Giancarlo Palomba aveva 24 anni. È morto nella notte tra il 26 e il 27 luglio, colto da un malore mentre lavorava alla manutenzione della linea ferroviaria nella stazione di Vairano-Caianello, in provincia di Caserta. Era un dipendente RFI, iscritto alla Filt-Cgil, che ha chiesto chiarezza sulle cause del decesso. Le indagini sono in corso.
Due giorni dopo, il 28 luglio, Michele Regazzoni, 23 anni, di Averara, in provincia di Bergamo, è morto colpito dal tronco di un albero che stava tagliando a 1.400 metri di quota, tra il Passo San Marco e il lago di Valmoresca. Lavorava per un’impresa di manutenzione forestale di Santa Brigida. Nessuno ha assistito all’incidente: a dare l’allarme sono stati i colleghi, più lontani, che si sono accorti che non rispondeva.
Il 29 luglio, a Mesagne, in provincia di Brindisi, Antonio D’Errico, 66 anni, titolare di una piccola impresa di carpenteria, è morto nel crollo di una tettoia in un cantiere. Secondo la ricostruzione delle autorità, D’Errico si sarebbe accorto dell’imminente cedimento della struttura e si sarebbe lanciato verso il figlio ventiseienne, che lavorava con lui, per allontanarlo: è riuscito a salvarlo, il ragazzo è stato comunque trasportato in codice rosso all’ospedale Perrino di Brindisi. Non è un caso legato al caldo – la dinamica resta comunque da accertare nei dettagli – ma è un altro cantiere, un’altra vita.
Il giorno dopo ancora, il 30 luglio, a Trani, Michele Squeo, 59 anni, di Gravina di Puglia, si è accasciato per un malore improvviso in un cantiere edile di via Malcangi. I soccorsi non sono riusciti a rianimarlo.
Quattro nomi, quattro province diverse, otto giorni. A questi si aggiunge, qualche giorno prima, il 22 luglio, Antonio Giustizieri, 58 anni, operaio della Sud Segnal, morto a Galatone, nel Leccese, precipitando da un’altezza di circa otto metri all’interno di un capannone. Per la Cisl locale è la sesta morte sul lavoro nella provincia di Lecce dall’inizio dell’anno.