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Ci vuole coraggio a parlar di risparmio ai giovani

Ci vuole coraggio a parlar di risparmio ai giovani

La conferenza “La nuova linfa del Pianeta: il patto intergenerazionale che scriverà il futuro”, tenutasi durante la Family Economy Week 2021, illustra le condizioni necessarie ai giovani per attuare uno sviluppo sostenibile.

I giovani chiedono misure urgenti e immediate per contrastare il cambiamento climatico. La sostenibilità, declinata nei suoi diversi aspetti, è del resto la chiave di volta per il loro avvenire. Cogliere le opportunità di questo periodo storico significa avviare un effettivo sviluppo sostenibile e consegnare alle nuove generazioni un terreno fertile nel quale mettere a frutto progetti e ambizioni.

Se ne è parlato nel panel La nuova linfa del Pianeta: il patto intergenerazionale che scriverà il futuro, uno degli appuntamenti della seconda edizione della Family Economy Week 2021.

Sostenibilità, anche economica: investire sull’educazione finanziaria

Il programma Next Generation EU rimette al centro della scena i più giovani, restituendo loro un orizzonte di crescita: “Il PNRR italiano dedica alle politiche generazionali l’8% delle risorse a disposizione”.

A ciò si aggiungono le risorse destinate ad altre missioni, come la transizione ecologica e le politiche per la spesa pubblica. “In un mondo più sostenibile va raggiunto l’equilibrio con il pianeta e con gli altri, ma è altrettanto fondamentale l’equilibrio finanziario. Le scelte che si compiono oggi non devono pesare sulle opportunità delle generazioni future”, sottolinea Danilo Magno, financial analyst di Altroconsumo.

Le nuove generazioni sono attente ai problemi ambientali e alle diseguaglianze sociali, mostrando al contempo una grande attenzione al risparmio. Come riporta Danilo Magno, gli under 35 sono predisposti a risparmiare e a far fruttare quel risparmio, investendolo soprattutto in progetti sostenibili e dalle ricadute sociali. Nella fascia di età che va dai 18 ai 22 anni, la propensione al risparmio raggiunge il 60% del campione rispetto a una media mondiale del 50%.

“A preoccupare è però la mancanza di educazione finanziaria, il cui livello in Italia è tra i più bassi dei Paesi occidentali. Questo divario rischia di minare sul lungo periodo la spinta propositiva verso gli investimenti green, portando i giovani a preferire scelte più rischiose e poco sostenibili.”

La sostenibilità insegna i lavori di domani

La sostenibilità, sottolinea la presidente di FERPI Rossella Sobrero, è una fonte di lavoro futuro che richiede uno sforzo da parte dei giovani per formarsi sui nuovi green job in corso di delineazione.

Il cambiamento è già avviato: le imprese hanno adattato i loro sistemi produttivi nell’ottica dell’ecoprogettazione di prodotti e servizi; i cittadini modificano le proprie abitudini e stili di vita (dalla mobilità agli acquisti) e sempre di più premiano le organizzazioni e i brand in sintonia con i loro valori.

“Dobbiamo accelerare e puntare su resilienza, flessibilità, creatività e innovazione, ascoltando i giovani con la consapevolezza che innovare può voler dire a volte sbagliare. In questo patto intergenerazionale per il futuro, anche gli errori serviranno per rinascere più sostenibili.”

Un nuovo modello di istruzione in cui non si demonizza l’errore

Di sistema educativo come luogo elettivo dell’errore parla anche Giulio Massa, presidente comitato regionale Lombardia ANINSEI (Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione di Confindustria).

“La scuola deve rilanciare il concetto di creatività e deve essere uno spazio in cui è normale sbagliare e poi imparare dai propri errori, stringendo un nuovo patto con le famiglie. Il nostro modello educativo non ha ancora completato un reale percorso che dai saperi disciplinari porti alle competenze, intese come saper mettere a frutto insegnamenti, talenti e capacità per risolvere dei problemi”.

Daniele Manni, vincitore del Global Teacher Award 2020 e docente di Auto-imprenditorialità presso l’istituto tecnico Galilei-Costa-Scarambone di Lecce, propone nel panel un modello di “scuola studento-centrica”, capace di dare voce alle attitudini di ogni studente e studentessa.

“La scuola deve offrire un atelier di stimoli tra cui scegliere, aiutando i giovani a crescere a partire dalle proprie passioni”. I ragazzi oggi percepiscono una sempre maggiore competizione: “Mi piacerebbe – aggiunge Manni – far comprendere ai giovani che possono essere protagonisti della loro vita”.

Il nostro sistema scolastico “produce” dipendenti e professionisti, lasciando indietro la mentalità imprenditoriale che “non serve solo a far diventare imprenditori, ma fornisce competenze soft per il mondo del lavoro e fa crescere con maggiore fiducia in sé e nelle proprie capacità”.

Expat, quei “pezzi d’Italia” che fanno bene allo sviluppo

Quando si parla di opportunità per il futuro non si può trascurare il fenomeno degli expat. Sono 6.400.000 gli italiani iscritti alle anagrafi consolari, e si contano almeno 80 milioni di italo-discendenti all’estero.

“Negli ultimi quindici anni è aumentato il numero degli espatriati italiani verso l’Europa”, racconta Michele Schiavone, segretario generale CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). A differenza del passato le migrazioni non sono dettate solo dalle necessità, ma sono la risposta naturale alla globalizzazione, per cui la conoscenza, il senso di competizione e la liberalizzazione dei mercati spingono gli italiani oltre confine, in risposta a offerte straniere più allettanti e più confacenti alle proprie capacità e aspettative.

“Non bastano proposte legislative che agevolino i rientri attraverso la fiscalità. Bisogna costruire un clima di fiducia, creando condizioni di sviluppo, di partecipazione e affermazione”. Per Schiavone le comunità italiane all’estero sono veri e propri pezzi d’Italia, e ne rappresentano anche un fattore di sviluppo. Il sapere, l’imprenditorialità e la creatività di cui queste comunità sono portatrici sono infatti diventati strumenti di valorizzazione dell’immagine italiana all’estero e di avvicinamento tra l’Italia e i Paesi ospiti. Come scriveva Alessandro Rosina: “Gli expat sono quell’Italia diffusa di cui il resto dell’Italia ha bisogno per riprogettare se stessa”.

Inquinamento acustico, inquinamento relazionale: due temi che incontrano la sensibilità dei giovani

La conferenza ha approfondito altri due temi che interessano il benessere dei più giovani. Luca Marini, global head of communication di Amplifon, ha parlato di inquinamento acustico, una minaccia ancora troppo sottovalutata che può condurre a una perdita precoce dell’udito.

In base ai dati dell’OMS, il 40% della popolazione dell’Unione europea è esposta a livelli di rumore che supera i 55 decibel: un cittadino su cinque vive nelle ore diurne con decibel superiori a 65, mentre nelle ore notturne il 30% della popolazione europea deve fare i conti con un livello di rumore che supera i 55 decibel. Secondo Marini serve un approccio multi-stakeholder (aziende, società civile, organizzazioni e istituzioni governative) per affrontare il tema. L’Italia parte però avvantaggiata, perché nel nostro Paese si registra una sensibilità più alta da parte dei giovani rispetto al resto del mondo.

Giulio Massa ha invece fornito alcuni dati su un fenomeno delicato e doloroso come il bullismo, che mostra una crescita preoccupante. Come emerge dall’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes, infatti, nel 2020 il 68% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di aver assistito a episodi di bullismo o cyberbullismo (nel 2017 era il 33%), mentre il 61% ha affermato di esserne stato vittima. Nell’anno del COVID-19 si è acuito il disagio per il senso di solitudine: il 93% dei giovani afferma di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

Ancora una volta la parola chiave è fiducia: “È importante – conclude Massa – spezzare l’indifferenza di chi assiste a questi episodi e creare un clima di fiducia per affrontare quanto accade”.

Photo credits: elcorreoweb.es