Birra del Borgo, un marchio acquistato per farlo sparire?

Dieci anni dopo l’acquisizione di AB InBev, la produzione è più che dimezzata, e 25 lavoratori rischiano il posto. Li abbiamo incontrati a Milano e ci hanno raccontato di investimenti fermati, vendite mancate e una cooperativa che non riesce a partire: “Sembra quasi un piano studiato, di fatto ci vogliono chiudere”

14.09.2026
La manifestazione dei lavoratori di Birra del Borgo davanti al palazzo della Regione Lazio

AB InBev e Birra del Borgo: da una parte Anheuser-Busch InBev, multinazionale della birra con sede a Lovanio, in Belgio; dall’altra un birrificio nato nel piccolo Comune di Borgorose, 4.500 abitanti in provincia di Rieti, che dà lavoro a 25 persone e sostiene altrettante famiglie. Se il primo nome non vi dice molto, vi basta aprire il frigo: se dentro trovate una Beck’s, una Bud o una Corona, AB InBev è sulle vostre tavole da tempo.

Quello che forse non sapete è che da dieci anni anche Birra del Borgo fa parte dello stesso gruppo, attraverso Birra del Borgo S.r.l. Anche se, secondo i lavoratori, dal 2022 la multinazionale avrebbe via via ridimensionato attività e prospettive del birrificio, fino ad arrivare a oggi, che si parla di chiusura.

Per capire che cosa succede a un piccolo marchio quando arriva quella parola, “acquisizione”, sono andata a chiederlo direttamente a loro: i lavoratori. Venerdì 11 settembre si sono riuniti in piazza Gae Aulenti a Milano, davanti agli uffici di AB InBev che apparivano deserti, per chiedere risposte sul loro futuro, sui licenziamenti annunciati e sulla possibile cessione del birrificio ad altri soggetti interessati.

Le lapidi delle birre prodotte a Borgorose in piazza Gae Aulenti, a Milano.
Le lapidi delle birre prodotte a Borgorose in piazza Gae Aulenti, a Milano.

Birra del Borgo: dal 18 settembre lavoratori pronti a occupare lo stabilimento

Una corsa contro il tempo che, nel momento in cui scriviamo, ha una data che ha il sapore di una sentenza. A seguito di un incontro tra azienda, Regione Lazio e sindacati che si è tenuto il 14 settembre, si è infatti confermato che il 17 settembre scade la procedura di licenziamento collettivo avviata il 30 giugno.

Durante l’incontro, come ci ha spiegato Antonio Del Brocco di FLAI CGIL, “l’azienda ha migliorato la propria proposta economica per accompagnare le uscite, prevedendo incentivi all’esodo articolati in tre fasce di anzianità, compresi tra 8 e 14 mensilità”. Una proposta rispedita al mittente, così come è stata respinta dall’azienda quella avanzata dalla Regione Lazio: un anno di cassa integrazione straordinaria per provare a costruire un’alternativa alla chiusura. Previsto un altro incontro proprio il 17, sempre in Regione, ma se la posizione non cambierà così come sembra, “dal 18 settembre siamo pronti a occupare lo stabilimento”.

Per dovere di cronaca, anche noi della redazione abbiamo contattato l’azienda via email, ma finora non abbiamo ricevuto risposta. Nel frattempo abbiamo parlato con i lavoratori, che ci hanno aiutato a ricostruire che cosa è successo in questi anni, e in particolare in questi mesi. E, soprattutto, come si sia arrivati a prospettare la chiusura di un birrificio diventato uno dei marchi più conosciuti e premiati del settore.

Da birra artigianale a marchio di una multinazionale. E le vendite crollano

La storia affonda le sue radici nel 2005, quando nasce il birrificio, che cresce negli anni in cui in Italia esplode il fenomeno della birra artigianale. Quando AB InBev l’acquisisce nel 2016, il progetto sembra infatti andare nella direzione opposta rispetto a quella attuale: ce lo racconta Matteo De Vita, responsabile dell’area operativa della Tap room, il pub del birrificio che funziona anche come spaccio aziendale.

“L’idea era di passare da 15.000 ettolitri a 50.000 ettolitri. Per la multinazionale significava anche poter avere un sito produttivo in Italia e poter contare su una birra italiana da portare verso una distribuzione più ampia”. Un marchio artigianale che, per via dell’acquisizione, perde proprio la caratteristica dell’artigianalità: secondo la legge italiana lo è quando la birra è prodotta da un piccolo birrificio indipendente, legalmente ed economicamente autonomo da qualsiasi altro birrificio, non sottoposta a pastorizzazione o microfiltrazione, e la produzione annua non supera i 200.000 ettolitri. Con l’ingresso in AB InBev viene quindi meno uno dei requisiti fondamentali: l’indipendenza.

Per alcuni anni, comunque, gli investimenti ci sono: vengono aperti locali a Roma e a Rieti. Poi qualcosa cambia. “Dopo il 2020-21 questi investimenti sono stati interrotti” racconta Matteo. “Nel 2022 vengono chiusi alcuni locali, ridimensionate funzioni amministrative, e soprattutto viene meno il canale commerciale diretto di Birra del Borgo”.

Da quel momento il prodotto entra nei canali distributivi del gruppo, e secondo i lavoratori è proprio lì che iniziano i problemi: più passaggi, minore autonomia commerciale e margini sempre più difficili da sostenere. Lo sostiene anche la FLAI CGIL nel volantino distribuito durante la manifestazione: “La rete commerciale l’hanno smontata loro. Prevedibile: un venditore con decine di marchi nel portfolio che hanno margini e provvigioni più alte non vende la super premium di nicchia. Poi si è constatato che le vendite calavano”.

La conferma arriva da Matteo, che ci racconta che nel 2024 Birra del Borgo ha lanciato una nuova lager, richiesta dagli stessi distributori del gruppo: “Una birra più semplice, meno costosa e pensata per raggiungere un pubblico più ampio. Erano venuti da noi, avevano fatto un piano commerciale, ma le vendite non hanno dato seguito a queste promesse. Venivamo qui a Milano e non eravamo ascoltati” racconta Matteo. “Siamo sempre stati un granello di sabbia in un oceano”.

Una distanza che riguarda anche il management locale: alle proposte portate alla casa madre, come mi hanno detto in piazza, da AB InBev la risposta sarebbe stata che non erano una priorità – e non lo sarebbero mai stati.

La proprietà decide quanto si produce, ma non vende

“Il nostro break-even era a 20.000 ettolitri” mi dice Matteo. Nel 2022 il birrificio era ancora intorno ai 21.000; nel piano produttivo del 2026 ne sono previsti 9.437. Ma per lui conta soprattutto chi decide quei numeri.

“Ogni anno AB InBev ci manda il progetto di vendita per l’anno successivo”, ma senza più canali commerciali, si lavora sui quantitativi indicati dal gruppo. E nel 2024 e nel 2025, racconta Matteo, AB InBev non avrebbe poi acquistato nemmeno tutti i volumi che aveva chiesto allo stabilimento di produrre. I lavoratori propongono anche di utilizzare parte della capacità libera per altri marchi del gruppo. Nel volantino distribuito durante la protesta, la FLAI CGIL sostiene inoltre che sia stata scartata l’ipotesi di produrre a Borgorose 10.000 ettolitri di Goose Island.

Intanto il mercato della birra rallenta, ma con numeri molto diversi. “Il settore sta subendo una leggera flessione; parliamo del 2,5%, però, non del 45%” osserva Matteo. Anche Cosimo Tizzani, HSE manager, insiste su questo punto: dopo la flessione che aveva colpito il comparto artigianale, sostiene, gli altri birrifici avrebbero ripreso a crescere: “Ma non ci vendono la birra”.

D’altra parte, come ricorda il sindacato, “i numeri non nascono da soli”, chiamando in causa le decisioni prese dal gruppo su distribuzione, investimenti, margini e produzione.

Quando il marchio deve morire

Con ogni probabilità, arrivati fin qui ve lo starete chiedendo: come si passa da un progetto che puntava ai 50.000 ettolitri a meno di 10.000, e poi alla chiusura? Tutto questo nonostante i premi e i riconoscimenti – tra gli ultimi le quattro medaglie d’oro e le tre d’argento dell’European Beer Challenge nel marzo scorso.

Quanto accaduto è, secondo Matteo, “la conseguenza di una non volontà di portare avanti il brand di Birra del Borgo, e di portarlo a morire in favore di tutti gli altri brand del gruppo”. Tutti i piccoli produttori sono destinati a sparire, chiediamo? Matteo nel rispondermi non ci pensa due volte: “No, assolutamente no. Rimangono comunque un prodotto premium o un prodotto artigianale che avrà sempre mercato”.

Questa vicenda richiama alla mente quanto è successo con il Birrificio dello Stretto, nato a Messina dalla cooperativa di ex lavoratori; il precedente torna anche nella nostra conversazione. Secondo Matteo e gli altri, anche Birra del Borgo potrebbe andare in quella direzione. Il problema è che “noi vorremmo riprendere il birrificio con la cooperativa, ma deve esserci una disponibilità da parte dell’azienda, una presa di responsabilità verso i lavoratori, e devono lasciarci il tempo di organizzarci”. Tuttavia, nel comunicato diffuso il 14 settembre, la FLAI CGIL sostiene che AB InBev abbiachiuso di fatto a qualsiasi soluzione, anche rispetto alla volontà dei lavoratori di organizzarsi con una cooperativa”.

Durante l’incontro con i lavoratori, ho anche cercato di capire quanto costasse Birra del Borgo, ma non ho ottenuto una risposta concreta. “Nonostante sia in perdita, vogliono tanti soldi per il brand e il marchio, ma non sappiamo quale sia la valutazione richiesta” mi hanno detto in maniera unanime lavoratori e sindacati: “Quando è stato chiesto all’azienda ci hanno detto che fa parte della trattativa, quindi non è dato sapere”.

Secondo Sonia Antonetti di FISASCAT CISL Roma & Lazio, nel corso della trattativa la valutazione richiesta dalla proprietà sarebbe aumentata, anche se precisa di non conoscere la cifra esatta.

I lavoratori: “Per noi Birra del Borgo ha un futuro”

Cosimo Tizzani, HSE manager, ha 51 anni, una figlia di 14, e vive a un quarto d’ora dal birrificio. È arrivato nel 2021 dopo 15 anni in un’azienda del settore dei microchip. Racconta che a un certo punto i line manager avevano smesso di frequentare lo stabilimento, e che investimenti già avviati non avevano avuto seguito. “Eravamo già abbandonati da un po’ di anni. Sembra quasi un piano studiato, quello di arrivare ai giorni di adesso in cui di fatto ci vogliono chiudere”.

Nonostante ciò, sono state diverse le iniziative portate avanti in autonomia dagli stessi lavoratori per cercare di aumentare le vendite e migliorare il bilancio. Una di queste nasce intercettando il flusso di romani diretti a Campo Felice e Ovindoli: stand, eventi e vendita sulle piste. “C’erano giornate in cui arrivavamo a fatturare anche 5.000 euro al giorno solo di birra” .

Per non parlare dei contatti con l’estero: a San Paolo un importatore di prodotti italiani vede la possibilità di affiancare una birra italiana alle pizzerie italiane: “‘Con questa birra sbanchiamo’, ci aveva detto quando è venuto da noi” ricorda Cosimo. Ma ci sono stati contatti anche in Norvegia e in Australia.

Nel frattempo si è intervenuti sui costi: un defangatore, racconta, porta la spesa per lo smaltimento dei fanghi da circa 50.000 a 5.000 euro l’anno, e si passa al gas naturale quando diventa più conveniente del GPL. Ma non solo: “Con il precedente direttore di stabilimento avevamo fatto un business plan per scoprire che, con opportune ristrutturazioni, questa azienda è assolutamente profittevole: il piano stimava circa un milione di euro di utile con 15.000 ettolitri prodotti, mentre la capacità dello stabilimento arriva a 36.000 ettolitri”.

La storia non finisce qui: nel 2023 Birra del Borgo ha partecipato a un bando Agrisolare per un progetto da circa 200.000 euro che mirava alla riduzione dei costi industriali e al miglioramento della sostenibilità del sito. Il finanziamento pubblico avrebbe coperto il 50%, mentre il resto toccava all’azienda, che al momento di autorizzare l’altra metà dell’investimento ha stoppato tutto. “I soldi ce li avevamo sul conto corrente, non ci hanno autorizzato”: il paradosso, per lui, è che proprio AB InBev assegnasse allo stabilimento obiettivi di decarbonizzazione.

La FLAI CGIL aggiunge un altro tassello alla vicenda: a Borgorose negli anni sarebbero stati isolati lieviti, sviluppate ricette e progettate soluzioni tecniche specifiche quando quelle disponibili sul mercato non erano sufficienti. Non soltanto una linea produttiva, quindi, ma un patrimonio di ricerca e competenze che con la chiusura rischierebbe di andare perso.

Il mistero dei compratori e la proprietà che non si sbottona

Il 5 giugno 2026 i dipendenti erano stati convocati per quella che, secondo la ricostruzione sindacale, avrebbe dovuto essere una riunione di bilancio, quando invece era la comunicazione di cessazione dell’attività.

Come riporta la FLAI CGIL, l’azienda asserisce di avere avuto circa 19,4 milioni di euro di perdite tra il 2022 e il 2024, altri 2,26 milioni nel 2025 e un fatturato sceso da 4,7 a 2,9 milioni. Per la società si tratta di difficoltà “strutturali e continuative” che rendono non più sostenibile la prosecuzione dell’attività. Sempre nello stesso mese, Giampaolo Marchi, amministratore delegato dal 2022 e in precedenza direttore dello stabilimento, ha rimesso le deleghe, in polemica con la mancanza di dialogo, mentre si cominciavano a esplorare possibili alternative alla chiusura. Gli è subentrato Leonardo Volpicella, già dirigente della Regione Puglia.

In quel periodo si ventilava l’ipotesi di due soggetti interessati a rilevare Birra del Borgo, ma non se n’è saputo più nulla. “È probabile che abbiano solo preso tempo perché al momento è naufragata qualsiasi ipotesi di vendita” precisa Del Brocco. E Cosimo si chiede: “Se si cerca davvero un compratore, perché non comunicarlo apertamente? Se ti vuoi disfare di una cosa lo comunichi, no?”.

25 lavoratori in un paese di 4.500 abitanti: “È già una zona difficile”

Oltre a Cosimo e Matteo, altri 23 lavoratori rischiano di restare senza lavoro. All’inizio erano 27: a una persona non è stato rinnovato il contratto e un’altra ha trovato lavoro altrove. Ma per molti di loro le prospettive non sono positive.

Come per Federica Pascucci, 52 anni, che lavora nella cucina dello spazio aziendale da quattro anni: “Ho due figli all’università, e la chiusura del birrificio per me cambierebbe tutto. Oltre a loro ho un mutuo, e non sono la sola; c’è una mia collega che ha 60 anni, per lei sarà ancora più ostico. E poi il birrificio si trova già in una zona difficile”.

Il resto della storia si scriverà nei prossimi giorni.

 

 

 

 

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