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Sua Sanità PNRR

Siamo l’Italia del fallimento della sanità pubblica, l’Italia della sanità privata arrogante sulla nostra pelle e sulle nostre tasche: di questo ci siamo ammalati negli ultimi decenni. E allora la politica non poteva e non doveva perdere l’occasione di tentare una riforma, mentre siamo ancora con le mani in pasta dentro una pandemia dalla coda troppo lunga che rischiamo ancora di pestare.

Il 30 giugno scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 77/2022, che fino a pochi giorni prima si chiamava DM 71 in una logica di continuità col DM 70 incentrato sugli standard ospedalieri. Titolo dell’operazione: “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”, che vuol dire provare a mettere una toppa larghissima da capo a fondo dell’Italia sui buchi di una sanità che da un paio di decenni ha derogato un po’ dappertutto al suo ruolo di cura, efficienza, prossimità, sostegno.

Il Governo, che proprio in queste ore vive di fasi sussultorie e ondulatorie, ha cercato di fare bene i compiti rispettando le scadenze imposte dalla UE al 30 giugno, ma il rischio è che si sia concentrato solo su tempi e scadenze per sembrare il primo della classe, sperando che i cittadini non si accorgessero della mancanza di sostanza: se fossimo a scuola diremmo che ha consegnato il compito per primo ma è andato fuori tema, perché quei circa 7 miliardi di euro relativi a “Progetti e risorse economiche” – contenuti nella Missione 6, Componente 1, del PNRR – serviranno solo alla scatola della sanità in termini di strutture e infrastrutture, ma non potranno incidere sui costi e sulla gestione del personale.

Tutta cornice e zero dettaglio se si legge cosa si coprirà con i fondi del PNRR per l’esecutività del DM 77:

  • le strutture che compongono la rete dei servizi territoriali;
  • gli standard in rapporto alla popolazione;
  • i parametri di riferimento del personale;
  • le modalità organizzative e funzionali;
  • gli obiettivi strategici di riferimento,
  • la governance del sistema.

E allora che facciamo, adesso, col gigantesco paradosso della sanità italiana legato al personale, alla sua gestione, alla formazione, ai suoi salari medi sottostimati rispetto alla UE, alla impossibilità di sviluppi di carriera, alla fuga dei giovani laureati verso l’estero e verso il privato?

Le Regioni hanno battuto i pugni sul tavolo del Governo perché i fondi sono inadeguati a supportare i veri costi della riforma sanitaria pubblica sul territorio, cioè quelli per garantire finalmente la crescita di una categoria professionale tanto imprescindibile come quella dei medici, dei sanitari, degli operatori, del personale tutto. Ma il Governo è andato avanti lo stesso, i tempi e le scadenze andavano rispettate. Non so se ci aspetta l’ennesima ondata di un’Italia politica “palazzinara” che ama tirare su edifici e sviluppare gorghi edilizi e immobiliari prima ancora di sapere cosa ne farà, come e quando; di certo è enorme il rischio di parlare di Case e Ospedali di Comunità senza avere la certezza che saranno presidiati nel modo che servirebbe per ridare dignità a una distanza tra cure e pazienti.

Ci dicono ancora una volta che bisogna gestire in fretta l’emergenza sanitaria e, ancora una volta da decenni, politica e giornalismo abusano della parola emergenza per coprire gli illeciti, il disinteresse pubblico, la corruzione, le logiche private, l’irresponsabilità, la disattesa cura, i ritardi.

Da DM 71 a 77. Nella cabala dei numeri il 77 corrisponde ai diavoli, ‘è riàvule direbbero a Napoli. Con la speranza che non siano I Diavoli che ci ha fatto conoscere Guido Maria Brera col suo romanzo diventato serie tv, caposaldo di un filone senza precedenti per denunciare quanto la finanza invisibile ci gestisca la vita. Con la speranza, quindi, che il DM 77 sia solo una coincidenza e non una veggenza sulla pelle dei nostri dolori.

Leggi il reportage “Sua Sanità PNRR” e il il mensile 112, “Nobìlita 2022.


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