COVID-19: i colpi di spugna della politica mentre siamo occupati a sopravvivere

Che cosa c’è di più efficace di una pandemia per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica? Probabilmente – Dio non voglia – una guerra. Detto così è un po’ brutale, ma quella che stiamo vivendo col COVID-19 è una situazione che non ha precedenti, non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello mediatico. Guardiamoci […]

Che cosa c’è di più efficace di una pandemia per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica? Probabilmente – Dio non voglia – una guerra. Detto così è un po’ brutale, ma quella che stiamo vivendo col COVID-19 è una situazione che non ha precedenti, non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello mediatico.

Guardiamoci alle spalle: quanti avvenimenti nel recente passato hanno monopolizzato in maniera così totalizzante i mezzi d’informazione, e per così lungo tempo? L’11 settembre? Certo, per alcuni mesi, ma noi italiani per fortuna non contavamo i morti, quelli erano oltreoceano. Chernobyl? Forse. La nube radioattiva investì anche l’Europa, ma la richiesta di restare in casa durò solo pochi giorni e il sacrificio fu di non consumare insalata e latte. Lo tsunami del 2004? È vero, coinvolse migliaia di turisti europei e le immagini erano drammatiche e spettacolari, ma tutto sommato era un evento lontano nello spazio e non impediva ai giornali e alle televisioni di parlare di altre vicende che accadevano nel mondo e in Italia.

 

COVID-19, la notizia che divora le notizie

Stavolta però è differente, e giova partire dai fondamentali del mestiere di cronista. Una delle migliori definizioni di “notizia” che si trova sui manuali di giornalismo è la seguente: “Notizia è qualsiasi informazione che abbia un reale impatto sulla vita quotidiana dei cittadini-consumatori”. Bingo. Il COVID-19 è “la” Notizia, con l’enne maiuscola ed elevata all’ennesima potenza. La sua rilevanza è mondiale e al tempo stesso locale, anzi oseremmo dire domestica, nel senso che riguarda proprio le quattro mura dalle quali oggi non possiamo uscire.

Il fatto poi che questa pandemia ci costringa a parlare apertamente, quotidianamente di un tabù per la moderna cultura occidentale – la morte – rende il drammatico momento che stiamo vivendo davvero unico, ma anche, a ben vedere, gravido di un altro rischio che potrebbe sembrare trascurabile, a prima vista: quello correlato agli eventi di cui non veniamo a conoscenza, che passano sotto silenzio e che in alcuni casi sono veri e propri colpi di spugna.

Mentre infatti in Italia e in Europa si fatica a curare i malati e si piangono i defunti, il business e la politica vanno avanti inesorabili con modalità di cui oggi come oggi, per vari motivi legati alla pandemia, non veniamo informati. Sottotraccia, in giro per il mondo, stanno insomma accadendo eventi e situazioni di cui oggi nessuno si interessa, ma che in tempi normali avrebbero meritato la prima pagina o l’apertura di un telegiornale.

 

Come funziona la tattica della distrazione?

Rischio del colpo di spugna, abbiamo scritto; termine che ci rimanda ai tentativi di alcuni governi italiani del passato di trovare benefici giudiziari per i corrotti. Tra quelli più famosi, il decreto di Alfredo Biondi, nel 1994 ministro della Giustizia del primo governo Berlusconi.

È una storia del secolo scorso; qui non ci interessa il merito, né tantomeno riesumare polemiche giudiziarie stantie e oggi assolutamente inutili. Ai più giovani però giova ricordare la tempistica di quel provvedimento, che classificando corruzione e concussione come reati minori voleva essere d’aiuto agli arrestati nel primo periodo di Tangentopoli. Il decreto Biondi fu varato il 13 luglio del 1994, in coincidenza con una semifinale della Coppa del mondo di calcio nella quale l’Italia batté la Bulgaria: gli italiani cominciarono a pregustare il sapore inebriante della massima vittoria calcistica.

Nei seguenti quattro giorni che precedettero la finale col Brasile i giudici del pool Mani Pulite per protesta chiesero il trasferimento, mentre la Lega e Alleanza Nazionale, membri con Forza Italia della coalizione di governo, si dissociavano apertamente dal decreto. Esattamente come accadde con la vittoria di Bartali dopo l’attentato a Togliatti, anche stavolta lo sport ci mise lo zampino. I cronisti parlamentari dell’epoca raccontano che Berlusconi confidava in una vittoria in finale dell’Italia sul Brasile per far sì che il frastuono degli inevitabili caroselli silenziasse le proteste per il decreto, ribattezzato del “colpo di spugna”. Ma l’Italia di Arrigo Sacchi perse ai rigori, i tifosi arrotolarono le bandiere e riposero le trombette, mentre il decreto si annacquò in un disegno di legge poi abortito. L’arma di distrazione di massa non era quindi esplosa.

Oggi non è così. Oggi la tragica arma di distrazione di massa si chiama COVID-19, la pandemia che, oltre a portare via la salute dei giovani e la vita degli anziani, mentre sgretola pian piano l’economia reale sembra aver dato il via libera ad alcune iniziative che mai avremmo immaginato in epoca pre-pandemica.

 

Che cosa avviene sotto la cortina del COVID-19: Orban, Trump, e chissà cos’altro

Due esempi. Il più clamoroso è quello dell’Ungheria. Con “solo” 15 morti e 447 contagiati (dati al 30 marzo 2020) il premier Viktor Orban nei giorni scorsi ha fatto passare un disegno di legge per avere pieni poteri e governare attraverso decreti che potranno modificare la legislazione in vigore, sospendere il Parlamento e infliggere fino a 5 anni di carcere a chiunque diffondafalse notizie” (sic) sull’epidemia in Ungheria. Di fatto siamo alla dittatura. Il che ovviamente ha fatto drizzare le orecchie alla Commissione Europea, già preoccupata per le procedure d’infrazione per violazione dello stato di diritto aperte nei confronti dell’Ungheria. Difficilmente però l’Esecutivo comunitario avrà il tempo e l’occasione per proporre delle sanzioni: siamo insomma alla politica del fatto compiuto. Con i ringraziamenti al coronavirus di Viktor Orban, che probabilmente aspettava solo l’occasione.

E poi c’è lui, Trump. Mentre gli analisti statunitensi si interrogano su quale strategia il Presidente stia davvero puntando per combattere l’espandersi del virus, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) ha comunicato di aver sospeso il monitoraggio imposto dalle leggi sull’ambiente a causa dell’emergenza COVID-19. In sostanza l’EPA ha comunicato alle imprese che possono tranquillamente inquinare l’aria e l’acqua; basta che certifichino che ciò è dipeso dalla situazione eccezionale dovuta all’emergenza coronavirus e non verranno applicate sanzioni. Il provvedimento ha la benedizione della Casa Bianca e non ha un termine temporale. Insomma, gli americani che sopravviveranno al coronavirus da oggi hanno di sicuro più probabilità di ammalarsi, in futuro, per l’inquinamento che dovranno subire.

Quanti episodi analoghi, magari meno clamorosi, stanno accadendo in giro per il mondo senza che lo veniamo a sapere, sommersi e distratti come siamo dall’incredibile mole quotidiana di notizie e di dati sulla pandemia da coronavirus? Quante imprese, anche in Italia, stanno approfittando della totale mancanza di controllo dovuta alla chiusura forzata per modificare l’organizzazione interna, salvo poi mettere i dipendenti, alla riapertura, di fronte al fatto compiuto, con la scusa – magari infondata – dei contraccolpi per il coronavirus? Come direbbe il senatore leghista Roberto Calderoli, mutuando una sua frase passata alla storia: quante porcate stanno avvenendo, in silenzio, grazie alla tetra cortina informativa del COVID-19, onnivora verso le altre notizie?

A questa domanda ovviamente ad oggi non c’è risposta; lo verremo a sapere solo a emergenza finita. La speranza è che l’atterraggio sulla pista della normalità quotidiana, anche mediatica, sia il meno brusco possibile. Prepariamoci e allacciamo le cinture.

 

 

Foto di copertina By www.ibtimes.co.uk

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