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I medici si negano, non è di Covid che moriremo

I medici si negano, non è di Covid che moriremo

La lettera di un cittadino marchigiano stremato dalla sanità pubblica e privata: nemmeno un medico disponibile per suo padre in gravi condizioni di salute.

Spettabile Redazione,

rivolgo a voi un accorato appello affinché possiate dare risalto ad una grave problematica di salute che sta affliggendo la mia famiglia, nella speranza di arrivare a una soluzione.

Da diversi giorni abbiamo scoperto la positività al Covid e siamo tutti chiusi in casa, in isolamento cautelativo, come disposto dalle autorità sanitarie per i soggetti affetti da questa particolare forma virale. Viviamo ad Ancona.

Dei cinque componenti della famiglia solo mio padre, ottantenne, ha manifestato problemi di salute importanti, sviluppando una polmonite. Fortunatamente, grazie alle cure repentine ed adeguate, non c’è stato bisogno di ospedalizzarlo e la malattia sta avendo un buon decorso. Chiaramente è costretto ad assumere moltissimi farmaci, è debole e deve essere protetto da eventuali ulteriori infezioni.

La sua situazione di salute versava già da prima in una condizione non ottimale, in quanto a causa di un grave errore medico (per cui stiamo procedendo legalmente), aveva subito un importante danno all’apparato urinario.  Nello scorso mese di ottobre, infatti, a seguito di un intervento è stato dimesso dalla clinica in cui era degente senza che nessuno verificasse la corretta ripresa delle funzionalità urinarie. Una volta giunto a casa ha iniziato ad avvertire difficoltà nella minzione, bruciori e rossori. Il tutto è stato riferito al medico di base, il quale, sulla scia di una ormai triste e consolidata abitudine, non effettua più visite, risponde raramente al telefono e interagisce con i pazienti solo tramite whatsapp.

In sintesi, a causa di negligenza, imperizia e scarsa attenzione dei sanitari, mio padre è stato curato per giorni per una “presunta infezione” urinaria, mentre era affetto da una paralisi vescicale. Quando siamo riusciti a realizzare che la problematica fosse più grave del previsto, lo stesso è stato soccorso in ospedale con l’applicazione di un catetere, espellendo ben tre litri di urina e realizzando in quel contesto di aver corso un serio rischio per la propria incolumità.

Dal mese di ottobre pertanto è stato cateterizzato ed è ora in attesa di essere operato alla prostata, con la remota speranza di poter limitare i danni.

Il catetere che gli è stato applicato, per le sue particolari caratteristiche, necessita di essere sostituito mensilmente in ambito ospedaliero ad opera di un urologo: questo per evitare il presentarsi di pericolose infezioni. L’ultima sostituzione gli è stata praticata il 06/12/2021.

Aiutateci: tutti i medici si negano, sia pubblici che privati

La situazione attuale e contingente, causata dalla infezione da Sars Cov2 purtroppo, gli vieta di uscire di casa per recarsi nel reparto di urologia e non consente viceversa di reperire personale idoneo che possa effettuare il trattamento a domicilio.

Nella mattinata del 7 gennaio gli è stata praticata la terapia monoclonale presso l’Ospedale Carlo Urbani di Jesi, allo scopo di arrestare la progressione della polmonite: considerando che lo stesso avrebbe dovuto trascorre diverse ore all’interno di una struttura ospedaliera, in un reparto dedicato e organizzato alla gestione di pazienti Covid, abbiamo pertanto chiesto la cortesia al personale sanitario di poter operare la sostituzione del catetere: ci hanno riferito che il paziente avrebbe dovuto essere trattato da un urologo e che al momento non ve ne erano di disponibili! Incredibile: un ospedale senza urologi, in piena mattina.

Abbiamo provato a contattare istituti di assistenza privata, ma tutti gli infermieri a cui ci siamo rivolti hanno ribadito la necessità che la sostituzione avvenisse ad opera di un medico ed in ambito ospedaliero, rifiutando la prestazione.

Abbiamo tentato di contattare medici urologici per poter richiedere assistenza domiciliare privata, previo compenso, ma nessuno si è reso disponibile, sicuramente per il timore di essere contagiati.

Abbiamo cercato di contattare il reparto di urologia in cui mio padre è seguito. Gli operatori  hanno suggerito di richiedere all’USCA un “lasciapassare” temporaneo per consentire al paziente di raggiungere il reparto. Assurdità nell’assurdità: chi potrebbe mai consentire l’accesso di un malato covid in un qualunque reparto ospedaliero?

Abbiamo comunque fatto il tentativo di contattare i medici del predetto reparto i quali hanno ovviamente rigettato in maniera tassativa la proposta sopra menzionata. Gli stessi si sono altresì ampiamente adoperati  per reperire un urologo, ma invano. Siamo stati pertanto invitati a rivolgerci al 118.

Abbiamo percorsoanche la strada del Medico di base, supplicandolo di aiutarci, ma anche lui ci ha riferito di essere oberato di lavoro, esortandoci a ricorrere al Pronto Soccorso!

È giusto che un paziente, affetto da una seria forma di polmonite virale, debba accedere al pronto soccorso, per la banale sostituzione di un catetere?

E poi, anche ammesso che questa possa essere l’unica soluzione applicabile, come potremmo affidare un malato così delicato a un’autoambuanza (considerando che tutti noi siamo positivi e pertanto impossibilitati ad uscire di casa), nella consapevolezza che il poveretto potrebbe essere abbandonato per ore in una struttura super affollata, in un momento di seria crisi epidemiologica,  debole, immunodepresso e suscettibile a contrarre una qualunque altra infezione?

La questione è davvero delicata e sta esaurendo totalmente le energie di una intera famiglia che non riesce in alcun modo a provvedere alle importanti e contingenti esigenze di un malato, già ampiamente danneggiato, amareggiato e sofferente.

È pressochè assurdo che, a distanza di due anni, il sistema sanitario risulti ancora così palesemente disorganizzato e che il Covid sia ancora capace di paralizzare la sanità pubblica a tal punto.

ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO URGENTE

DATECI UNA MANO A DENUNCIARE QUESTO SCEMPIO  PERCHÉ NON SAPPIAMO PIU’ A CHE SANTO VOTARCI 

Mio padre ha già pagato fin troppo per gli errori e le incapacità altrui.

Fabiano Falappa, Ancona


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