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Montalto delle Marche, il lavoro serve come il pane

Montalto delle Marche, il lavoro serve come il pane

Il piccolo Comune marchigiano vincitore del Bando borghi ha grandi progetti. Ne parliamo con il sindaco Daniel Matricardi, capendo le ragioni dell'abbandono e la pianificazione della rinascita.

Monia Orazi

29 Aprile 2022

Gli ingenti fondi del PNRR sono stati destinati a Montalto delle Marche. A poco più di trenta chilometri da Ascoli Piceno, affacciato sulle colline a 513 metri di altezza tra mare e montagna, il paese è perso in un lungo declino che dura ormai da mezzo secolo.

I soldi che arriveranno saranno come la pioggia nel deserto economico e produttivo del paesino, solo parzialmente abitato. Duecento posti di lavoro tra diretti e indiretti, la riqualificazione di nove importanti contenitori in un centro storico semivuoto da decenni, accompagnati dalla sfida di insediare nuove attività imprenditoriali e culturali grazie alla collaborazione di 37 tra associazioni, realtà istituzionali e imprenditoriali private.

Si può sintetizzare così il progetto che ha portato il paese a vincere la sfida con gli altri piccoli Comuni marchigiani per la Linea A del PNRR borghi, mirata alla rigenerazione culturale e sociale del territorio. Sono solamente 1.938 i residenti del Comune dell’ascolano; il 33% ha oltre 65 anni, mentre i bambini fino a 14 anni sono solo il 9% della popolazione. Negli ultimi vent’anni l’età media dei residenti è salita da 45,7 anni a 51,2; l’indice di vecchiaia è salito sempre nello stesso periodo da 206,8 a 366,1 contro la media nazionale del 182,6.

Montalto delle Marche, cronaca di un abbandono

Il vecchio paese in cui nel Cinquecento è vissuto anche Papa Sisto V negli ultimi trent’anni ha perso il 29% dei residenti. Gran parte degli edifici sono contenitori vuoti, abbandonati da decenni o negli ultimi anni poiché lesionati dal terremoto, come nel caso del palazzo comunale. In piazza Umberto I, nel cuore del centro storico deserto, è in vendita la casa a tre piani in cui per un periodo ha abitato la famiglia del pontefice: era diventato un bed & breakfast dal nome “Il papa tosto”, con cui Felice Peretti è passato alla storia nel corso del suo breve ma intenso pontificato.

Sono solo due le attività sopravvissute nel gomitolo di vie del borgo antico: una struttura ricettiva da quattro posti letto, Casannunziata, che si trova dove una volta c’era una macelleria, e un forno tornato a vivere dopo trent’anni di inattività, grazie all’intraprendenza di una ventiquattrenne, Federica Gobbi, che ha messo a frutto i fondi del progetto integrato locale del Gal Piceno. La panetteria, dal nome anglosassone “Bakery 29”, è l’ultima vetrina di Corso Vittorio Emanuele, dove fino a qualche decennio fa a ogni porta corrispondeva un’attività.

Racconta Federica Gobbi: “Mia nonna ha avuto il forno per una trentina d’anni, poi ha chiuso e per altrettanti anni è rimasto così. Avevo questa passione, nonostante abbia fatto un altro tipo di studio – ho studiato lingue – e ho deciso di portarla avanti. Mi ritrovo a incontrare turisti, sono contenta di essere qua. Di certo quella di Montalto non è la clientela che si potrebbe trovare in città, è una quantità ridotta rispetto a quella che si potrebbe trovare altrove in centri più affollati. Il COVID-19 non ha aiutato, ma ero sicura di cominciare piano per migliorare sempre di più, sia con prodotti tipici della zona per i turisti, sia con prodotti stranieri”.

“È stato particolare ritrovare un centro abbandonato, rispetto all’epoca di mia nonna quando qui era tutta una via piena di negozi; c’era di tutto, ogni porta aveva una sua attività. Adesso mi trovo da sola, sono fiduciosa che piano piano aumenteranno le presenze. Ventinove è il numero che in questi anni mi si è sempre presentato: non mi piaceva l’idea di chiamarlo forno pasticceria, allora ho scelto Bakery 29, anche un po’ americano, con l’idea di fare anche prodotti più elaborati.”

L’architetta Alessandra Panzini: “Nel nostro progetto la creazione di un presidato di civiltà future”

La condizione attuale di Montalto Marche è il frutto delle scelte effettuate nei decenni in cui era ricompreso sotto la Cassa del Mezzogiorno.

Non si trova traccia di zone artigianali o industriali, come avvenuto in altri centri del Piceno. A partire dagli anni Settanta l’inizio della decadenza economica e la perdita progressiva di servizi: scompare prima la pretura, poi negli anni Ottanta la diocesi e tutti i relativi uffici, seminario ed episcopato.

Montalto Marche è stato il borgo che ha ottenuto il punteggio più alto tra i 13 comuni marchigiani che avevano presentato la loro candidatura: ha strappato 78 punti alla commissione, formata da Alessandro F. Leon, esperto in economia della cultura, dall’ingegnere Maurizio Di Stefano, esperto UNESCO in rigenerazione di patrimonio edilizio storico e borghi, dall’architetto Manuel R. Guido, funzionario del ministero dei Beni culturali e componente esperto in valorizzazione del patrimonio culturale, dal manager dei beni culturali Luca Introini, esperto di piani di gestione e partenariato pubblico privato, e dall’architetta Carla Di Francesco, esperta in restauro dei monumenti.

A redigere il progetto “Metroborgo, Montaltro Lab. Presidato di civiltà future” è stato l’ufficio tecnico comunale con il supporto del gruppo di progettazione Marchingegno, coordinato dall’architetta Alessandra Panzini: “L’obiettivo è di creare un presidato di civiltà future, un patto con la comunità per un sistema di servizi e scambi funzionali a tutti, con il supporto di un’ampia rete di partenariato istituzionale, pubblico e privato. Abbiamo cercato di innestare funzioni specialistiche e innovative, attuando engineering da partenariato con due università e diversi enti che sostengono e partecipano alla cocreazione del progetto. Abbiamo lavorato in poco più di un mese e mezzo sul seminato che l’amministrazione aveva ben fatto prima, organizzate e funzionalizzate le progettualità e visioni condivise nei territori. L’impatto atteso è su tutto il territorio circostante, è inutile avere un punto forte con intorno un deserto, deve essere reticolare”.

Panzini specifica i settori dove è prevista nuova occupazione: “Creare nuova occupazione è un obiettivo del progetto insieme al ripopolamento, grazie ai cantieri di recupero edilizio che daranno lavoro, unito all’insediamento di impresa. sono previste imprese da insediare con addetti per cultura, turismo, archivistica, da food, da artigianato e da settore teatrale”. Le università partner del progetto sono la Politecnica delle Marche e Carlo Bo di Urbino, insieme a CNA, AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali), BIM (Bacino Imbrifero del Tronto), fondazione Carisap, Istituto marchigiano enogastronomia, Bottega del terzo settore, alcune cooperative e altri.

Daniel Matricardi, sindaco di Montalto: “Renderemo il paese un hub di civiltà”

Gli obiettivi occupazionali del progetto sono la creazione di otto nuove imprese con novanta unità lavorative stabili, e come occupazione indiretta la creazione di nove nuove imprese con ventotto unità lavorative nel settore della ricettività turistica. L’indotto legato alla ristrutturazione dei nove edifici compresi nel progetto dovrebbe impiegare cento unità lavorative annue per tre anni, legate ai cantieri edili.

L’impatto degli investimenti ambisce a creare un aumento della capacità abitativa di tre volte i residenti attuali. Da giugno si entrerà nella fase operativa, spiega Daniel Matricardi, sindaco di Montalto Marche: “Siamo in una fase di concertazione con il ministero, da giugno dopo l’emanazione del decreto ministeriale saremo operativi. Abbiamo stilato un cronoprogramma ben preciso per le varie funzioni, con i cantieri che attiveremo di volta in volta. Quello dei borghi vogliamo metterlo in funzione subito, perché le risorse per le parti private ci saranno adesso, nei prossimi mesi, insieme a quello di accompagnamento all’impresa per i giovani”.

Entro il 2026 dovremo completare tutto, è una grande sfida perché i tempi sono molto stretti. In Borghi è un progetto che accompagna i giovani nell’avvio di startup e attività imprenditoriali all’interno del borgo, partiremo tra giugno e luglio. Utilizzeremo, essendo nel cratere, anche i fondi complementari del PNRR per seguire chi ha idee di sviluppo imprenditoriale all’interno del borgo, e li aiuteremo a mettere a terra quanto ideato.”

“L’artigianato avrà una parte importante, per questo c’è la collaborazione della CNA, con le scuole dei mestieri che auspichiamo possano far restare nel borgo e anche nel territorio i giovani che vogliano intraprendere un’attività di artigianato, che è andata ormai a perdersi. Abbiamo già avviato il progetto ‘Abitare tra le nuvole’, dove attraverso la riqualificazione di un immobile di proprietà comunale ricaveremo undici appartamenti dedicati alle giovani coppie, dando loro la possibilità di abitare nel borgo, magari anche con opportunità lavorative. Far tornare ad abitare undici famiglie nel borgo crea la necessità di attivare nuovi servizi, che nel tempo si sono collocati nella parte esterna, più frequentata e abitata del territorio.”

Andando nel dettaglio, l’ex convento delle Clarisse diventerà un complesso residenziale per studenti, ricercatori e professionisti del settore creativo; un altro aspetto riguarda la gestione di un albergo diffuso nel borgo in nove immobili con 68 posti letto totali; poi il potenziamento del museo civico, tour esperienziali enogastronomici e artigianali, eventi di grande richiamo. Ci sarà una struttura ricettiva di standard elevati con 36 posti letto, una Spa e un ristorante panoramico.

Nelle intenzioni dei progettisti Montalto dovrebbe diventare un hub di civiltà dove ci sono possibilità partecipative e dove si potranno innescare progetti replicabili poi nel resto delle Marche. Con i partner di progetto sono già state siglate dodici convenzioni, mentre altre nove devono essere ancora stipulate. Saranno allestiti cantieri: per la torre civica, lo spazio pubblico che racconterà la storia del borgo con installazioni artistiche; per l’ex monastero di Santa Chiara, palazzo Paradisi, che ospita attualmente una mostra su Papa Sisto V; per il palazzo comunale, che diventerà un museo del territorio e della civiltà del borgo.

Per palazzo Sacconi è previsto un incubatore di sviluppo di imprese, mentre palazzo Verdi diventerà un albergo. Le cantine saranno destinate a botteghe artigiane e Sant’Agostino sarà lo spazio legato al teatro. Il Comune di Montalto acquisterà la proprietà di palazzo Verdi, palazzo Sacconi e dell’ex monastero delle Clarisse per procedere alla realizzazione del progetto.

Venti milioni per un solo borgo? “Bastano a innescare una piccola rivoluzione”

Per il sindaco Daniel Matricardi venti milioni di euro per un solo borgo sono necessari a innescare una piccola rivoluzione: “La Regione Marche ha effettuato una scelta che non tutti hanno fatto, cioè affidarsi a professionisti qualificati in ambito nazionale, per avere un giudizio che era difficile e delicato. Venti milioni da assegnare a un solo borgo si sapeva già che sarebbe stato assoggettabile a critiche o polemiche. Abbiamo allocato i fondi euro per euro, e ne abbiamo cercati anche altri per la mole di lavoro che ci aspetta. Sulla rigenerazione urbana noi abbiamo iniziato a ragionarci da tempo, sin da quando ci siamo confrontati con la ricostruzione. Ci siamo chiesti: ricostruire per cosa?”.

“Per noi il punto di arrivo è lo sviluppo di una base culturale. Quando c’è stata l’opportunità del PNRR borghi ci siamo attivati, abbiamo avuto meno di un mese e mezzo per preparare un progetto di cinquecento pagine. Perplessità nell’investire in un solo borgo sono state sollevate da più voci; all’inizio si pensava di creare una rete di tre o quattro comuni come per la linea B, noi avevamo iniziato a lavorare per questo.”

“Ci siamo resi conto che venti milioni per fare un cambiamento rivoluzionario erano necessari, anzi ripeto, utilizzeremo anche altri investimenti. È necessario un supporto così importante per fare un cambiamento concreto, tangibile e anche sostenibile nel tempo, di cui possa beneficiare anche il territorio circostante. L’auspicio è che Montalto torni a essere un punto di riferimento nel territorio, come lo è stato quando era sede del presidato con un territorio di riferimento di diciassette comuni.”

Leggi gli altri articoli a tema PNRR.

Leggi il mensile 111, “Non chiamateli borghi“, e il reportage “Aziende sull’orlo di una crisi di nervi“.


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