«La negoziazione è una professione autonoma, e richiede uno studio per stabilire standard specifici. Per come la intendo io, non è un’élite, la nostra, al punto che abbiamo creato una scuola apposita, aperta a candidati in media dai 35-40 anni in su, perché l’esperienza di vita è considerata cruciale nella comprensione delle conseguenze e difficoltà che le circostanze della vita impongono. Sulla tanta pratica, tantissima, si basa il metodo Shakla & Tariya, che deriva il nome dalla lingua aramaica; il significato profondo è comunicazione. Mai come oggi comunicare è tutto: saper fare domande e saper chiedere potrebbe davvero fare la differenza. Errato, al contrario, è dare per scontato di essere simile all’interlocutore, e di avere la strada spianata per un successo di qualsiasi genere con lui, solo perché si presenta con un elemento simile a noi: un colore che indossa, il portare gli occhiali, una certa rassomiglianza nell’aspetto. Proprio là dove ci sembra di ravvisare similitudini potrebbe celarsi una drastica differenza, a cui non diamo peso perché distratti dalle apparenze. Altrettanto frequente è l’andare oltre e il far finta di niente davanti a dettagli scivolosi di incompatibilità durante un incontro: in quei casi, l’unica soluzione è invece chiedere, capire, parlare. Ciò che sembra simile potrebbe non esserlo.»
Si negozia in tutte le culture, sebbene in modi diversi. Nei contesti cross-culturali e multiculturali, le regole di Tsur invitano a rimanere curiosi e porre domande per evitare incomprensioni, a non saltare alle conclusioni, a chiedere informazioni a chi ha esperienza nei contesti coinvolti, a trovare un “traduttore” che comprenda non solo la lingua, ma soprattutto la cultura. Infine le pause: essenziale prenderne molte per assimilare le informazioni e consultarsi, approfondire, pur rallentando il processo proprio per capire bene cosa aspettarsi, da quel processo, in termini di tempistiche e passaggi successivi; quadri temporali e procedure variano come abissi tra un Paese e l’altro, tra un’organizzazione e l’altra.
«Il modo di intendere il “tempo” è molto differente tra le varie culture, il senso del tempo è il concetto più difficile da tradurre tra persone di luoghi diversi. La vera negoziazione inizia prima dentro di noi per poi avere effetto fuori, il primo passo è imparare a mediare coi nostri limiti: chiedi sempre ciò che non sai, dillo sempre ciò che non capisci.»
Non c’è dubbio che Tsur abbia inventato la formazione a questo mestiere in Israele, iniziando nelle facoltà di giurisprudenza e economia. Se tutto va bene, l’anno prossimo verrà istituito il primo corso di laurea accademico in negoziazione, autonomo, separato da altre facoltà. Tratteggia bene anche il bias con cui tendiamo a immaginare i negoziatori come figure isolate, riservate, quasi secretate nel loro vivere quotidiano: «Un negoziatore professionista deve essere una people person che gode e ha bisogno di persone intorno a sé, con la famiglia come principale fonte di supporto ed energia. Non conosco colleghi che vivono da persone solitarie semplicemente perché questo contraddice il concetto fondamentale di comunicazione e interesse per gli altri che sta alla base della nostra professione. Facciamo un lavoro che influisce sul benessere individuale, io ne sono certo».