- Advertisement -
Bonomi sta mandando Confindustria nel pallone

Bonomi sta mandando Confindustria nel pallone

Presidenza Lega Serie A: il conflitto di interessi davanti alla possibilità che il candidato Carlo Bonomi mantenga anche la poltrona in Confindustria è altissimo. Troppo personalismo, troppa lobby.

Bruno Perini

21 Febbraio 2022

I termini più teneri utilizzati negli ambienti confindustriali milanesi per definire la scelta del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, di candidarsi alla Presidenza della Lega Serie A sono ‘imbarazzante’, ‘screditante’, ‘fuori luogo’. Ma c’è anche chi si spinge oltre. E definisce ‘folle’ e ‘irresponsabile’ candidarsi al governo della babele calcistica in un momento in cui le imprese italiane sono soffocate dal caro energia e minacciate dal ritorno dell’inflazione.

I conflitti di interessi a cui manca un vero arbitro

O il presidente di Confindustria pensa che le due cariche siano compatibili? A simili quesiti per ora non c’è una risposta. I più ottimisti sperano che Carlo Bonomi, di ritorno dalla sue vacanze alle Maldive, dichiari di voler rinunciare a quella candidatura o di dimettersi da Confindustria per dedicarsi interamente alla crisi finanziaria delle società calcistiche e magari calmierare gli stipendi miliardari dei calciatori, fonte primaria dei buchi di bilancio. Ma se così fosse, questa scelta di trasparenza doveva avvenire prima della votazione nella quale tra l’altro Carlo Bonomi ha ottenuto un solo voto, in attesa della terza chiamata di preferenze che si terrà a maggioranza semplice il 23 febbraio. L’assordante silenzio del capo di Confindustria non ci dice nulla di buono in proposito e il sospetto è che la partita sia più grossa di quanto si pensi. E come sosteneva il cinico Giulio Andreotti, in politica come negli affari a pensare male non si sbaglia quasi mai. 

Proviamo allora a ricordare, in attesa di verificare come andrà la seconda votazione prevista per fine mese, quali sono le ombre di questa paradossale vicenda. Intanto ci risulta che ci sia un conflitto d’interesse. Il codice etico della Lega Calcio a pagina 18 dedica un paragrafo al tema: “I nominati a cariche della Lega A devono svolgere il mandato nell’interesse della Lega stessa”. Ma lo stesso codice etico di Confindustria ci pare che vieti al Presidente di Confindustria di assumere incarichi in altre associazioni. ‘Gli imprenditori che rivestono incarichi  associativi” devono evitare “di assumere incarichi, di natura politica o in associazioni esterne, che possano generare conflitti di interesse”.

I codici etici di Confindustria: come non essere credibili

Ora si dirà che chi scrive pecca di ingenuità. Può essere. In effetti se si dà uno sguardo al passato, di conflitti d’interesse in Lega ce ne son stati non pochi e tutti davvero imbarazzanti. Si pensi all’epoca in cui imperava Berlusconi, re del conflitto d’interessi, quando Adriano Galliani era al tempo stesso amministratore delegato del Milan e presidente della Lega o più di recente quando Lotito controllava la Lazio e la Salernitana. Resta il fatto che quei codici etici non li abbiamo scritti noi: li hanno scritti loro per lustrarsi le mostrine delle loro associazioni, come avviene purtroppo in molte aziende. Noi ci limitiamo a dire che o quei codici si rispettano o consigliamo di gettarli nel cestino in modo da evitare brutte figure.

Carlo Bonomi, qualcosa di personale

Ma le zone d’ombra non finiscono qui. Chi negli ambienti confindustriali milanesi ha lavorato fianco a fianco con il presidente di Confindustria racconta che le ambizioni personali di Carlo Bonomi contano tantissimo in questa storia (Osvaldo Danzi ne scrisse ai tempi dell’elezione di Bonomi a Presidente degli industriali senza un’industria) . Il piccolo imprenditore cremasco ha ambizioni da grande imprenditore e per questo ha bisogno di visibilità e di potere e di alleanze con uomini potenti. Quando un super manager come Paolo Scaroni o un big come Urbano Cairo gli hanno proposto di prendere le redini della Lega Serie A, oltre a quelle della Confindustria, lui a un piatto così prelibato non ha saputo dire di no. Anzi deve aver pensato che in quel momento veniva candidato a qualcosa di inedito anche se un tantino monstre. Una lobby imprenditoriale al servizio di una lobby sportiva allo scopo di fare pressione sul Governo per ottenere ristori e finanziamenti agevolati per le imprese e per le disastrate squadre di calcio. Una commistione di interessi mai vista prima. Certo,  la posta in gioco è alta. Come spiega Cristiano Carriero in una bella analisi sulla nostra Zona Franca di qualche settimana fa, le cifre in ballo sono enormi, il calcio coinvolge circa 300.000 lavoratori e quell’industria è un buco nero stracolmo di debiti che ha sempre adottato la filosofia tanto cara alla grande industria italiana della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite. Una filosofia che ci è costata tantissimo e che ora l’imprenditore cremasco vorrebbe riproporre nella Lega così come ha fatto in Confindustria. C’è soltanto da sperare che quegli imprenditori che guardano da tempo con diffidenza alle mosse del Presidente facciano sentire la loro voce, spingendolo magari verso la porta d’uscita. 

Foto di copertina: confindustria.it


L’articolo che hai appena letto è finito, ma l’attività della redazione SenzaFiltro continua. Abbiamo scelto che i nostri contenuti siano sempre disponibili e gratuiti, perché mai come adesso c’è bisogno che la cultura del lavoro abbia un canale di informazione aperto, accessibile, libero.

Non cerchiamo abbonati da trattare meglio di altri, né lettori che la pensino come noi. Cerchiamo persone col nostro stesso bisogno di capire che Italia siamo quando parliamo di lavoro. 

Sottoscrivi SenzaFiltro