Zona Franca

Lorenzo Mastrotto, un italiano rimasto a Wuhan, con la moglie e i figli.

Il Coronavirus a due passi da casa: storia di un italiano a Wuhan

Un manager italiano che vive e lavora a Wuhan, città origine dell'epidemia del noto Coronavirus, ci racconta dall'interno qual è la situazione nella città bloccata.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Dicono da Wuhan: “Restiamo chiusi in casa tutta la settimana, usciamo solo tre ore per andare a fare la spesa dotati di mascherine, guanti, occhiali di protezione e vestiti vecchi. Stiamo distanti dalle altre persone che incontriamo, non ci avviciniamo e non parliamo con nessuno, anche quando qualcuno tenta di comunicare con noi. Per precauzione ci allontaniamo immediatamente, non vogliamo rischiare di avere rapporti con persone che potrebbero essere infette. Quando rincasiamo buttiamo via tutti i vestiti che avevamo indossato, ci disinfettiamo con alcool puro, ci laviamo molto le mani, facciamo la doccia e poi ritorniamo a stare per un’altra settimana chiusi in casa”.

Questa è la vita di Lorenzo Mastrotto, di sua moglie e dei loro due figli residenti a Wuhan, che abbiamo intervistato in esclusiva per Senza Filtro. Lorenzo Mastrotto, classe 1973, è direttore vendite per conto di un’azienda vicentina che opera nel settore della meccanica nella filiale di Wuhan, dove risiede dal 2006, insieme a sua moglie, nata nel 1982 e di nazionalità cinese, e i loro due figli di 6 e 8 anni.

 

 

La prima domanda è immediata quanto spontanea: perché non siete rientrati in Italia con il primo volo disponibile organizzato dalla Farnesina un paio di settimane fa?

Abbiamo deciso di restare qui per evitare di andare in un aeroporto super affollato, viaggiare in aereo con altre persone che avrebbero potuto essere contagiate. Abbiamo pensato soprattutto ai bambini, il rischio di contrarre la malattia da persone infette era elevato e pertanto abbiamo deciso di restare. Poi, oltre a questo fattore, in Italia saremmo stati messi in quarantena alla Cecchignola, altro iter piuttosto pesante, e anche qui abbiamo pensato ancora una volta ai nostri figli. L’unico grande vantaggio sarebbe stato quello di essere curati in Italia, ma di contro non avremmo saputo quando saremmo potuti rientrare a Wuhan, e siccome la nostra vita è qua, e i miei suoceri sono qua, abbiamo preferito restare.

A distanza di qualche settimana vi siete pentiti di questa scelta?

Noi no, ma non siamo gli unici che hanno scelto di restare, siamo una decina di italiani qui a Wuhan con cui siamo in contatto attraverso una chat cinese molto utile. In verità qualcuno si è pentito, anche perché si pensava che l’iter sarebbe stato più veloce.

Come comunicano con voi le autorità cinesi?

Ci dicono molto poco, le uniche informazioni che riceviamo non sono chiarissime, a parte quello che si vede in TV sul canale nazionale CCTV, tipo la nostra RAI. Riceviamo SMS inviati dalle autorità. Il primo che abbiamo ricevuto è stato quello del 23 gennaio dove comunicavano che la città sarebbe stata chiusa, e così la metropolitana, stop agli autobus e ai veicoli privati: ci hanno sostanzialmente detto di starcene in casa. Ora riceviamo messaggi in cui ci consigliano le cose da fare, come indossare le mascherine, massima attenzione a tenersi in forma e, anche se ci sono delle belle giornate, raccomandano di restare in casa e di non uscire. Sono per lo più consigli o raccomandazioni più che veri obblighi.

Vi hanno detto quanto tempo dovrete vivere così?

Dopo il Capodanno cinese le scuole avrebbero dovuto aprire lunedì scorso, cosa che ovviamente non è accaduta e non sanno ancora quando riapriranno, mentre la data prevista per la riapertura degli uffici era lo scorso 14 febbraio, ma anche in questo caso tutto è slittato. Personalmente prevedo che prima di marzo non accadrà nulla. Non sappiamo quando tutto sarà risolto, anche perché la situazione non sta migliorando, siamo in una fase con nuovi casi. Ci sono anche nuovi guariti, ma io che guardo costantemente tutti i dati per provincia ho notato che sono tutti fuori da Wuhan. Qui ci sono nuovi contagiati e i guariti sono davvero pochi. Nel resto della Cina, fuori da Wuhan, i guariti sono più di 5.000, curati in strutture dove il sistema sanitario funziona con antivirali. Qui a Wuhan probabilmente mancano anche le medicine.

Lorenzo Mastrotto vive in un appartamento nel centro di Wuhan, proprio dove è scoppiata l’epidemia; al centro dell’emergenza. A fine dicembre ha iniziato a sentir parlare del virus, anche perché il mercato “incriminato” è vicino a casa sua e questa informazione gli è arrivata immediatamente. Nel suo quartiere vivono vari proprietari di bancarelle del mercato. Davanti alla loro casa c’è l’ospedale dove sono stati dichiarati i primi casi clinici, proprio dove, non sapendo che si trattasse di un Coronavirus, i primi medici si sono infettati a loro volta e alcuni – come abbiamo letto – sono anche morti.

Strade deserte nel centro di Wuhan, dove vive Lorenzo Mastrotto

Quando uscite di casa dovete essere scortati?

Noi abbiamo la libertà di uscire di casa, senza nessuna scorta, quando vogliamo. Devo ammettere però che ogni città e ogni quartiere adotta misure diverse. Noi possiamo uscire tranquillamente. So che in alcune zone le autorità chiedono ai residenti di misurarsi la temperatura corporea tutti i giorni e di comunicarla tempestivamente; a noi, per ora, non è stato mai chiesto nulla di tutto ciò. Ci sono misure diverse, ma non regole imposte dal governo. Si tratta di misure cautelative ad hoc: se muore una persona in un condominio, questo viene chiuso e non è possibile più uscire. Da noi non è successo, anche se abbiamo avuto morti in questo isolato.

Emotivamente come state?

Fortunatamente non sono qui da solo, siamo una famiglia e ci teniamo su a vicenda. Siamo in contatto con gli altri connazionali che sono qui a Wuhan sulla piattaforma cinese “WeChat”. Per esempio la settimana scorsa sono entrato in contatto con un ragazzo di Bologna che è venuto qui dai suoceri per festeggiare il capodanno cinese, l’ho aggiunto nel gruppo. Essere in tanti a condividere un momento di grande difficoltà aiuta molto. Abbiamo raccontato ai nostri figli che purtroppo a causa di animali infetti che noi non abbiamo mai mangiato, come il pipistrello o il serpente, è nata un’infezione, e ora dobbiamo restare in casa fino a quando tutto sarà risolto. Non hanno paura anche perché a casa con papà e mamma stanno bene, facciamo insieme tanti compiti e poi ginnastica, danza e grazie alla tv o al web copiamo delle coreografie e le riproduciamo insieme. Giochiamo molto con i bambini, per cui loro stanno vivendo questa situazione in maniera piuttosto serena. Ci nutriamo seguendo una dieta equilibrata, vitamine, frutta e verdura soprattutto, proprio per avere un corpo resistente, se dovessimo mai essere contagiati. Siamo giovani e riusciremo a reagire. Laviamo molto la casa, teniamo gli ambienti molto aerati, apriamo sempre le finestre, cambiamo spesso le lenzuola e poi facciamo molto esercizio fisico.

L’azienda per cui lavori come vi ha supportato?

Dall’Italia mi hanno chiamato tutti i giorni da sempre, anche per sapere come stanno gli altri dipendenti. In ufficio siamo una decina di persone, gli altri sono tutti cinesi. Mi hanno lasciato la libertà di scegliere se rientrare oppure no. Io sono il Sales director, per cui sono costantemente in contatto con i miei clienti. Mi occupo del nord Asia, Hong-Kong, Corea, Giappone, Taiwan e Cina, un’area tutta soggetta a questo problema. Per esempio dal cliente coreano ho fatto spedire a Hong-Kong delle mascherine; questo perché i nostri ingegneri non possono andare a lavorare e muoversi senza indossare la mascherina, che è d’obbligo e, se pensiamo che per lavorare una giornata intera servono almeno due o tre mascherine, il fabbisogno è assoluto. Pensa che Taiwan ha bloccato l’esportazione delle mascherine.

Qual è la tua visione del problema visto da dove è nata l’epidemia?

In giro per il mondo gli infetti da Coronavirus sono meno di 400. Secondo me sono state prese misure eccessive contro la Cina. Per esempio io sono in grado di parlare liberamente con te senza problemi. La Cina fa paura a livello mondiale, finanziario e industriale; ne è un esempio la guerra dei dazi nata da Trump.

Pensi quindi si tratti di una drammatica strategia per indebolire l’economia della Cina?

Non credo alle teorie complottistiche, come quella degli americani che hanno portato il virus o che si tratta di un virus nato in un laboratorio chimico qui in Cina. È credibile l’ipotesi che sia partito dagli animali, proprio come accadde nel 2003 con la Sars o con l’influenza aviaria, dove c’è stata una trasmissione da parte di un animale.

La cosa che desta stupore però è che le tracce sono state tutte immediatamente cancellate.

Effettivamente hai ragione, e non si capisce bene perché abbiano deciso di intervenire immediatamente chiudendo il mercato, cosa corretta, ma disinfestando tutto l’ambiente con la calce, cancellando così le impronte digitali del problema. Eliminando le tracce di quale poteva essere l’animale che ha causato l’epidemia. Questo è uno dei motivi per cui si parla di complotto. Probabilmente hanno reagito in maniera immediata e tempestiva per evitare un ulteriore maggior contagio, non pensando che attendendo avrebbero avuto la possibilità di avere maggiori dati da studiare. Ci sono però due cose da evidenziare: il sistema sanitario di Wuhan è andato in tilt ed è letteralmente collassato, senza che si sapesse che fosse andato in tilt – questo fino a fine gennaio – causando il problema più grande. Se avessero agito seguendo un protocollo d’emergenza attraverso la protezione civile, allestendo ospedali da campo già pronti e immediati, tutto sarebbe stato più contenuto. Qui hanno impiegato tre settimane per capire che gli ospedali erano andati in tilt, ospedali che, a loro volta, non hanno comunicato fra loro informando che c’era questo nuovo virus. Altri ospedali hanno accolto i malati che si presentavano trattandoli come se fossero affetti da bronchiti, e così il virus si è propagato senza controllo, facendo ammalare medici, pazienti, parenti e personale di servizio. Secondo me oggi a Wuhan ci sono molte persone che muoiono non per il virus ma per altre cause: patologie non curate a dovere perché il sistema sanitario è andato in tilt.

 

 

Foto di Lorenzo Mastrotto da Wuhan

È imprenditore nel settore servizi e manager della Rete d’Impresa YOUFM, che è stata definita la Rete d’impresa più grande, a livello nazionale, operante nella gestione dei servizi no-core. La multidisciplinarietà è l’elemento che gli permette, da sempre, di costruire ponti e connessioni tra il mondo dell’impresa e quello della divulgazione. La carriera professionale lo vede nascere come giornalista ed affermarsi, in breve tempo, nella propria città natale: Ravenna. Nel 1996 Consegue l’iscrizione all’Albo Nazionale dei Giornalisti Publicisti dove resta iscritto fino al 2001. Una significativa parentesi di dieci anni come docente in istituti di Formazione Professionale e come commerciale per una nota azienda chimica italiana gli ha permesso, insieme al suo team, di affinare efficaci tecniche di vendita e comunicazione, fondamentali per passare al ruolo di imprenditore e far decollare nel 1997, insieme ai propri soci, Amedea Servizi, Società di servizi in Global Service, dove ricopre il ruolo di Direttore Tecnico Commerciale. [ Guarda tutti gli articoli ]

Commenti

X