In questi giorni è arrivato nelle sale “Odissea”, il nuovo film di Christopher Nolan.
Sorvolando sul film, che chi scrive non ha ancora avuto modo di vedere, qui interessa un’altra odissea, meno spettacolare e più concreta: quella affrontata da una persona con disabilità che prova ad andare al cinema, a teatro, a un concerto o a una mostra.
Una famiglia decide di andare al cinema.
Uno dei figli utilizza una carrozzina e ha bisogno di uno spazio dedicato. L’operazione dovrebbe essere semplice: scegliere lo spettacolo, selezionare i posti, pagare. Invece si interrompe nella schermata di prenotazione. Le principali piattaforme consentono di acquistare quasi qualunque poltrona, ma non gli spazi riservati alle persone con disabilità insieme ai posti vicini per familiari o accompagnatori.
Webtic, TicketOne, Vivaticket e altri sistemi seguono, con poche eccezioni, lo stesso schema. Chi usa una carrozzina deve presentarsi al botteghino senza poter verificare prima la disponibilità.
Una famiglia può così attraversare la città e scoprire solo all’arrivo che lo spazio accessibile è libero, ma non le poltrone adiacenti. Oppure può trovare esauriti i posti dedicati ed essere costretta a tornare a casa.
Una prima o uno spettacolo molto richiesto diventano quasi inaccessibili; anche le proiezioni successive possono trasformarsi in una lotteria.
In molti casi non basta neppure recarsi in anticipo al botteghino. Alcune sale consentono di acquistare il posto accessibile soltanto il giorno della proiezione. È accaduto che una famiglia tentasse il sabato di prenotare per il martedì e dovesse comunque tornare il giorno dello spettacolo. Altrove, soprattutto in alcune sale indipendenti, il problema viene risolto con buon senso. Segno che non si tratta di un’impossibilità tecnica.