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Cause contro i medici: boom di pubblicità illegali per spingerli ad assicurarsi

Cause contro i medici: boom di pubblicità illegali per spingerli ad assicurarsi

Dopo le ondate pandemiche diversi medici sono finiti in tribunale, con alcune pubblicità che invitano a denunciarli. Abbastanza da spingere l'Ordine dei Medici a contattare quello degli Avvocati.

Andrea Ballone

28 Gennaio 2021

Crescono le cause contro i medici in tempo di COVID-19, ma in caso di condanna risponde l’assicurazione. Quando c’è.

Dal 2014 i professionisti del settore sanitario dovrebbero infatti essere assicurati obbligatoriamente per legge, anche se i decreti attuativi non ci sono ancora e la normativa, come accade spesso, è ancora ferma al palo. In realtà una successiva legge del 2017, la cosiddetta legge Gelli, ci ha messo una pezza, dal momento che sono gli enti dai quali i medici dipendono (gli ospedali pubblici e privati, o le aziende sanitarie nel caso dei medici di base) che devono a loro volta assicurarsi e rispondono in solido.

Tolti i casi di colpa grave. In questo caso chi deve provvedere alla propria copertura assicurativa sono i liberi professionisti, qualora non siano impiegati in strutture pubbliche o private. Negli ultimi anni i costi sono calati e si va da un minimo di 300 euro annuali a un massimo di 1.000, con l’eccezione dei ginecologi, degli anestesisti e dei medici estetici, le cui polizze possono arrivare a 10.000 euro. Sempre nel caso in cui si parli di assicurazioni per liberi professionisti che operano nell’ambito privato.

Il risultato è che la maggior parte dei medici è assicurata. Per il 2019 le imprese hanno segnalato circa 80.000 unità di rischio (polizze singole) e tredici milioni di premi per le coperture per colpa grave, in aumento rispetto al 2018 e al 2017. A chi non l’ha fatto l’ordine stesso consiglia di provvedere alla propria copertura. Specie negli ultimi tempi, dal momento che il numero di cause, soprattutto di famigliari di persone decedute per COVID-19, è in aumento.

Anche i medici in pensione che tornano a lavorare si devono assicurare

L’appello è stato lanciato nei mesi scorsi dal Ministero della Salute, quando in piena pandemia il personale medico sembrava non essere sufficiente: su base volontaria i dottori già in pensione hanno avuto così la possibilità di tornare al lavoro.

Molti, ancora in forze e con la voglia di dare una mano agli altri, si sono così resi disponibili. Scontrandosi però con la burocrazia italiana, come denunciato da alcuni, ma soprattutto dovendo provvedere ad assicurarsi.

Se infatti le strutture per le quali i medici si trovano a lavorare coprono la colpa lieve, rimane scoperta dal punto di vista assicurativo la cosiddetta colpa grave. Tocca quindi ai dottori stessi provvedere di tasca propria. Non sono mancate le lamentele, in questo caso soprattutto per i prezzi ritenuti eccessivi di alcune polizze. Alcuni medici hanno infatti denunciato che in alcuni casi siano state richieste loro diverse migliaia di euro per tutelarsi dalla colpa grave.

L’appello dell’Ordine dei Medici: «Non fate cause inutili»

Lo scorso autunno il velo è stato squarciato da diversi presidenti dell’Ordine dei Medici e dal sindacato con un appello all’Ordine degli Avvocati. La richiesta è sorta in seguito a una serie di pubblicità, alcune illegali, di studi di avvocato in cui si promuovevano cause contro medici (anche generici) per fare avere risarcimenti ai famigliari di persone morte da COVID-19.

In realtà in Italia non è così semplice fare causa a un medico. In media ogni anno vengono intentate dalle 28.000 alle 30.000 cause contro i medici, ma poche arrivano alla fine. Il 95% di queste, infatti, finisce con un proscioglimento. Il rischio però è quello di tenere occupati i tribunali, ma soprattutto di togliere tempo ai professionisti della medicina in un momento molto delicato come una pandemia.

«Abbiamo fatto una piccola rilevazione – spiega Roberto Carlo Rossi, presidente dell’ordine dei medici di Milano – e ci siamo accorti che molti medici segnalavano delle cause legate al virus. Solo in Lombardia se ne sono calcolate quattrocento. A marzo, ad esempio, quando ancora si sapeva poco del virus, un medico generico si è trovato un paziente di trentacinque anni con un mal di gola. Gli ha prescritto i farmaci che di solito si utilizzano per curare questo disturbo. Dopo qualche mese, però, ha scoperto che era finito in ospedale intubato con il COVID-19. I famigliari gli hanno intentato una causa».

Al momento nessuna è ancora arrivata a sentenza. Non sapendo, come molti altri, che da quando è cambiata la legge l’onere della prova è tornato a ricadere sul querelante e non più sul medico che si difende, com’era fino a poco tempo fa, molti famigliari si lanciano così in percorsi legali che possono risultare infruttuosi quanto tortuosi. Insomma, per avere la ragione su un medico o un qualsiasi ospedale o studio medico, occorre essere ben documentati e avere valide argomentazioni.

Lo scarso successo delle cause ha anche allontanato molte strutture sanitarie dalle assicurazioni. Nel 2019 le società che si occupano di salute che hanno deciso di assicurarsi sono state il 5,9 % in meno. Queste hanno preferito scegliere l’alternativa permessa per legge, cioè quella di accantonare un fondo per i risarcimenti da corrispondere per eventuali cause in cui l’ente fosse soccombente. Nell’arco del decennio 2010-2019, il numero di strutture pubbliche assicurate  si è più che dimezzato passando da 1.426 a 581, secondo i dati forniti da IVASS.

«Richiedi i danni se ti ammali»: le pubblicità che invitano a intentare cause contro i medici

A scatenare l’indignazione della FNOMCeO, l’Ordine dei Medici, è stata una pubblicità dove si utilizzava addirittura un fumetto per invitare i pazienti a fare causa.

«Diritto alla salute! Richiedi i danni se ti ammali». Questo era lo slogan. La tavola raccontava, in quattro vignette, la storia di un paziente che, ricoverato per un incidente stradale, viene subito operato ma si ammala di COVID-19. «Per fortuna – conclude lui – dopo la pronta e completa guarigione, posso individuare i responsabili del mio contagio attraverso il supporto legale dello studio XXX».

Abbastanza da suscitare il disappunto dell’Ordine dei Medici. «Queste pubblicità sono tre volte ingiuriose”, ha detto il presidente della FNOMCeO, la Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. “Lo sono per i medici che hanno rischiato la vita, per i malati che l’hanno persa e per gli avvocati stessi. Per questo stiamo via via segnalando le pubblicità scorrette al Consiglio Nazionale Forense; ma chiederemo anche al Parlamento di legiferare su questo settore così delicato per la vita sociale. Invitiamo infine tutti i colleghi a non condividere le pubblicità sui social, sull’onda dello sdegno, neppure per censurarle, in modo da non fare da involontaria cassa di risonanza».

I più esposti in questo caso sono i medici di base, chiamati a dare il proprio contributo nella lotta al COVID-19. Per loro il sindacato FIMMG ha chiesto e ottenuto da Italiana Assicurazioni, senza costi aggiuntivi e quindi senza nessun aumento del premio, di estendere, fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria, la copertura della garanzia di responsabilità civile professionale allo svolgimento di attività di pronto soccorso e di medicina d’urgenza prestate in emergenza, con riferimento alle sole attività inerenti la cura del COVID-19, ivi comprese le USCA e l’effettuazione dei tamponi e test antigenici.

Relativamente ai medici di medicina generale, la copertura assicurativa è operante anche per l’attività di disposizione dell’inizio e della fine del periodo di quarantena/isolamento per i soggetti risultati positivi al COVID-19 e per i loro contatti stretti, con conseguente adozione del provvedimento contumaciale.

Foto di copertina: sanitainformazione.it