La nuova vita delle agende di carta: tocco quindi sono

“Guardi, quest’anno, dopo un po’ di tempo, ho ricevuto in regalo per Natale un’agenda di carta e devo dire che mi ha fatto molto piacere”. Le ha fatto piacere? “Sì, ma non lo scriverei”. Nadia Olivero è tra le più accreditate esperte in psicologia dei consumi, Ceo di KNOWHY, ricercatrice allo University College di Londra e […]

“Guardi, quest’anno, dopo un po’ di tempo, ho ricevuto in regalo per Natale un’agenda di carta e devo dire che mi ha fatto molto piacere”. Le ha fatto piacere? “Sì, ma non lo scriverei”. Nadia Olivero è tra le più accreditate esperte in psicologia dei consumi, Ceo di KNOWHY, ricercatrice allo University College di Londra e a Milano Bicocca. Non se la prenderà, ci auguriamo, ma le sue parole ritraggono con precisione il rettangolo cartaceo più regalato in epoca pre-digitale.

L’agenda: simbolo e luogo dei sensi

“Con l’online le agende cartacee vengono meno, ma la carta conserva comunque un suo spazio, simbolico e fisico”.

I simboli “sono le Moleskine”, eredi dei taccuini di Hemingway, Chatwin o Picasso. La fisicità, invece, è in quello che Olivero chiama il triangolo “possesso, gratificazione, sensorialità”. Sono hashtag universali quando si ha a che fare con i doni.

La carta, agenda o libro, implica possesso: “È qualcosa di mio, lo porto ovunque – continua la ricercatrice – e anche se il possesso ti rende vecchio, parafrasando Bauman, conserva un suo fascino”. Poi c’è la gratificazione: “Pensi agli oggetti Thun. Che utilità avrebbero se non appagare un senso?”. E quindi il terzo aspetto, il più importante, la sensorialità: “Nella fisicità degli oggetti c’è una componente sensoriale ancora poco compresa”. Insomma: tatto e olfatto sono ancora alla prova del neuro-marketing, mentre molto si è puntato su vista, udito e gusto.

Così il binomio si gioca su sensi e funzionalità: ai primi l’imbarazzo e l’estasi di stare al mondo con corpo, respiro e anima. Alla seconda un futuro dematerializzato: “Meno confezioni regalo e più doni in forma di servizi, come soggiorni, esperienze, musica digitale”.

Tra le due una terza via che abbraccia il bello e l’utile: “L’agenda sarà sempre più piccola – sostiene Nadia Olivero – perché le scrivanie da ufficio esisteranno sempre meno”. Quindi tascabili, utili, accattivanti.

Negli appunti degli avvocati di Torino un pezzo d’Italia

Il digitale che corre, per contrasto, ha bisogno di consuetudini che vibrano come rintocchi costanti.

“Ci ha chiamato un avvocato di lungo corso, dicendo che, nonostante per lui fosse arrivata la pensione, non sapeva rinunciare all’agenda. Voleva averla comunque, e regalarla anche ai suoi collaboratori”. Fabrizio Cippitelli corre per l’Italia in lungo e largo per la Arduini, storica tipografia di via Cigna, a Torino dal 1913, salvata dall’azienda “Tipografia commerciale” prima che le serrande si chiudessero sul suo secolo di storia. Tra quelle agende “generazioni di avvocati torinesi”, che dal vecchio legale al giovane praticante hanno scritto in appunti la storia dei processi di quella città: l’archivio segreto Fiat, il metodo Di Bella, la mucca pazza, la Thyssenkrupp, l’abuso di farmaci nel calcio, il processo Eternit, il metodo Stamina.

Una fotografia italiana sotto forma di appunti, contenuti nelle agende degli avvocati torinesi che hanno varcato la soglia del tribunale. In alcuni casi “veri e propri elementi di prova”, poiché i legali sono stati chiamati dal giudice a fornire le agende come riscontro di “dove, come, quando” per supportare una tesi: “È successo anche questo, sì”.

L’antimodernità dei notai e la moltiplicazione delle toghe

Per Arduini un futuro prossimo nei numeri: “Oggi 2 mila clienti – spiega Cippitelli – ma puntiamo far crescere la quota di mercato, abbracciando anche l’estero”. Scorrendo le statistiche degli avvocati italiani (il record dei 247 mila), c’è da pensare che per aumentare il fatturato basterebbe l’1 per cento delle toghe italiche, che se unite fanno tutti gli abitanti di una città come Verona, compresi i bigliettai di casa di Giulietta.

Poi c’è l’antimodernità dei notai, che diventano carburante per i fabbricanti di agende: “Siamo rimasti in tre in Italia a stampare moduli notarili, che in alcuni casi sono fermi al 1945”, chiarisce il responsabile vendite di Arduini.

“Dacci oggi il panettone quotidiano”

Nella mutazione e conservazione delle agende c’è l’immagine del tempo digitale e del rituale analogico nei regali natalizi da parte delle aziende. Appartiene allo spazio della tradizione il cibo gourmet: “Natale è socialità e familiarità”, aggiunge Nadia Olivero. Quindi con panettone e spumante c’è il cibo ricercato, tanto più se “etico”. È il caso dei pacchi natalizi con i prodotti dalle zone del centro Italia colpite dal terremoto, diventati must nelle richieste via web.

Sui doni festivi delle aziende una doppia coordinata: reciprocità e fedeltà. La prima per clienti e partner: “Il dono produce uno scambio e consolida il rapporto”. Per i dipendenti, invece, la “gratitudine per il lavoro svolto”.

“Una biro intelligente ci salverà”

Il filo di continuità nel tempo che avanza potrebbe arrivare proprio dal tratto di una penna: quella a cui stanno lavorando in Arduini. Ovvero una “biro intelligente” in grado di trasformare gli appunti scritti su un’agenda fisica in un pdf, digitalizzando la pagina in qualche clic. Un backup di carta e pelle ai testi scritti a mano e archiviati nel computer.

Nel tempo che unisce fisicità e digitale c’è il senso del rituale diventato ritmo, nei fogli – di carta o di byte – di un’agenda che detta le priorità. Anche quelle di colui che per decenni è stato l’uomo più potente del mondo, Henry Kissinger: “Non ci può essere una crisi la prossima settimana: la mia agenda è già piena”.

 

Photo by Daria Shevtsova via Unsplash

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