Milano sopravvive ai trasporti e muore di affitti

628 euro per una singola, fino a 1.500 per 70 metri quadri: Milano è la città più cara per costi immobiliari. I prezzi dell’hinterland, però, sono molto simili; così i lavoratori sono costretti a vivere – e a viaggiare – a distanze sempre maggiori

I trasporti di Milano: la metropolitana affollata di viaggiatori

Quando, dopo vari tentativi falliti con altri pendolari, provo a fermarlo mentre esce con passo veloce dalla Stazione Nord di Milano per immettersi nella inarrestabile fiumana di gente che si riversa nella stazione della metropolitana di piazzale Cadorna, fa un gesto di scuse e indica l’orologio per farmi capire che è in ritardo. Gli dico che voglio fargli due domande veloci; allora si ferma a lato del fiume umano che rischia di travolgerci e mi chiede chi sono, e di fare presto.

Si chiama Mario, ha circa trent’anni, arriva da Saronno, una ricca cittadina del nord in provincia di Varese, ed è diretto al suo luogo di lavoro: un ristorante dalle parti di Porta Romana, dove fa il cuoco. Ogni mattina, dal martedì al sabato, Mario si imbarca su un treno delle Nord, dopo mezz’ora di viaggio scende in Cadorna, prende la linea 1 della metropolitana fino al Duomo e si imbarca sulla linea 2. Dopo qualche fermata arriva in Piazzale Medaglie d’oro, una delle tante porte che aprono le mura spagnole verso il centro di Milano. Cinque minuti a piedi per raggiungere la sua cucina, dove comincerà a destreggiarsi tra i fornelli e il cibo. Uno stress quotidiano non indifferente visto che il ristorante dove lavora tiene aperto mezzogiorno e sera.

Però mi ritengo fortunato. Ho degli amici a Saronno che lavorano in una fabbrica di Buccinasco, a sud di Milano, e sono costretti ad alzarsi alle 6 del mattino per raggiungere il luogo di lavoro. Si beccano più di un’ora di viaggio quando va bene. Di questi tempi comunque non c’è da lamentarsi se si pensa a chi non ha lavoro”.

Gli domando come sono gli affitti a Saronno. “Molto meno cari che a Milano. Io prima di sposarmi vivevo a Sesto San Giovanni, dalle parti dell’Università della Bicocca, e pagavo 450 euro al mese per una stanza in un appartamento con il bagno e cucina in comune e con la prospettiva che i prezzi aumentassero proprio a causa della domanda di case in affitto che arriva dagli studenti stranieri. Quando mi sono sposato abbiamo deciso di andare a vivere a Saronno, dove pur essendo una città molto ricca per un bilocale di 60 metri quadri in centro pago 500 euro, comprese le spese condominiali. Certo, ci sono le spese di trasporto, ma è un’altra vita: potremo gestire la nascita di nostro figlio in tranquillità. Tra l’altro sono riuscito a contrattare con il mio datore di lavoro un parziale rimborso spese di trasporto”.

Mentre prendo gli ultimi appunti di questa intervista volante, appoggiato a un tavolino di un bar sotto il metrò, Mario guarda l’orologio e mi saluta: “Scusa, adesso devo proprio andare se no il mio capo mi licenzia”.

Milano, più cara del caro affitti: 1.500 euro per 70 metri quadri

Abbiamo voluto cercare a caso una delle tante storie di pendolarismo che si ammassano dal lunedì al venerdì dentro e intorno a Milano, dalle 7 alle 9:30 del mattino, in auto sulle tangenziali stracolme che si muovono a passo d’uomo o sui treni che arrivano alla stazione Centrale, alla stazione Garibaldi e alla Nord. Perché i dati macroeconomici sul mercato immobiliare e sui trasporti dicono cose vere e di tendenza, ma, come ci ha spiegato Trilussa, tengono conto soltanto delle medie dei fenomeni, e non delle differenze sociali o della vita in carne e ossa. Il racconto di Mario ci racconta un po’ di cose che hanno un valore generale, e che ritroviamo anche nelle statistiche.

La prima considerazione da fare è che quella studentessa di Ingegneria, Ilaria Lamera, che a maggio scorso ha deciso per protesta di dormire in una tenda davanti al Politecnico non aveva torto a prendersela con il caro affitti a Milano.

I dati di Immobiliare.it parlano chiaro: Milano è di certo la più cara tra le città universitarie. La media tocca i 628 euro al mese per una stanza singola; 160 euro di differenza rispetto alle altre due città, capitali del caro affitti, Bologna, con 467 euro, e Roma, con 452 euro. Se poi ci si avvicina alle università, e in particolare all’Università Bocconi, la più ricca e internazionale tra le italiane, 70 metri quadri possono toccare i 1.500 euro per appartamenti da condividere con due o tre persone.

Se poi diamo uno sguardo al quadro nazionale non è che altrove si trovino affitti modesti: una stanza a Firenze, Verona, Venezia o Modena arriva a costare 380 euro, con un rialzo del 11,9%. Nel Mezzogiorno il caro affitti non è paragonabile a quello del Nord, ma per esempio a Bari i prezzi sono saliti da 288 a 367 al mese, con una crescita del 27,4%; a Palermo si va da 245 a 307 euro, con un incremento del 25,3%. Ciò significa che su tutto il territorio nazionale c’è una tendenza inarrestabile alla crescita e in percentuale addirittura più forte nel meridione.

Ma l’hinterland costa quanto Milano: come il mercato immobiliare incide sui trasporti

Tornando al breve racconto del cuoco che ci ha concesso dieci minuti del suo tempo, un dato invece va messo in luce sui prezzi degli affitti a Milano e in Lombardia.

La differenza degli affitti è notevole se ci si allontana da Milano, come ha fatto Mario scegliendo di abitare in una piccola cittadina a 25 chilometri dalla metropoli. Se invece si spulciano i prezzi dell’hinterland milanese si trovano delle brutte sorprese: gli affitti sono meno cari, ma di poco. Un appartamento nell’hinterland milanese di due locali più servizi può costare, comprese le spese, non meno di 800 euro, contro i 900-1.000 euro della fascia intermedia tra la periferia e il centro.

Le cifre che abbiamo citato sembrano poca cosa, ma se si vanno a vedere i dati aggregati si capisce quanto il trasporto, ad esempio incida sul tempo di lavoro, e dunque sul salario, e quanto il caro affitti possa spingere verso la povertà migliaia di persone che magari lavorano, ma devono stringere la cinghia per rimanere nella fascia di sussistenza.

Secondo dati ISTAT aggiornati si stima che circa 30 milioni di persone si spostano ogni giorno per raggiungere il luogo di studio o di lavoro; oltre un terzo della popolazione. Il 35,5% si sposta per motivi di lavoro e il 18,5% per motivi di studio. Il pendolarismo riguarda oltre la metà della popolazione residente nelle Regioni del Nord e nei grandi Comuni; percentuali più basse si registrano nel Mezzogiorno e nei Comuni di piccole dimensioni. Negli ultimi dieci anni sono diminuiti gli spostamenti di durata inferiore a 15 minuti e sono aumentati quelli diretti fuori Comune dal 41,6% al 44,3%, soprattutto per motivi di lavoro.

I dati macro di Immobiliare.it che citiamo sono impressionanti e ci fanno capire perché nell’ultimo decennio c’è stato uno spostamento dalle metropoli ai piccoli centri, e perché c’è stato un impoverimento generale del ceto proletario e di quello medio basso. Secondo i dati dell’Osservatorio mensile di Immobiliare.it Insights, “in Italia i canoni di affitto aumentano ancora, mostrando rialzi in tutte le aree geografiche. In generale l’affitto cresce del 2% su base mensile, toccando quota 12,4 euro/mq, e del 6,9% nel confronto con il 2022”.

Se si dà uno sguardo ravvicinato a maggio 2023 i dati non sono consolanti, la musica non cambia: “Nel Nord-Ovest del Paese, i prezzi medi delle locazioni al metro quadro salgono dello 2,5% rispetto ad aprile 2023, segnando un +8% rispetto allo stesso periodo del 2022. Oltre 13 euro al metro quadro. Nel Nord-Est, la variazione rispetto al mese di aprile 2023 è dell’1,1%, ma aumenta del +11,5% rispetto al 2022, superando quota 12 euro/mq. Nel Centro Italia, i canoni mostrano un +1,4% rispetto ad aprile 2023 e aumentano del 49% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso parliamo di oltre 13 euro al metro quadro”.

L’Italia cresce, ma si impoverisce

Sulla compravendita di immobili, che negli ultimi mesi ha registrato una leggera flessione dei prezzi dopo un’ondata di crescita post pandemica, andrebbe aperto un capitolo a sé. Un tema che coinvolge ampie fasce della popolazione strozzate da mutui a tasso variabile che hanno toccato in alcuni casi un incremento del 70%.

La crescita dei prezzi degli immobili fa parte di un incremento più generale e straordinario che riguarda il PIL italiano post pandemia, ma ancora una volta è bene tornare a Trilussa e al tema della disuguaglianza, perché è una crescita che spacca il tessuto sociale. A questo proposito vale la pena di riportare l’opinione di Lucio Poma, chief economist di Nomisma, a proposito della crescita.

Il Paese arriva da un periodo di crescita straordinaria, nonostante sia, insieme alla Germania, quello più colpito dagli effetti della guerra. Cresce, ma si impoverisce, cioè calano il potere d’acquisto e il reddito pro capite perché il salario reale non segue più l’inflazione. Perché allora questa contraddizione, con un Paese più ricco che diventa più povero? Perché le imprese italiane, pressate dai costi energetici e dalle catene del valore, fanno fatica a riversare la marginalità sul prezzo finale e non riescono ad aumentare i salari”.

Aggiungiamo noi che le imprese italiane in molti casi non vogliono aumentare i salari, perché dovrebbero rinunciare a una quota dei profitti che stanno accumulando da quando è partita la crescita post pandemica. In questo quadro risultava davvero demagogica la decisione del Governo di opporsi al salario minimo in nome della contrattazione aziendale. Forse anche da questo è motivata la recente apertura alle trattative sul tema annunciata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni?

 

 

 

Photo credits: ilgiorno.it

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