaghetti a tutti noi italiani. Non ha grande cultura, ha fatto quasi tutta la vita il meccanico e poi ci racconta che con l’avvento e la prima liberalizzazione voluta del premier Deng Xiao Ping ha messo su la sua officina. Adesso è pensionato. Dell’Italia conosce Roma e dice che anche noi, come i cinesi, abbiamo millenni di storia sulle spalle. Ci rispetta insomma, non ci conosce bene, ma ci rispetta. Gli chiedo se ha saputo della protesta contro gli spot di Dolce & Gabbana, scuote la testa, lui che non usa smartphone ma un vecchio modello Nokia resiliente ai social media. 

Ci sentiamo quasi in dovere di raccogliere la sua opinione, pertanto gli mostriamo tutti e tre i video della nuova campagna pubblicitaria di D&G che avrebbero dovuto fare da lancio al The Great Show presso l’Expo Center di Pudong, Shanghai, annullato a seguito delle proteste che hanno visto uniti al grande pubblico anche personaggi dello spettacolo del calibro di Zhang Ziyi (Memorie di una Geisha) e di Li Bing Bing (Lo squalo 5 ).

Come in una sorta di candid camera, la telecamera fissa inquadra una giovane ragazza vestita con colori accesi, al collo gioielli vistosi e sullo sfondo una sorta di cucina familiare cinese o trattoria. Nel video, la ragazza prova a tirar su gli spaghetti con delle bacchette, dapprima senza successo poi riuscendone a mangiare un bel boccone. Stessa scena si ripete con una gigantesca pizza margherita di cui la ragazza riesce a mangiare uno spicchio, mentre per il cannolo siciliano riesce soltanto a portare alle labbra un po’ di ripieno di ricotta e pistacchi, per poi alla fine essere apostrofato con un “bravissimo” pronunciato alla cinese.

Wang osserva distaccato per qualche minuto, alla fine gli chiediamo che cosa pensi di tutto questo.  

Na jiu kai wanxiao le! – “Stanno scherzando”, ci dice. “Effettivamente è difficile mangiare il vostro cibo con le bacchette”.

D&G: perché avete rinnegato voi stessi?

Mi stupisco di come Wang abbia colto esattamente nel segno più di mille articoli apparsi sui giornali italiani o sui blog dei sedicenti influencer dell’etere. Chi ha seguito negli anni le campagne pubblicitarie di D&G sa che molto spesso il tutto si gioca sul contrasto tra paesaggio e personaggi, come è stato per la meravigliosa serie firmata da Ferdinando Scianna in Sicilia, dove una giovane Monica Bellucci veniva ritratta in abito bianco provocante nel mercato popolare della Vucciria di Palermo. Lo stesso dicasi del contrasto di diverse tipologie di donne, contrasto tra il religioso e il dissacrante, il fatiscente e l’elegante. 

In questa campagna pubblicitaria il contrasto è accentuato non solo dai colori saturati del make-up, dalla salsa di pomodoro (rosso sangue) e dai vestiti ma anche dalla dimensione dei cibi, così smaccatamente da trattoria casalinga o da sagra paesana.

Il fatto che la ragazza/modella incontri delle difficoltà ma poi riesca, senza dover ricorrere a forchetta e coltello ma utilizzando le bacchette – magari in modo non ortodosso e ricorrendo a qualche piccola astuzia – a portarsi il boccone alla bocca, mi è parsa una eccellente metafora di come per comprendere una così diversa cultura debba essere necessario uno sforzo, una perseveranza e un adattamento costante. E questo ovviamente vale per entrambi, sia italiani che cinesi.

Non ho trovato francamente nessun razzismo, né tantomeno sessismo (forse malizia) in questi video che mi sembrano comunque in linea con tutta la produzione di Dolce & Gabbana e con lo stile che da anni in tutto il mondo contribuiscono a far grande l’Italia. 

Il problema a monte è l’insicurezza della Cina

Il problema secondo me sta a monte. Nonostante il ruolo di leadership mondiale che la Cina sta effettivamente acquisendo, permane in molte fasce della popolazione, soprattutto la classe dei giovani dai 20 ai 40 anni – non certo nella fascia più anziana, il nostro Wang Ge non ha nessun problema a riguardo – un senso non dico di inadeguatezza, ma di insicurezza per il mantenimento della propria posizione.

È paradossale e sconcertante, in quanto i cinesi sono ben consci degli straordinari traguardi raggiunti negli ultimi 30 anni, non parlo solo in termini economici ma dei progressi sociali, della ricerca e dell’educazione (oggi la Cina conta tra le migliori Università del mondo) eppure sono suscettibili ad ogni sia palese che velato tentativo di ironia, sarcasmo e rappresentazione che esca fuori da una preordinata logica che tendono a ripetere a mo’ di cliché.

Sono talmente tanto convinti ed irremovibili in questo atteggiamento che mi fanno pensare a un bellissimo racconto di Lao She (grande commediografo e umorista morto suicida a Pechino durante la Rivoluzione Culturale) il cui titolo è tradotto in italiano come “Telefonata”, dove un potente e un po’ arrogante signore pechinese compone un numero sbagliato di telefono e, nonostante l’altra parte cerchi di fargli capire che ha sbagliato interlocutore, lui continua noncurante, anzi stupendosi e criticando la poco prontezza dell’altro nel riconoscerlo. 

L’essere criticati in Cina è ormai diventato affaire quotidiano, moltissime multinazionali hanno dovuto modificate i loro spot pubblicitari e affrontare boicottaggi dei loro prodotti proprio come sta succedendo adesso per D&G. C’è passata la Germania con la Mercedes, la Francia e anche il Giappone, qualche anno fa, durante il periodo della disputa relativa alla sovranità delle Isole Diaoyudao. 

Preoccuparsi più del dovuto non serve, ciò che occorre è capire che i consumatori, specie in Cina, possono diventare un formidabile strumento di pressione: semmai è consigliata massima prudenza e una creatività contenuta entro certi limiti.

Astenersi i troppo ironici.

Nato a Prato il 28/12/1980, dopo aver terminato il percorso di studi in Italia, è stato in Cina per una interniship presso la Xinhua Online Branch Office, ufficio di promozione software e prodotti informatici dell’agenzia di stampa del governo cinese. A Pechino, prima privatamente e poi successivamente ha frequentato corsi universitari e intrapreso lo studio della lingua cinese maturando allo stesso tempo diverse esperienze lavorative nel settore import/export con aziende italiane interessate a creare una rete di agenti e distributori in Cina. Ha acquisito, dopo quattro anni di permanenza in Cina, una conoscenza avanzata della lingua, della cultura e del modo di fare affari e negoziare con le persone locali. Conosce bene tutte le città della Cina avendo viaggiato e partecipato alle principali fiere di settore, sia per quanto riguarda il Food & Beverage sia per quanto riguarda la protezione ambientale e le nuove tecnologie. Nel 2010 è rientrato in Italia dove si è sono occupato di consulenza aziendale, amministrazione area dipendente per le Pmi Toscane, area Prato, Firenze, Lucca e Pistoia. [ Guarda tutti gli articoli ]

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