Calzaturiero in crisi: alle elezioni la scarpa slacciata dalla politica

Nelle ex capitali della calzatura i candidati trascurano il settore, in crisi da anni, con l’occupazione a picco e mestieri a rischio sparizione.

Domenica si vota anche in 1.184 comuni in Italia. Tra questi ci sono anche le ex capitali della calzatura, cioè Vigevano e Parabiago, ma nessuno dei programmi elettorali parla dell’industria calzaturiera in forte crisi. O almeno nessuno lo fa in modo approfondito.

La prima è una città della provincia di Pavia con 60.000 abitanti, che negli anni Cinquanta e Sessanta è arrivata agli onori della cronaca nazionale proprio per questa vocazione produttiva, che la trasformò in uno dei simboli del boom economico. Con gli anni Settanta i vigevanesi passarono la mano, diversificando la produttività e rivolgendosi anche al settore meccanico-calzaturiero proprio a Parabiago (alle porte di Legnano, in provincia di Milano), che pur con la metà degli abitanti, quasi 28.000 in tutto, è diventata un polo attrattivo.

Oggi i grandi marchi non sono più presenti nelle due città, salvo rari casi, ma resistono fabbriche che lavorano conto terzi. Fino a poco tempo fa in tutto il mondo solo tre fabbriche lavoravano per Manolo Blahnik, stilista feticcio della serie Sex and the city: due erano a Vigevano e una a Parabiago. Ma nelle due città nascono fisicamente anche le scarpe di Bottega Veneta e di molti altri superbrand: le realizzano, in piccole realtà poco più che artigianali, orlatrici e inguarnitrici, professioni in prevalenza al femminile e ormai dall’età media alta, esperte e precise.

Negli anni però questi piccoli laboratori sono andati diminuendo e queste professionalità si perdono poco a poco. In parte a causa delle delocalizzazioni, un po’ per l’assenza di una scuola per calzaturieri (della quale da anni a Vigevano si discute senza risultati), ma anche per una crisi globale che ha toccato il settore della scarpa, iniziata nel 2003, ma i cui effetti si sono amplificati con il crollo dell’economia del 2008.

Quel segno meno davanti al distretto calzaturiero

La situazione del settore calzaturiero italiano, che ruota attorno al distretto di Vigevano, negli anni è andata peggiorando.

Da decenni ormai la maggior parte del fatturato arriva dall’export, ma la concorrenza dei mercati dell’Est e l’embargo hanno penalizzato il mercato della scarpa, che secondo i dati sui distretti del gruppo Intesa San Paolo è passato da 1.216 imprese a 366 nel periodo 2016-2018, con un conseguente crollo del fatturato totale. Tra i distretti della moda è in assoluto quello che ha perso di più, 4% sul fatturato, partendo comunque da una situazione non rosea.

L’Italia della scarpa sembra sempre più in difficoltà, e il rischio non è solo la perdita di posti di lavoro, ma anche quella di professionalità specifiche. Il primo trimestre del 2020, quello con i primi due mesi di lockdown, ha dato il colpo di grazia. Secondo i dati elaborati da Sita Ricerca sul commercio internazionale, il settore calzaturiero ha registrato nel primo trimestre 2020 un complesso di 52,7 milioni di paia vendute, segnando così un calo di 9 milioni rispetto allo stesso periodo del 2019, pari al -14,7% in volume e al -9,2% in fatturato. E il futuro si annuncia in salita, anche perché la chiusura totale dei negozi ha fatto saltare la collezione primaverile. L’unica nota positiva è l’incremento delle vendite online.

Il monitoraggio Istat dei mesi di marzo e aprile parla di una diminuzione dei fatturati che si aggira attorno all’80%. Alla presentazione della fiera di settore, Micam, i dati forniti sono ancor meno confortanti: è stato -34,9% il calo dell’indice Istat della produzione industriale e -36,3% il fatturato delle aziende.

«L’emergenza sanitaria ha avuto pesanti ripercussioni sull’andamento del nostro comparto produttivo», spiega Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici. «Oltre alla contrazione nei valori produttivi e del fatturato, dobbiamo registrare una decisa flessione sul fronte dei consumi interni e dell’export».

Presto gli effetti dei cali di fatturato hanno avuto ripercussioni sulla vita dei lavoratori. Anche quelli delle ex capitali della scarpa, che il 20 settembre saranno chiamati a decidere il nome del futuro sindaco.

Vigevano, la politica non partecipa alla telenovela Moreschi

Il convitato di pietra delle elezioni vigevanesi è il calzaturificio Moreschi, in tutto 233 lavoratori, il cui destino è legato alle decisioni del gruppo svizzero che ne ha rilevato il 51% delle quote, e anche a una battaglia a suon di carte bollate tra la famiglia Moreschi (che detiene il 49% ma è stata estromessa dal CDA) e i nuovi acquirenti. In mezzo ci sono un marchio di calzature maschili conosciuto in tutto il mondo, uno stabilimento all’avanguardia e i lavoratori.

La prima avvisaglia arriva nell’estate del 2019, quando Moreschi chiede la cassa integrazione straordinaria per 39 lavoratori. È l’anticamera del licenziamento per il reparto orlatura, colonna di qualsiasi calzaturificio. Inizia una serrata trattativa con i sindacati, che finisce con il ritiro della richiesta di cassa e l’accordo per 19 prepensionamenti che snelliscono il personale. Nel mondo della calzatura la notizia ha un’eco non indifferente: Moreschi non ha mai chiesto la cassa, e comunque i motivi sono attribuibili alla rinegoziazione del debito.

Intanto la società acquista un negozio in via Montenapoleone, e a metà 2020 arriva la notizia: l’ex patron del gruppo Malerba, Guido Scalfi, rileva Moreschi. Le garanzie ci sono, ma dopo una settimana, il 6 agosto, in un comunicato la famiglia Moreschi annuncia una battaglia legale. Abbastanza per allarmare sindacati e lavoratori sul futuro della loro azienda, che nel frattempo paga i primi stipendi con un lieve ritardo. Tutto questo a ridosso delle elezioni, in una città che ha visto chiudere negli anni diversi calzaturifici di piccole e medie dimensioni e che ormai ha perso il primato di capitale della calzatura.

Tanto che nemmeno i politici se ne ricordano: in soli due programmi elettorali il tema viene affrontato, per di più in maniera tangenziale. «È necessaria – dice il candidato leghista del centrodestra Andrea Ceffa – una calibrazione dello strumento urbanistico per ottenere una rinnovata attrattività industriale che, oltre a rivolgersi al settore meccanico-calzaturiero, si espanda verso le nuove attività produttive connotate dallo sviluppo di tecnologie innovative, dall’ingegno, dal digitale e dallo sviluppo economico smart e green».

Per Giuseppe Squillace de La Strada per Vigevano, civica vicina a Italia Viva, «ci dovrà essere un supporto alle migliori iniziative tese a riaffermare la nostra competenza a livello internazionale nel settore, attraverso il sostegno ad Assomac, Cimac, e ai progetti di sviluppo del settore».

Il candidato di centrosinistra Alessio Bertucci ha avuto un incontro con i lavoratori Moreschi.

Tre liste, quattro righe per le scarpe

La situazione di Parabiago già da tempo si è attestata su piccoli calzaturifici con numeri che oscillano dai 50 ai 100 dipendenti. Sono prodotti di qualità che hanno un mercato di alto livello, sia per le calzature da uomo che da donna.

Le tre coalizioni in corsa (centrodestra, centrosinistra e Italia Viva) sono chiamate a politiche economiche che proteggano la produzione locale. Il sindaco uscente, il leghista Raffaele Cucchi, gioca in casa dal momento che è figlio di calzaturieri. Nel suo programma si parla di «dare impulso alla diffusione della microimpresa e dimostrare flessibilità rispetto alle capacità di iniziativa che abbisognano di modesti incubatori urbani, ossia di spazi specifici negli immobili ove i soggetti dimorano e producono. È una flessibilità già testimoniata dalla norma del piano di governo del territorio che consente di destinare parte dell’abitazione, nella misura massima del 30% della superficie dell’immobile, allo svolgimento di attività senza necessitare di parziale cambio d’uso».

Nel programma della candidata di centrosinistra Ornella Venturini si parla genericamente di lavoro, mentre Eleonora Pradal di Parabiago Viva dedica una riga al manifatturiero: «Dobbiamo essere orgogliosi e sostenere le nostre eccellenze nel settore manifatturiero e le aziende locali».

Photo credits: www.laconceria.it

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